LAURA ROCCA.
...
.
...
IL REGNO DEL FUOCO.
Serie: Le Cronistorie degli Elementi. 3. Il mondo che non vedi.
...
.
...
2017.
...
.
...
Parte 1.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Trama.
...
.
...
«La questione non è diventare ciò che si vorrebbe, ma avere il coraggio di esserlo.»
L’animo di Celine non potrebbe essere più sereno: Aidan ha finalmente accettato di vivere il sentimento che li unisce e nel Regno del Fuoco le protezioni sono ancora integre.
A pochi giorni dalla partenza per la nuova spedizione, però, le cose si complicano. Serve un nuovo volontario per il posto vacante di guaritrice, ma alle selezioni si presenta solo Kaina, e la regina, nonostante il disappunto, è obbligata a portarla con sé.
La missione si rivela da subito ostica. Gli Spiriti degli Elementi sembrano non aver apprezzato la testardaggine della ragazza e, nonostante il suo impegno, non le concedono più udienza, la privano della loro guida e la gettano nello sconforto. Legarsi ad Aidan è stato un errore?
Altre ombre si addensano segretamente sul suo destino. Urchaid, servo fidato di Fàs, ha stretto un’alleanza con una persona molto vicina a Celine: il nemico la vuole e farà di tutto per averla.
Con il cuore e la mente persi in un groviglio di emozioni destabilizzanti, la regina si appresterà a combattere nuove battaglie e andrà alla ricerca della forza interiore perduta, quella che le permetterà di riacquistare la speranza.
*In questo libro sono presenti parole di uso non comune. Troverete in fondo al libro un breve dizionario, non è forzatamente necessario alla comprensione del testo poiché, nel corso del libro, sarà possibile comunque dedurre chiaramente il significato delle parole. Sarà presente anche l’elenco dei personaggi. Se ne sconsiglia la lettura, prima di aver terminato il libro, poiché potrebbe essere fonte di spiacevoli anticipazioni.
...
.
...
L'AUTRICE.
...
.
...
Laura Rocca è autrice di libri young adult, fantasy e romance.
Nasce a Genova sul morire dell’estate. Forse è per questo che ama tanto l’autunno; o forse perché colori, profumi e suoni autunnali alimentano la sua indole fantasiosa. Fin da piccola vive avventure fantastiche, eludendo la realtà. Ricorda ancora con gioia le scuole elementari, quando immaginava, insieme alla migliore amica, che un grosso chiodo bitorzoluto fosse la porta segreta per il Paese delle meraviglie. Crescendo dirotta la sua apertura mentale nella scrittura, dando libero sfogo  all’immaginazione. Pomeriggi interi spesi a dipingere, tramite una penna e un vecchio diario, realtà incantate che solo lei può vedere, nelle quali si rifugia. Pur conseguendo un diploma non umanistico, continua ad assecondare la sua passione, perché crede fermamente nella realizzazione dei sogni, con determinazione e spirito di sacrificio.
Dal 2005 al 2011 cura un blog su Splinder, piattaforma ormai dismessa, nel quale racconta le sue vicissitudini lavorative, con ironia e sarcasmo. Nel frattempo continua a scrivere poesie, piccoli racconti e fiabe, ma non ha il coraggio di mostrarli a nessuno. Nel settembre 2013 decide che è ora di provare a realizzare uno dei suoi più grandi sogni: pubblicare un romanzo fantasy. 
Inizia così, nel giorno del suo trentatreesimo compleanno, la stesura del primo volume de Le Cronistorie degli Elementi: Il mondo che non vedi. Ama incontrare i suoi lettori, sia virtualmente sia di persona. Ama viaggiare perché adora l'incognita che rappresenta scoprire un nuovo posto. Ama la fotografia e fotografa di tutto: paesaggi, foglie, cibo, attimi di vita. Non esiste un soggetto particolare, conta solo l'emozione.
Nel gennaio 2015 apre un blog nel quale si concentra sull’epoca vittoriana – un’altra sua grande passione – e pubblica romanzi a puntate ambientati nell’Inghilterra del 1800. Nel 2015 pubblica il primo volume della saga Le Cronistorie degli Elementi, Il mondo che non vedi. A dicembre dello stesso anno pubblica il relativo Spin-off Aidan. Nel 2016 pubblica il secondo volume della saga Le Cronistorie degli Elementi, Il Regno dell’Aria. Nel gennaio 2017 pubblica il terzo volume della saga Le Cronistorie degli Elementi, Il Regno del Fuoco. Nel maggio 2017 pubblica il romanzo rosa storico Un mistero per lady Jessica. Nel luglio 2017 pubblica il quarto volume della saga Le Cronistorie degli Elementi, Il Regno della Terra.
...
.
...
IL REGNO DEL FUOCO.
...
.
...
Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, istituzioni, luoghi ed episodi sono frutto dell’immaginazione dell’autore e non sono da considerarsi reali. Qualsiasi somiglianza con fatti, scenari, organizzazioni o persone, viventi o defunte, veri o immaginari è del tutto casuale.
Un consiglio per te che stai leggendo...
...
.
...
Fantasia
Lascia sempre vagare la fantasia,
È sempre altrove il piacere:
E si scioglie, solo a toccarlo, dolce,
Come le bolle quando la pioggia picchia;
Lasciala quindi vagare, lei, l’alata,
Per il pensiero che davanti ancor le si stende;
Spalanca la porta alla gabbia della mente,
E, vedrai, si lancerà volando verso il cielo.
John Keats.
...
.
...
Prologo
...
.
...
Sabato 3 marzo.
Celine camminava per le strade di Gallaibh, si guardava intorno felice, si sentiva a casa.
Le persone le sorridevano e la salutavano, e lei cercava di fermarsi a chiacchierare con quante più possibili: era importante che rammentassero di aver parlato con lei, ma soprattutto di averla vista in giro da sola.
Giunta sulla piazza del mercato, le sarebbe bastato chiudere gli occhi per rivedersi lì insieme a Buonia, nel suo giro turistico di qualche mese prima. Il tempo era passato e Gallaibh si era vestita di
diversi colori: non era più un luogo ammantato di bianco, la primavera stava giungendo. Sul margine
della strada si potevano vedere spuntare qua e là dispettosi cardi, i fiori tipici della Scozia; l’erba era
verde e luminosa; dalle finestre delle case si potevano ammirare splendidi boccioli colorati e piante in
piena fioritura.
Il profumo del pane le invase le narici, ma tirò dritto perché doveva raggiungere il prima
possibile Govran. Quando il mastro le aprì la porta, Celine lo cercò immediatamente con lo sguardo:
Aidan era già arrivato, era seduto al tavolo di legno in mezzo alla stanza e davanti a sé aveva una tazza
di tè fumante.
«Raccontatemi tutto», li esortò Govran.
«È difficile anche stabilire da dove iniziare», attaccò Celine, «dobbiamo parlarvi di tre cose: un
misterioso potere che abbiamo rilevato nei nostri medaglioni, domandarvi se ci aiuterete con una strana
forza che sembra legarci e parlarvi della creazione di un gioiello che potrebbe servire a individuare
eventuali Custodi corrotti».
«Procediamo con ordine. Ditemi del medaglione: uno strano potere avete detto?», domandò
Govran curioso.
«Io e Celine ci siamo resi conto che, indossando i medaglioni, entrambi riusciamo a leggerci nel
pensiero», spiegò Aidan diretto.
L’artigiano fece una faccia scioccata.
«Non è possibile! Io non ho inserito un potere del genere nell’oggetto, se lo avessi fatto ve lo
avrei detto», mise le mani avanti.
«Ne sono certa, mastro Govran. Non intendevamo accusarvi di nulla, ma è come dice Aidan.
Per essere più precisi, sembra che il medaglione ci permetta di far sapere all’altro ciò che vogliamo
dirgli», chiarì Celine.
«Mostratemeli entrambi», li incoraggiò Govran visibilmente perplesso.
Celine e Aidan si tolsero i medaglioni e li passarono all’anziano artigiano che si accomodò in
una piccola postazione di lavoro nella stanza attigua. Lo videro indossare una specie di monocolo.
Celine sapeva che si trattava di una potentissima lente d’ingrandimento. Affiancò i due medaglioni e
prese a guardarli con attenzione, prima uno poi l’altro, studiandone minuziosamente ogni singolo
dettaglio. Quello di Aidan si distingueva dal suo perché era leggermente più grande.
I minuti passavano e l’ansia di Celine cresceva: avrebbe voluto chiedere all’artigiano cosa
stesse cercando, ma preferì non interromperlo, temeva di fargli perdere tempo e concentrazione.
A un certo punto vide Govran trasalire.
«Non è possibile!», esclamò, rimettendosi a fissare entrambi gli oggetti.
Aidan le prese la mano: era preoccupato. Celine cercò di rassicurarlo con lo sguardo. Quando
mastro Govran voltò la testa verso di loro, lì trovò in trepidante attesa.
«Avvicinatevi», li esortò, «vi mostrerò cosa ho trovato».
Porse a Celine la lente d’ingrandimento e le fece capire dove guardare. Verso il fondo del
medaglione, nella parte interna sotto la dedica, si notava uno strano simbolo che lei non sarebbe stata in
grado di vedere nemmeno volendo. Era una strana spirale, sembrava quasi un vortice. Celine si disse
che poteva rappresentare i pensieri.
«Non l’ho fatto di proposito, né me ne sono reso conto, altrimenti ve lo avrei detto. Il simbolo si
è venuto a creare unendo gli intrecci di vari ghirigori che avete disegnato nel modello. Non è tracciato
da una linea propria, è generato da incroci di altri disegni», spiegò Govran sempre più perplesso.
Celine passò la lente ad Aidan, che osservò incuriosito.
«Di che cosa si tratta?», domandò lui all’anziano artigiano.
«Quello è il simbolo dell’unione delle menti. Si tratta di magia molto potente, la conosco bene,
ma nessuno la usa a cuor leggero. È un incantesimo molto forte, spesso viene usato per scopi poco
chiari», spiegò Govran, «perché consente, come avete scoperto per caso, una comunicazione silenziosa
tra le persone che lo portano».
«Dobbiamo farlo rimuovere?», domandò Aidan preoccupato.
«No, nel vostro caso direi che è più che appropriato, anzi necessario», iniziò Govran,
prendendosi un momento per riflettere. «Immagino che nessuno di voi due, specialmente Celine, avesse
mai visto quel simbolo o lo conoscesse. Se lo avete tracciato vuol dire che sarà fondamentale per voi e
vi servirà. Deve esserci. Ora, più di prima, vi esorto a indossare entrambi il vostro medaglione, non
toglietelo mai».
«Faremo così», acconsentì Celine, lanciando ad Aidan un’occhiata per assicurarsi che anche lui
fosse convinto.
«Credo sia una coincidenza troppo grande per essere tale, suppongo sia come dite», osservò lui,
mentre si faceva scivolare l’oggetto al collo.
Celine tirò un sospiro di sollievo. Ancora non le sembrava vero che Aidan fosse non solo
favorevole alla loro relazione, ma accettasse tutte le strane cose che li legavano. Gli prese la mano: era
un gesto semplice, ma per lei era importantissimo. Non era solo il modo in cui Aidan le passava
l’energia quando stava male, era anche una comunicazione silenziosa tra loro, era come dirsi
silenziosamente: “Ci sono”. Quando si amava qualcuno davvero, ogni più piccolo gesto assumeva un
significato, anche un semplice contatto.
«Che cos’altro è accaduto?», domandò Govran, superato lo stupore per l’oggetto che aveva
creato.
Aidan e Celine si alternarono nel racconto, spiegando all’anziano artigiano il modo in cui Aidan
sembrava trasmetterle energia quando lei stava male.
«Quindi hai avuto conferma di non essertelo immaginato...», asserì Govran, rivolgendosi ad
Aidan e lasciandola perplessa.
Incuriosita volse lo sguardo verso di lui.
«A Natale, quando mi sono reso conto che i nostri medaglioni erano identici, sono venuto qua
da mastro Govran per chiarirmi le idee. In quell’occasione gli ho raccontato della prima volta in cui mi
era sembrato di passarti energia: allora ero quasi certo di essermelo immaginato», spiegò Aidan.
Govran le sorrise.
«Come vi avevo detto, Mia Signora, custodisco i segreti che mi sono affidati».
«Non preoccupatevi, comprendo che non me ne abbiate parlato, è giusto così», replicò Celine.
«Scusa, sono successe tante cose e questo dettaglio mi era sfuggito», la cercò con gli occhi
Aidan.
Celine non pensava mentisse, si vedeva dal suo sguardo che si era davvero dimenticato di
raccontarle quel particolare.
Aidan narrò di Eithne, della sua storia, del pozzo, ma soprattutto di quanto la donna gli aveva
riferito in merito al potere di Amore.
«Non avete parlato a nessuno di lei?», volle sapere Govran.
«No, non avrei saputo cosa rispondere a chi mi avesse chiesto approfondimenti, non avrei
potuto certo dire tutto senza evitare di scendere nei dettagli», si giustificò Aidan.
«È meglio così. Se le persone hanno dimenticato quel luogo e cosa è in grado di fare è
opportuno resti obliato, troppe altre anime potrebbero perdervisi», rispose Govran.
«Maheloas, però, dovrebbe saperlo, dopotutto è il suo Regno. Durante i recenti avvenimenti mi
è completamente sfuggito, troppe altre cose hanno catturato la mia attenzione. Adesso sento di
dovergliene parlare», osservò Celine.
«Convengo che sia giusto informarne il Sovrintendente, ma al posto vostro lo ammonirei: deve
stare lontano da lì, il più lontano possibile», suggerì Govran.
«Penso Maheloas abbia sufficiente giudizio per farlo e per non divulgare la notizia alla
popolazione», lo rassicurò Celine.
«Allora parlategliene», approvò Govran.
«Che cosa potete dirci su di noi?», s’informò Aidan, riportando l’attenzione su ciò che li
interessava maggiormente.
«Il potere che vi lega è davvero prodigioso. Ciò che sei in grado di fare per lei dovrebbe essere
compito del Prescelto, ma tu non lo sei. Nonostante tutto riesci a coadiuvare la sua energia, a guarirla
quando accusa il colpo. È un dono incredibilmente potente e penso avesse ragione Eithne: ciò che vi
lega trascende la profezia e ciò che hanno enunciato gli Spiriti», rispose Govran.
«Vorremmo fare qualche ricerca nella grande biblioteca, verificare che non esista qualche libro
antico dove se ne parla, approfondire ciò che sappiamo su Amore», rese noto Celine.
«Assolutamente no!», esclamò Govran, «attirerebbe su di voi l’attenzione. I bibliotecari, per
quanto siano Custodi dediti al loro lavoro e ai libri più che alle persone, sono comunque dotati di occhi,
orecchie e bocche. Se andaste, anche separati, a fare questo tipo di ricerche la cosa sicuramente
susciterebbe curiosità, qualcuno potrebbe parlare. Lo farò io per voi. Fatto da me, risulterebbe come un
gesto accademico per soddisfare la mia curiosità», si offrì Govran.
«Non sappiamo come ringraziarvi», disse Celine con sincera emozione.
«Nulla, non mi dovete nulla. È un piacere per me poter analizzare a fondo questo legame e,
soprattutto, aiutarvi», replicò Govran.
«Ora posso parlarvi del motivo ufficiale per cui sono qui, almeno avrò qualcosa da raccontare a
mia nonna», riprese Celine, spostando l’attenzione su un altro discorso.
Avrebbe voluto approfondire il più possibile come si sarebbe comportato Govran e cosa
avrebbe cercato per loro, ma il tempo era limitato e in breve sarebbe dovuta rientrare al castello. Spiegò
sinceramente all’uomo quali erano i poteri di Urchaid e quali le loro preoccupazioni sul possibile
indebolimento dei ranghi per mancanza di fiducia. Passò poi a illustrargli la sua soluzione.
«Nel Regno dell’Aria ho avuto modo di vedere come opera il monile del Sovrintendente per
aprire i varchi nelle protezioni, e come ha salvato la vita ad Abhainn, il padre di Maheloas. Quando è
stato attraversato dall’espandersi dello scudo protettivo, anziché esserne ucciso, è stato salvato dalla
corruzione», iniziò a illustrare Celine. «Io pensavo che, siccome il potere di rilevare la corruzione
alberga nel mio sangue, potreste forgiare degli anelli con un infinitesimale parte di esso, atti a rilevare
un’eventuale corruzione latente nei Custodi. In tal modo se ne saranno vittima, quando attraverseranno
le protezioni per entrare nelle Divisioni, l’anello sarà in grado di renderlo noto», abbozzò Celine che
poco s’intendeva delle materie di lavoro di Govran.
«Comprendo la vostra idea e mi sembra eccellente. Devo studiarla e fare qualche prova.
Fisseremo un appuntamento tra qualche giorno, immagino verrete con la vostra amica Buonia, la
guaritrice, per effettuare il prelievo di sangue. Così potrò anche mettervi a parte di eventuali progressi
nelle ricerche che svolgerò per voi», acconsentì Govran.
«Pensate davvero sia possibile realizzare un monile del genere?», domandò Celine al colmo
della gioia.
«Lo è, devo solo trovare la giusta via», confermò Govran.
«D’accordo, allora attenderò vostre notizie. È tempo che torni al castello, qualcuno potrebbe
farsi domande sulla mia lunga assenza», disse Celine, seppure a malincuore. Le pesava doversi
separare da Aidan, ma era necessario. «Ah, mastro Govran, quasi dimenticavo... A breve
organizzeremo un ballo in cui parleremo alla popolazione: vorrei che partecipaste anche voi», si
ricordò la ragazza.
“Verrò da te più tardi”, le trasmise Aidan con la mente, sorridendole.
“Ti aspetterò”, rispose Celine, ricambiandolo.
«Lo state facendo, vero?», domandò Govran incuriosito.
«Sì», gli concesse Celine.
«È stupefacente, non avevo mai visto questo potere all'opera. Ricordate che comunque non
funziona sulle grandi distanze: deve esserci un contatto visivo affinché possiate percepirvi», spiegò
Govran.
«Posso contare sulla vostra presenza al ballo, dunque?», domandò Celine all’artigiano,
riportando l’attenzione su quel punto.
«Certamente, spiegherò che chiunque voglia riprodurre il monile potrà mettersi in contatto con
me», acconsentì Govran.
In breve Celine lasciò la sua abitazione e rientrò al castello.
Il tramonto si faceva strada su Gallaibh, tutto era tinto da una luce rossastra e magica. Il
giardino frontale del castello era in piena fioritura, rampicanti di rose rosse ornavano i contorni della
fontana. Celine notò che finalmente poteva vederne i giochi d’acqua in movimento, i getti non erano
più immortalati nella loro gelida posa invernale. Gli uccellini le cinguettavano intorno, mentre saliva i
gradini ed entrava nel castello.
La cena con Morwenna, Caswyn e Buonia fu tranquilla. Sua nonna volle sapere com’era andato
l’incontro con Govran, e Celine fu ben felice di fornirle in anteprima alcuni dettagli che avrebbero poi
discusso il giorno seguente. Con la testa era a tavola con loro, con il cuore era già volta all’incontro
segreto che avrebbe avuto con Aidan.
Capitolo 1 ~ La popolazione deve sapere
Mercoledì 7 marzo
Celine stava attraversando la cittadella al fianco di Buonia: quel mattino le era stato recapitato
un biglietto da parte dell’artigiano in cui la invitava ad andare da lui per completare il monile dei
Custodi.
Era stato organizzato un ballo per il venerdì seguente. Come era stato deciso durante la riunione
del Consiglio, il motivo ufficiale sarebbe stato quello di festeggiare il rientro della Lama d’Aria nella
Capitale, ma Celine, quella sera, avrebbe annunciato il problema che affliggeva i loro ranghi. Ormai
non poteva più aspettare ed era felice che Govran, come aveva promesso, fosse pronto.
Ciononostante qualcosa la rendeva inquieta, qualcosa che non sfuggì agli occhi di Buonia.
«Che cosa c’è che non va, Celine?», domandò l’amica, «sei preoccupata per il potere
dell’anello?».
«No, sono più che certa delle capacità di Govran, è l’altra faccenda a preoccuparmi», ammise
Celine.
«Credi che abbia già delle risposte per te?», s’informò Buonia.
«Ne sono certa. In fondo al biglietto c’era scritto: “Di persona approfondiremo la questione”.
Sono sicura che sia stato un modo per fare riferimento al potere che lega me e Aidan, facendolo passare
inosservato a occhi indiscreti», spiegò Celine.
«Come mai non hai invitato Aidan?», domandò Buonia.
«Non vogliamo dare troppo nell’occhio, qualcuno potrebbe notarlo. Una volta avrebbe potuto
essere una coincidenza, due sarebbero troppe. Ieri sera gli ho raccontato tutto. Gli ho detto che, se lo
desiderava, durante il giorno avrebbe potuto andare da Govran e chiedere a lui, ma Aidan ha detto che
attenderà questa sera», rispose Celine.
«Passate tutte le notti insieme?», ammiccò Buonia, dandole un colpo al gomito.
«Buonia!», esclamò Celine, portandosi una mano davanti alla bocca e fingendo indignazione.
«Alla tua migliore amica potrai pur raccontare qualcosa...», rispose Buonia, ridacchiando.
«Aidan mi raggiunge tutte le sere. Mi sembra incredibile sia arrivato ad assecondarmi così.
Parliamo tantissimo e dormiamo pochissimo. All’alba mi sveglio tra le sue braccia e lui se ne va»,
l’accontentò Celine.
«Dettagli!», la esortò Buonia.
«Ti ho detto tutto. Non so come spiegarti, Buonia. Le cose tra noi sono cambiate, è come se ci
stessimo conoscendo di nuovo. Prima ogni nostro bacio era dettato dall’impulso del momento: Aidan
cedeva solo quando non riusciva più a trattenersi e mi divorava. Adesso, invece, sta crescendo una
tenerezza che prima non esisteva: ogni volta che mi si avvicina sento un calore incredibile incendiarmi
il petto. Non si tratta solo di passione, è qualcosa di molto più profondo», spiegò Celine.
Buonia le sorrise complice, restando in silenzio.
«A che cosa stai pensando?», volle sapere Celine.
«Niente, Celine. Sembra impossibile che Aidan sia cambiato così tanto, non avrei mai creduto
che sarebbe stato capace di vivere un rapporto del genere con una ragazza. È proprio vero che l’amore
ci cambia totalmente. È molto bello quello che sta nascendo tra voi e sono felice che finalmente lui
abbia permesso al suo cuore di aprirsi a te», rispose Buonia.
Poco dopo giunsero davanti alla porta dell’artigiano e quei discorsi furono messi da parte.
«Benvenute», le accolse sulla porta.
«Occupiamoci prima del prelievo, poi parleremo dell’altra faccenda», disse Celine
accomodandosi sul divano.
«D’accordo», acconsentì mastro Govran.
Buonia iniziò ad armeggiare con gli strumenti che aveva in borsa, e Celine esortò Govran a
raccontarle a che punto fosse giunto con la creazione del monile.
«Ho creato un anello molto semplice con incisi i simboli dei quattro Elementi. Nella parte
interna c’è una pietra cava, lì dentro verrà inserito il vostro sangue. Quando i Custodi attraverseranno le
barriere protettive intorno alle Divisioni o ai nostri Regni, la pietra avrà una reazione e la punta si
abbasserà pungendo lievemente il portatore. Un Custode non corrotto non si accorgerà di nulla, la
puntura è microscopica, ma uno di noi vittima di corruzione sarà facilmente identificabile. Il vostro
sangue, di cui la pietra si nutrirà fino a tramutarlo in parte di sé, a contatto con il suo sangue corrotto
provocherà una reazione di bruciore intensissima che si diffonderà istantaneamente in tutto il corpo,
paralizzandolo. Nulla di grave o mortale, ma sufficientemente immediato da immobilizzarlo e renderlo
subito identificabile. La persona potrebbe così essere isolata e non creare disagi», chiarì Govran.
Celine emise un singulto quando il grosso ago da trasfusione entrò nel suo braccio.
«Scusami!», esclamò Buonia allarmata.
«Non è colpa tua, non potevi farmi meno male di così», la tranquillizzò Celine.
«Adesso posso illustrarvi l’altra questione», disse Govran, fissandola intensamente.
«Come ben sapete non ho segreti con Buonia e questa sera ne parlerò io stessa con Aidan», lo
esortò Celine.
«Innanzitutto vi chiedo che cosa sapete di Amore e Odio?», si informò Govran.
«Ciò che mi raccontò Aidan la notte in cui scoprii di questo mondo, ciò che è stato detto nella
profezia», rispose Celine.
«Allora sapete molto poco», constatò Govran, «sicuramente tutti i recenti accadimenti, i viaggi
da compiere e i vostri nuovi obblighi hanno inciso su questo. Certo non vi era tempo per farvi lezioni di
storia antica».
Celine si limitò a stringersi nelle spalle e Govran riprese.
«Amore e Odio sono alla base della creazione del mondo, ma mai nessuno ha avuto contatti con
loro, a parte gli Spiriti ovviamente. Sono due Forze Cosmiche che si combattono da sempre. Quando
Odio attaccò lo Sfero, il Regno della perfezione, si creò il mondo come lo conosciamo oggi. Da allora
Amore cerca di sopprimere Odio, e Odio fa altrettanto. Noi siamo nel mezzo e dobbiamo cercare di
pareggiare sempre i conti, impedendo al male di proliferare, ed è per questo motivo che i quattro Spiriti
si sono opposti a Fàs. Amore è tutto ciò che c’è di positivo, puro e luminoso; Odio il contrario», spiegò
Govran.
«Questo in che modo ha a che fare con me e con il mio potere?», indagò Celine.
«Qui ci addentriamo in un terreno poco chiaro. La profezia non parla di questo potere: dice che
i Prescelti governeranno i quattro elementi, ma non fa riferimento ad Amore. Ho fatto ricerche negli
antichi tomi e non ho trovato nulla, ma non mi sono scoraggiato, immaginavo fosse così. Ciò che ti è
stato spiegato a riguardo è ciò che sappiamo anche noi, quanto ci è stato tramandato».
«Gli Spiriti, però, quando hanno parlato con me, mi hanno fatto intendere fosse quasi naturale
che io avessi scoperto questo potere», lo interruppe Celine.
«Probabilmente è così. Sono certo che gli Spiriti, come loro consuetudine, non ci abbiano
servito la pappa pronta, ma ci abbiano detto quanto era necessario sapere per poter giungere a
conclusioni nostre», osservò Govran.
«Mi pare di aver inteso altrettanto: ogni cosa deve essere guadagnata», assentì Celine.
«Precisamente. Arrivando alla parte di vostro interesse... Tenete presente che potrebbe non
significare nulla perché ciò che ho letto si trova in un libro di canti e leggende che non ha data e non fa
riferimento all’epoca precisa in cui vengono narrati i fatti», disse Govran.
«Vi ascolto», lo incoraggiò Celine.
«Si parla di una coppia di laoich della stessa Divisione, sita nei pressi del Regno della Terra,
che combattevano sempre mano nella mano. La cosa ebbe risalto e fece il “giro delle bocche”, poiché
essi erano membri di due delle famiglie fondatrici, ma non si fa riferimento a quali. Inoltre erano
entrambi promessi sposi ad altre due persone e nessuno dei due aveva ancora accesso alla
rigenerazione, ma sembravano non essere mai stanchi», iniziò Govran.
«Che ne è stato di loro?», indagò Celine.
«Furono allontanati e messi sotto sorveglianza. In un primo momento parve rispettassero
l’imposizione ingiunta, ma dopo qualche tempo entrambi fuggirono dalle rispettive Divisioni per
rivedersi. La famiglia della ragazza addossò la colpa al ragazzo: lei, dopo quel colpo di testa, agli occhi
di tutti sarebbe risultata come una poco di buono e loro non potevano accettarlo. Furono trovati - forse
furono ingenui o forse qualcuno li tradì - e riportati a Gallaibh. La famiglia della ragazza pretese che il
ragazzo si affrontasse in un duello con il fratello maggiore: come ben sapete, con i nostri poteri non
possiamo ferirci a vicenda, così venne stabilito che si sarebbero affrontati in duello con le spade. Se il
ragazzo fosse stato sconfitto sarebbe stato trasferito in una Divisione lontanissima e tenuto sotto
sorveglianza costante affinché non potesse mai più raggiungere la ragazza. Se avesse vinto avrebbero
potuto vivere la loro storia. Il ragazzo accettò, ma il fratello maggiore di lei fu sleale: non colpì
sportivamente per aggiudicarsi dei punti, colpì per uccidere. Alla fine trapassò il petto del ragazzo,
uccidendolo. La ragazza, che aveva assistito a tutto, riuscì a raggiungere l’arena e si trapassò con la
stessa spada, togliendosi la vita», terminò Govran.
«Non vi è modo di sapere chi fossero, quali fossero le loro famiglie? Non esistono altri
dettagli?», chiese Celine agitata.
«Purtroppo no. Se è vero, nella Divisione in cui erano assegnati, esisterà ancora qualcuno che
ne sa qualcosa», osservò Govran.
«Potrebbe essere tutta un’invenzione?», domandò Celine.
«Non credo. Ho provato a domandare a Cambéul se sapesse qualcosa su questa vicenda, lui ha
minimizzato, ma penso sappia di più. Inoltre credo sia stata messa a tacere: non ti ho mai nemmeno
menzionato i loro nomi propri, si parla sempre di loro come “il ragazzo” o “la ragazza”, ma i loro nomi
non compaiono mai. Non credo sarebbe opportuno tentare di chiedere a tua nonna: s’interrogherebbe
sul perché t’importi di questa storia. Tantomeno ritengo saggio scrivere alla Divisione per avere notizie
in merito: io sono un artigiano, parrebbe molto strano», rispose Govran.
«Penso che l’unica soluzione sia indagare in loco», approvò Celine.
«Proprio così. Quando sarete da quelle parti, potrete mandare qualcuno in giro per le varie
Divisioni, con qualche scusa magari...», suggerì Govran.
«Staremo a vedere. Dipende anche da quanto i nemici siano presenti in quei luoghi e da quanto
pericolo vi sia nel mandare in giro altre persone. Quando sarà il momento, deciderò. Per ora grazie, è la
prima e unica cosa simile a ciò che accade tra me e Aidan», sorrise Celine.
«Già, come abbiamo avuto modo di appurare sono state molto poche le coincidenze che non si
siano poi rivelate ben altro», osservò Govran sibillino.
«Ne parlerò con Aidan, sono certa che anche lui troverà questo fatto interessante», lo ringraziò
Celine.
Poco dopo se andarono da casa dell’artigiano e tornarono verso il castello. Un’altra lunga
riunione la attendeva: c’era un ballo da preparare e una popolazione da mettere in guardia.
I membri del Consiglio e della sua guardia erano tutti presenti, sapevano che quel mattino lei
avrebbe avuto notizie più precise su cosa mettere in atto nelle Divisioni. Non appena si sedette sul suo
seggio, fu Davios a prendere la parola, impaziente.
«Spero che oggi potrai parlarci di questa soluzione miracolosa», disse acido.
«Posso», si limitò a rispondere in modo gelido Celine.
Non si dava arie da capo, non lo avrebbe mai fatto, ma mal sopportava Davios. Attese per
vedere se avesse inteso la sua disapprovazione, e fortunatamente lui non disse altro. Allora illustrò ai
presenti la sua soluzione e come Govran avesse lavorato per trasformarla in realtà, riuscendoci.
«L’idea che hai avuto è a dir poco strabiliante, come ti è venuta?», la interrogò Helori.
«L’ultimo giorno nel Regno dell’Aria abbiamo trovato il Sovrintendente padre sulla scalinata
del Tempio, era un corrotto e lo scudo lo aveva attraversato senza ucciderlo. La storia la conoscete.
Così mi è venuta questa idea ed è stato sufficiente applicarvi il principio al contrario», spiegò Celine,
cercando il modo migliore per dare un resoconto logico dei suoi pensieri.
«Questo mi rammenta che ancora non abbiamo ricevuto una relazione su cosa abbia fatto
quando ha collaborato con il nemico», osservò Morwenna.
«Forse sei stata troppo buona a lasciarlo lì, a non pretendere venisse qua per rispondere
personalmente di ciò che ha fatto», s’inserì Davios.
«Non permetto di mettere in dubbio le mie decisioni», sbottò Celine che non sopportava più il
cugino di Aidan.
“Calmati! Così gliela dai vinta”, le arrivò con il pensiero da Aidan.
Quasi sussultò. Era ancora molto strano abituarsi a quel particolare dono che avevano ricevuto.
Aidan aveva ragione: aveva sbottato come una bambina a cui era stata strappata una caramella. Se
voleva che la rispettassero doveva essere sempre nel giusto e fornire prova della solidità delle sue
decisioni. Davios, però, la irritava troppo, ancora non comprendeva il suo malanimo verso di lei.
«Quell’uomo non era un nemico e non era certo nella condizione di essere messo sotto
processo. Vorrei vedere chiunque di voi in mano a Fàs», iniziò, «non è più colpevole di Ailie o
Acheflow: ha subito torture terribili e sono certa che ci riferirà molto presto ciò che desideriamo
sapere».
«Bisognerà trovare qualcuno per la torre. Ci serve una persona che si occupi delle
comunicazioni e una degli accessi al portale, soprattutto quando inizieranno gli scambi», osservò
Corentin.
«Ho già in mente qualcuno. Fin quando gli anelli non saranno forgiati non ci sarà nessun
passaggio, quindi abbiamo ancora qualche giorno. Sono certa troverete le mie scelte appropriate»,
rispose Celine.
Dopo aver riportato la discussione sugli anelli e aver spiegato l’intervento di Govran al ballo,
ripresero a parlare dei dettagli. Celine si annoiava sempre un po’ quando andavano a scandagliare tutte
quelle piccolezze su cibi e decorazioni, la sua mente viaggiava su altri binari e aveva ben altro di cui
preoccuparsi. Incrociò lo sguardo di Aidan.
“Questa sera ti aspetto: ho da riferirti quanto mi ha detto Govran e voglio stare con te”, gli
trasmise mentalmente.
“Non mancherò”, rispose lui, fingendo di prestare la massima attenzione alla tediosa
descrizione di Helori riguardante le decorazioni della sala.
Celine era seduta sulla sedia a dondolo di fianco al camino, leggeva un libro sul Regno del
Fuoco. L’aria della sera era fredda: nonostante si notasse già l’arrivo della primavera, la notte le
temperature calavano drasticamente. A un tratto si rese conto che il soffio gelato non le giungeva più e
sollevò lo sguardo. In piedi, accanto alla finestra, c’era Aidan. Era vestito interamente di nero - come
sempre quando andava da lei la sera - e la fissava assorto.
«Potevi avvisarmi che eri arrivato», disse, poggiando il libro sul tavolino adiacente alla sedia.
«E perdermi la possibilità di osservarti di nascosto?», rispose lui, sorridendo.
Celine si alzò in piedi, avvicinandosi a lui. Le loro labbra si trovarono subito, era così giusto,
naturale, unico. Il profumo di Aidan la ammaliava sempre, era l’odore più buono del mondo.
«Hai gli occhi stanchi», osservò lui.
«Dormo poco», rispose Celine, ammiccando.
«Forse dovresti riposare di più», si rabbuiò Aidan.
«Forse non dovresti preoccuparti di questo, tra poco le occasioni di stare soli si ridurranno
drasticamente», gli fece notare Celine.
«Sapevamo che non sarebbe stato semplice, ma non voglio che tu ne paghi le conseguenze».
«Smettila di preoccuparti per qualche ora di sonno. Se non potessi averti starei peggio!», lo
ammonì Celine.
«Dimmi di Govran», la esortò Aidan, sedendosi sul letto, incrociando le braccia dietro la nuca e
appoggiandosi alla testiera del letto.
Era un chiaro invito a sdraiarsi. Aidan come sempre si preoccupava troppo, ma Celine non
aveva voglia di discutere sulle sue ore di sonno, voleva solo stare con lui, in pace. Sarebbe stato stupido
sprecare quei momenti e battibeccare, quindi lo accontentò e si accoccolò di buon grado sul suo petto.
Iniziò a raccontargli gli eventi legati ai due misteriosi guerrieri.
«Non presagisce nulla di buono», osservò Aidan tetro, quando lei terminò di narrargli la storia.
«Non possiamo neppure sapere se sia accaduto davvero o se gli avvenimenti siano raccontati in
modo fantasioso. Però è un fatto assai strano e non possiamo non prenderlo in considerazione», rispose
Celine.
«Su questo non ci sono dubbi. Quando saremo lì, indagheremo. Se permetti vorrei farlo di
persona, non credo sia il caso lo faccia tu, né di affidare questa ricerca ad altri. Mi fido ciecamente di
Buonia e Caswyn, ma nelle Divisioni fuori dal Regno dovremmo mandare un guerriero. È troppo
rischioso per una guaritrice o un illusionista. Inoltre non sarei soddisfatto delle risposte ottenute, avrei
sempre il dubbio», disse Aidan.
«Anche se mi fa male il pensiero di lasciarti andare da solo, suppongo anch’io sia il modo
migliore d’indagare», acconsentì Celine.
«Te l’ho spiegato quando ho accettato di stare con te: dovrai sempre comportarti come se io
fossi uno qualunque. Se mi allontanerai per fare altro sarà ancora meglio, i sospetti delle persone non si
acuiranno per una scelta del genere, anzi tutt’altro», le fece notare Aidan.
«Lo so e come puoi notare non ti sto dicendo di no», abbozzò Celine.
«Ma?», la interrogò lui.
«Ma stare senza averti sotto gli occhi e saperti fuori dalle protezioni sarà dura. Non potrei
vivere se ti accadesse qualcosa...», concesse Celine.
«Sai bene che non voglio sentirti dire queste cose. Non faresti mai come la ragazza del
racconto», si alterò Aidan, prendendole il viso tra le mani e guardandola intensamente negli occhi.
Celine stava per fargli una predica sul fatto che tutte le vite avessero la stessa importanza e che
la sua non fosse da meno solo perché era un semplice guerriero, ma si trattenne. Il loro rapporto
sopravviveva sulla base di un traballante accordo, Aidan avrebbe potuto tirarsi indietro in qualsiasi
momento se avesse anche solo sospettato che lei sarebbe stata pronta a morire per lui.
Allora approfittò di quella vicinanza e lo baciò con trasporto. Non le andava di mentirgli a
parole: con quel bacio avrebbe potuto essere onesta e lui non avrebbe avuto nulla di cui obiettare.
Amava quella bocca, quel sapore, quelle labbra, l’odore del suo respiro. Le sue dita scivolarono
delicate ad accarezzargli i capelli, gli sfilò delicatamente l’elastico in cui erano raccolti per farli
scorrere tra le dita.
«Odio vedere i tuoi capelli legati», gli sussurrò a fior di labbra, prima di riprendere a baciarlo.
Aidan la avvolse in un abbraccio delicato, rispondendo al bacio. Sentiva la sua mano risalire la
schiena con leggerezza e accarezzarle la nuca. Percepire le sue dita sulla pelle la incendiava, ma si era
imposta di trattenersi, di non cedere agli impulsi che le dettava il suo corpo quando gli era vicina.
Aidan era fin troppo garbato con lei: Celine era certa che lui si fosse imposto un autocontrollo ancora
maggiore del suo e non voleva farlo sentire minacciato, né indurlo a doverla respingere come aveva
fatto in passato. Quando fosse stato pronto sarebbe stato lui a farsi avanti, indurlo a cedere prima
sarebbe stato un errore, lo avrebbe solo allontanato. Anche se non ne avevano parlato aveva ben chiaro
cosa pensasse Aidan di loro e dell’eventuale arrivo del Prescelto. Ringraziava il cielo che quel
medaglione non gli facesse giungere tutto ciò che pensava: Aidan si preoccupava già a sufficienza, per
entrambi.
Interruppe all’improvviso il bacio, osservandola in modo strano, poi la sua espressione si
rasserenò.
«Sai, a volte vorrei che questi medaglioni mi permettessero di sapere tutto ciò che passa in
quella testolina», disse.
Celine si lasciò sfuggire un risolino, riflettendo su ciò che avevano appena pensato da due
angolazione diverse. Non si spiegò l’espressione allarmata che aveva letto, anche se per pochi istanti,
nel suo sguardo.
«Faresti una cosa per me?», domandò Aidan.
«Dipende», ammiccò Celine.
«Da che cosa?», stette al gioco lui.
«È una cosa che posso fare senza mettermi nei guai o si tratta di una cosa che potrebbe farmi
arrabbiare?», contrattaccò lei.
«Non ti chiederò di lasciarmi, Celine, non ce la farei neppure se lo volessi», chiarì Aidan quasi
malinconico.
Lei lo fissò interrogativa.
“Ti prego, riposa un pochino questa sera”, le trasmise attraverso la mente.
Celine si disse che era buffo usasse quel potere quando potevano parlare liberamente, poi gli
sorrise, cogliendone il significato. Era quasi una supplica, come se lui volesse farle percepire il
desiderio di proteggerla sempre, anche in queste piccolezze.
«Va bene, però mi sveglierai quando andrai via», concesse.
«Certo», accettò Aidan, depositandole sulle labbra un lieve bacio.
Celine si appoggiò al suo petto: il battito del cuore scandiva il ritmo dei suoi respiri.
Si addormentò, inebriata da quel profumo, convinta di essere sdraiata su un prato bagnato dalla
pioggia.
Capitolo 2 ~ Festeggiamenti
Venerdì 9 marzo
Aidan si guardava intorno nella grande sala: era davvero tutto sfavillante come aveva
preannunciato Helori.
Davanti al trono, sul quale si sarebbe seduta Celine, campeggiava una teca coperta da un drappo
bianco e fini ricami con il simbolo dell’Aria lo ornavano. Lui sapeva cosa conteneva: la Lama d’Aria
che sarebbe stata mostrata ai sudditi di Gallaibh dal vivo, e a tutto il mondo in collegamento.
Celine non aveva fatto ancora il suo ingresso, ma le persone già si assiepavano nei pressi del
trono per non perdersi il posto in prima fila. Lui, quella sera, non si preoccupava: in quanto membro
della guardia aveva un posto d’onore. Inoltre, rispetto alle sue abitudini, era solo. Mavi era stata
invitata da Brian, al quale in un primo momento aveva detto no; Aidan era certo fosse stato più per
dispetto che per convinzione, infatti alla fine aveva ceduto. Quando era uscito di casa, Brian era seduto
al tavolo della cucina e Mavi era al piano di sopra a rifarsi il trucco per la sesta volta.
Avvertì una mano artigliargli il braccio.
«Senza sorellina, questa sera?», si sentì chiedere da una voce che gli fece rizzare i peli sulla
nuca.
Si liberò dalla presa in malo modo.
«Mavi ha un cavaliere», rispose sgarbatamente.
«Tu non hai compagnia, però...», non demorse Kaina.
«E nemmeno ne voglio. Questi posti sono riservati ai membri della guardia, sarebbe meglio se
te ne andassi».
«Come sei sgarbato, non ti farebbe piacere un po’ di sana compagnia femminile?», chiese
Kaina.
«Non mi fa piacere la tua compagnia, Kaina, pensavo fosse chiaro. Adesso vattene», chiarì
sprezzante.
«Un giorno ti accorgerai che sono io la donna per te!», esclamò lei.
«Un giorno che non verrà mai. Lasciami in pace», così dicendo si voltò dall’altra parte,
ignorandola.
Dopo pochi secondi sentì il suo ticchettare furioso mentre si allontanava. Fu questione di attimi
e si aprirono le porte, Celine fece il suo ingresso. Aidan tirò un sospiro di sollievo: fortunatamente
quell’arpia si era allontanata prima del suo arrivo. Sapeva che Celine credeva in lui, ma era anche
conscio di quanto la ferisse la sola vista di Kaina.
La osservò rapito, non avrebbe potuto staccare gli occhi da lei nemmeno volendolo, ma d’altra
parte la cosa non avrebbe suscitato nessun problema. Tutti la stavano guardando. Celine indossava un
meraviglioso abito verde smeraldo, era il colore che più le donava e quello che lui preferiva: esaltava il
fuoco dei suoi capelli e si sposava alla perfezione con la sua carnagione d’avorio. La gonna ampia e la
vita stretta in un corsetto davano il giusto risalto alla sua figura flessuosa e sensuale. Gli sembrò quasi
di poter sentire tra le mani quella vita che così spesso stringeva.
Non le avrebbe mentito oltre. Mentire a dire il vero era una parola grossa, ma per lui nascondere
qualcosa equivaleva a mentire. Qualche sera prima, mentre lei lo baciava e lui si conteneva a stento,
aveva sentito nuovamente risuonare una voce forte e chiara nella sua mente.
“Non ne hai il diritto e tu lo sai, lei non ti appartiene, lasciala!”, aveva udito ben chiaro.
Non era riuscito a portare avanti il bacio, aveva dovuto staccarsi per guardarsi intorno ed essere
davvero certo non li avesse visti nessuno. Celine aveva colto la sua espressione allarmata, lo sapeva,
ma era stato veloce a spostare la sua attenzione su qualcos’altro. Lei aveva occhiaie profonde, a riprova
delle notti che passava sveglia a parlare con lui e delle giornate in cui si impegnava a portare avanti il
suo ruolo. Quel mercoledì, inoltre, era andata a farsi prelevare il sangue per gli anelli ed era
pallidissima. Lui voleva riposasse, ma sapeva che se le avesse detto cosa aveva sentito, Celine non si
sarebbe addormentata. Quando fosse accaduto nuovamente glielo avrebbe riferito.
“Tutto bene?”, gli risuonò in mente.
“Certo. Prima c’era qui Kaina, l’ho allontanata in malo modo, spero non si riavvicini durante
la serata”, rispose, sfruttando il loro speciale dono.
“Quell’arpia. Non ha davvero amor proprio. Se ti infastidisce, scacciala. Purtroppo non si
poteva impedirle di partecipare, tutto il Regno era invitato”, sbottò Celine.
Aidan la guardò e le sorrise strizzandole l’occhio, in quel marasma poteva anche permetterselo.
Non gli piaceva portare avanti a lungo quelle conversazioni in occasioni così importanti, temeva che
qualcuno cogliesse la disattenzione di Celine, ma quella sera la confusione prevaleva.
Poco dopo il brusio dei saluti generali s’interruppe e Celine iniziò a parlare.
«Miei cari, sono estremamente felice che siate tutti qui questa sera, come lo sono per le
presenze in collegamento dalle Sedi, Divisioni e Regni sparsi per tutto il mondo. Ho il piacere di
mostrarvi una delle nostre Armi Sacre: la Lama d’Aria Sanatrice».
Così dicendo sollevò il drappo e una serie di esclamazioni estasiate riempì la sala. Il rientro
della Lama voleva dire molte cose per il popolo. In primo luogo erano rientrati dalla prima spedizione
vittoriosi, in secondo luogo una delle Armi Sacre era finalmente tornata al suo posto, ma soprattutto
faceva rifiorire la speranza.
«Siamo qui per divertirci e festeggiare», proseguì Celine, «ma prima c’è qualcosa che devo
dirvi. Vi chiedo di non agitarvi e lasciarmi terminare, poiché al problema è già stata trovata una
soluzione. Però è importante che tutti sappiate».
Aidan lo trovò un ottimo modo d’inserire le spiacevoli informazioni che stava per dare. Se non
avesse preannunciato che il problema era già risolto, probabilmente si sarebbe scatenato il finimondo.
Celine riferì così del terribile potere di Urchaid e di quanto erano in pericolo a causa di ciò che
era in grado di fare. La sala era permeata da un silenzio di piombo. Quando introdusse la sua soluzione,
Aidan percepì chiari i sospiri di sollievo degli astanti. Successivamente introdusse Govran, che si rese
disponibile a spiegare a tutti gli artigiani come creare gli anelli. Dal giorno seguente sarebbe andato lì
al castello e avrebbe tenuto spiegazioni in collegamento multiplo con più persone possibili, mentre
sarebbero partiti i primi carichi con il sangue di Celine.
Terminate le doverose spiegazioni alla popolazione, la festa ebbe inizio. Aidan vide Corentin
farsi avanti e invitare a ballare Celine e trattenne a stento una risata: il panciuto ometto di certo non lo
ingelosiva. La sua attenzione, però, fu catturata da qualcosa di più sgradevole. Kaina ballava con
Davios, ed era certo i due avrebbero finito per causare problemi. Distolse rapido lo sguardo per non
essere intercettato. Vide sua sorella e Brian, quella almeno era una vista gradevole.
Mavi era felice di essere tra le braccia di Brian, ma era in tensione. Non riusciva a credere alla
sincerità dei suoi sentimenti, né alla loro durata. L'uomo si stava comportando in modo ineccepibile,
specialmente considerando il trattamento che gli riservava: battute sarcastiche e sbalzi d’umore degni
di una persona con un disturbo della personalità multipla. Non riusciva a controllarsi, si divertiva a
tormentarlo, a vederlo dibattersi nella convinzione che la sua presenza gli fosse davvero sgradita.
L’aveva delusa troppe volte e il suo amor proprio ferito chiedeva vendetta.
«Ti sei perso la possibilità di scortare Kaina, te la sei fatta soffiare da Davios», disse giusto
appunto mentre ballavano.
«Non l’avevo neppure vista», rispose Brian.
«Bugiardo. Con quel vestito rosa fosforescente sarebbe impossibile non notarla neppure in
mezzo a una rivoluzione», replicò Mavi secca.
«Ti sorprenderà saperlo, ma quando vedi le persone per ciò che sono tutto acquista un altro
significato. Quando guardo Kaina non vedo più il suo aspetto, la osservo e percepisco solo la sua
malignità».
«Wow, Brian! Sei rapido a valutare le persone, per anni tutto quello che hai visto erano le sue
tette e adesso ti sei reso conto che è una cattiva persona? Non trovo un complimento adeguato per
definire la tua perspicacia», lo punzecchiò Mavi.
«Non ho scuse per questo, ma non credo che cadrei nuovamente in errore facilmente. Mavi,
quello di cui m’importa sei tu, adesso che lo so mi do dello stupido ogni giorno per averlo negato a me
stesso per così tanto tempo», rispose Brian.
«Queste sono solo belle parole, Brian, ma con i fatti hai ancora molto da dimostrare», non gliela
lasciò passare Mavi.
«E lo farò. Sapere che avrei potuto non aver mai la possibilità di dirti ciò che provo mi ha
cambiato, Mavi, ma capisco il tuo disappunto. Un giorno, forse, mi crederai. Io ti aspetterò», disse lui
calmo.
La faceva arrabbiare ancora di più che non reagisse alle sue provocazioni, era sciocco e lo
sapeva. Se l’avesse mollata lì in mezzo alla sala, come per altro avrebbe meritato per il suo
comportamento dispotico, sarebbe stata male come un cane, ma non poteva fare a meno di rincarare la
dose ogni volta che ne aveva la possibilità.
«Ti aspetta un lungo periodo di castità, chissà se a questo sarai preparato», aggiunse, infatti.
«Staremo a vedere...», le tenne testa Brian con mezzo sorriso.
«Allora non attenderò molto», replicò lei che intendeva avere l’ultima parola.
Brian evidentemente lo comprese poiché non aggiunse nulla e lei, non avendo più filo, non poté
fare a meno di tacere.
Murchadh era al settimo cielo: Adraste aveva accettato il suo invito al ballo e stava danzando
con lei. Era incantevole, in quel delizioso abito color crema, e non mancò di dirglielo.
«Sei molto bella questa sera», sussurrò.
«E tu molto galante», rispose lei timidamente.
«È la verità».
Adraste si limitò a un sorriso lieve.
«Speravo rispondessi almeno a una delle mie lettere», disse sperando di capire come mai lei non
ne facesse menzione.
«Non avrei saputo come fare. Eri in missione e non mi sembrava opportuno mandarle al
Castello di Ghiaccio», glissò lei.
«Non vedo perché no. In ogni caso avresti potuto farmi trovare qualcosa al mio rientro. Quando
sono venuto a invitarti temevo rifiutassi», rispose, deciso a chiarire la questione.
«Non sapevo cosa rispondere. Comunque il tuo invito mi ha fatto piacere, se è questo che ti stai
domandando».
La musica era finita e stava iniziando un’altra canzone, ma Murch non aveva più voglia di
ballare, quello che gli interessava era comprendere i sentimenti di Adraste. Il suo comportamento era
enigmatico e distaccato.
«Andiamo sulla terrazza», disse sciogliendo l’abbraccio, «ho voglia di fumare una sigaretta».
Adraste lo seguì e, quando furono finalmente soli, riprese l’argomento che gli stava a cuore.
«Adraste, ciò che mi dici mi manda in crisi. Il contenuto delle mie lettere era molto chiaro, se
non quasi esplicito. Il fatto tu mi risponda che ti fa piacere essere qui con me, ma che ritieni di non
avere nulla da dire su quanto ti ho scritto, mi spiazza», disse diretto.
Era inutile girare intorno al problema, se non era interessata doveva saperlo. Lei si allontanò e
gli diede le spalle appoggiandosi alla balaustra, lo sguardo perso nel vuoto. Murch rimase in silenzio,
quello che voleva sapere lo aveva palesato, non c’era necessità di riempire l’aria con parole vuote,
spettava a lei una risposta.
«Non so se conosci la mia storia», iniziò esitante, «la mia famiglia mi ha praticamente esiliato
perché non ho voluto continuare a vivere nei campi e sono voluta diventare una tessitrice. Sono sola da
anni, l’unica persona che mi ha sempre fatto visita è stata Buonia e, grazie a lei, in quest’ultimo periodo
ho avuto la possibilità di fare il corredo per il prossimo figlio di sua sorella, riavvicinarmi un po’ alla
sua famiglia. La mia ancora non ne vuole sapere di incontrarmi. I fattori sono umili, ma orgogliosi.
Vengo dal nulla, non sono nessuno, solo una tessitrice. Tu fai parte della Guardia della Regina, tra
pochi giorni ripartirai al suo seguito. Fossi una guaritrice come mia cugina potrei unirmi, essere utile in
qualche modo, invece sono solo una nullità e un peso per te. Sai bene che facendo parte della Guardia
non puoi abbandonarla: questa storia è già finita in partenza, Murch», rispose lei, gelandolo.
Murch non si aspettava certo un discorso così articolato, evidentemente doveva averci pensato a
lungo, contrariamente a quanto lui aveva creduto.
«Non vuol dire nulla, Adraste. Avrai compreso com’è fatta Celine. Sono certo che se le parlassi,
quando si concluderanno le spedizioni, sarà più che felice di esonerarmi dalla Guardia per lasciarmi
vivere al tuo fianco. Celine sarebbe la prima a essere felice per noi, è una persona estremamente
liberale, per la quale i sentimenti e le persone vengono prima di tutto», chiarì.
«Non voglio nella maniera più assoluta. Tu hai un futuro importante davanti a te e dovresti
privartene. Per che cosa? Finire a vendere stoffe, magari? Fare la Guardia alle porte della nostra
Capitale? No, Murch. All’inizio saresti felice, o lo penseresti, dopo finiresti per odiarmi, ti sentiresti
schiacciato dalla della tua vita. Credimi. Io questa vita di solitudine la conduco da tanti anni, non sono
tornata sui miei passi solo perché amo il mio lavoro e non sono fatta per stare nei campi, altrimenti mi
sarei piegata al volere della mia famiglia. Appartengo alla terra e alle mie umili origini, non credo
sposerò mai nessuno. Ho scelto la mia vita tanti anni fa. Se fossi rimasta con la mia famiglia a
quest’ora, forse, avrei già dei figli proprio come mia cugina, la sorella di Buonia».
«Adraste, queste sono solo sciocchezze, in un rapporto d’amore esistono solo coloro che lo
vivono e il loro desiderio di stare insieme, il resto non conta niente», replicò lui, deciso a farle capire
quanto ci tenesse a lei.
Adraste finalmente si voltò verso di lui e si avvicinò accarezzandogli il volto.
«Vorrei davvero poter essere colei che completerà la tua eternità, ma non mi è dato, Murchadh.
Adesso torno a casa. Sono davvero felice di aver passato ancora un po’ di tempo insieme a te, non avrei
mai creduto possibile che un guerriero potesse trovarmi interessante. Preferisco conservare questo
ricordo positivo che vedere il tuo rammarico in futuro», disse. Gli diede un leggero bacio e si allontanò
rapida senza neppure lasciargli il tempo di riprendersi dallo stordimento che gli avevano causato la sua
vicinanza e le sue parole.
Non avrebbe lasciato perdere così facilmente, sarebbe riuscito a far capire ad Adraste quando
contava per lui, anche a costo di dimettersi dalla Guardia dopo le missioni, solo per dimostrarle che lo
avrebbe fatto lo stesso.
Era lei quella che voleva e ne era fermamente convinto.
Celine si stava godendo la festa. Era serena per la piega che avevano preso le cose. Non era
ancora riuscita a fare un ballo con Aidan, ma non se ne crucciava. Piuttosto la rammaricava l’assenza di
Acheflow. I suoi genitori erano presenti, ma quando lei aveva chiesto informazioni sulla figlia erano
stati vaghi. Le avevano risposto che non stava bene ed era rimasta a casa. Celine nutriva dubbi in
merito.
Si sentì accarezzare una spalla. Era Buonia.
«Pensi anche tu a quello che sto pensando io?», domandò l’amica.
Celine seguì il suo sguardo e individuò Hewie quasi schiacciato dai suoi genitori. Gli stavano
addosso in modo opprimente.
«Già, credo che qualcuno molto presto riceverà una mia visita», rispose Celine, indignata dalla
situazione.
«Verrò con te», si offrì Buonia.
«Te ne sono grata, il tuo appoggiò mi è sempre gradito», accettò lei, felice di avere accanto
l’amica.
«Come hai intenzione di risolvere la cosa? Se ti conosco a sufficienza sono certa che tu abbia
già un piano in merito», osservò Buonia acuta.
«Infatti è così...», iniziò Celine accingendosi a spiegarle le sue intenzioni.
«Quando lo hai deciso?», indagò Buonia, quando Celine le illustrò il suo piano.
«Avevo già preso in considerazione questa opzione quando ancora eravamo nel Regno
dell’Aria», rispose Celine.
«Non potranno dire nulla, li spiazzerai, Celine!», esclamò Buonia entusiasta.
«Se si permetteranno di dirmi qualcosa, me li mangerò vivi. Giuro che, non fosse per l’affetto
che nutro per Ailie e per il legame che ha con Maheloas, la rimuoverei dall’incarico solo per far loro
dispetto. Mi avevano giurato che avrebbero trattato Acheflow con rispetto, ma dubito che la sua
assenza questa sera sia davvero da attribuirsi a un malessere: sono certa che non l’abbiano portata
volutamente», rispose Celine sempre più indignata.
«Lo so, ti capisco. Sarebbe divertente farlo per vederli prostrarsi a causa della rimozione
dall’incarico della figlia, ma faresti del male ad Ailie e non è questo ciò che vuoi».
«Già, non lo sanno, ma avevano il coltello dalla parte del manico sin dall’inizio. La minaccia, se
così la possiamo definire, che avevo fatto loro era a vuoto, volevo solo scoraggiare questo
comportamento, ma vedo che non è servita a molto».
«Non te ne crucciare, presto risolverai la cosa», la incoraggiò Buonia.
Dopo poco Caswyn arrivò a reclamare la moglie e Celine fu ben felice di lasciare andare
l’amica ai doveri coniugali.
Notò Aidan attorniato da quattro signore, dal loro abbigliamento e dai loro modi Celine dedusse
che facessero parte di famiglie prestigiose. Le matrone, probabilmente, avendolo visto solo stavano
approfittando della situazione per cercare di appioppargli una delle figlie. Le scappò una risata al
pensiero. Stava per dirigersi verso di lui e salvarlo, ma qualcun altro la raggiunse, era sua nonna questa
volta.
«Si è fatto tardi, mia cara, forse sarebbe meglio se ti ritirassi», osservò, fissandola intensamente.
«Questo non ha nulla a che vedere con la persona che stavo per raggiungere, vero?», domandò
Celine stizzita.
«Cara, non puoi e lo sai. Lui l’ha accettato di buon grado, perché insisti?», indagò sua nonna.
«Nonna, non è cambiato niente rispetto al giorno in cui ne abbiamo parlato», chiarì lei.
«Eppure mi pare che al matrimonio di tuo zio fosse con Kaina», buttò lì Morwenna, a cui
piaceva quella situazione.
Celine stava per ribattere che Aidan non stava con Kaina, ma si trattenne. Amava sua nonna, ma
lei era molto più rigida di Caswyn al riguardo e non era il caso sospettasse del suo legame con Aidan,
non l’avrebbe presa altrettanto bene.
«È vero, nonna, ma non cambia i miei sentimenti», rispose. «In ogni caso non mi sembra la
sede appropriata per parlarne, né sento il desiderio di farlo», aggiunse.
«Infatti, certe cose è meglio tenerle per sé», approvò Morwenna, «in questi giorni ti sei data
molto da fare, volevo solo incoraggiarti a riposare», aggiunse.
«Gli incontri per i reclutamenti di domani non sono nel pomeriggio?», s’informò Celine.
«Sì, vista la festa di questa sera, domani mattina avremmo rischiato un gruppo assonnato»,
rispose Morwenna.
«Ottimo, allora credo che seguirò il tuo suggerimento. Domani pranzerò presto, poi mi recherò
a casa della famiglia di Acheflow e con me verrà Buonia: è tempo di risolvere un problema».
«Capisco il tuo desiderio di riabilitare la ragazza, ma non sarà così semplice».
«Sarà più facile di quanto tu creda, non preoccuparti, ormai ho capito come tener testa a questi
nobilucci», replicò Celine.
Sua nonna increspò le labbra in un lieve sorriso. Disapprovava pubblicamente il suo modo di
pensare, ma Celine era sicura fosse d’accordo con lei nella maggior parte dei casi.
Si avviò verso la sua postazione del trono per dare la buonanotte alla sala, ma prima cercò
Aidan tra la folla.
“Io vado a letto, mia nonna mi sta addosso come un falco e domani andrò dalla famiglia di
Ache per risolvere i problemi che le crea la sua famiglia. Vieni da me tra poco?”
“Celine... Questa sera andrò a casa. Domani ci saranno i reclutamenti e vuoi anche andare
da Ache, voglio che riposi”, rispose lui rapido.
Celine avrebbe voluto insistere, ma sapeva che quando Aidan faceva così era inutile. Era certa
lo avesse deciso in precedenza e non voleva litigare. Era conscia di quanto il loro legame fosse
instabile: fargli pressioni non rientrava nelle migliori tattiche per convincerlo a stare con lei.
“D’accordo, per questa sera accetto il tuo consiglio, ma domani verrai da me. Sicuramente
dopo i reclutamenti avremo di che parlare”, acconsentì mentalmente.
“Te lo prometto”, accettò lui.
In quel pensiero Celine percepì l’ombra di una risata. Quello strano legame era incredibile, a
volte intuiva oltre ai pensieri anche le emozioni, il tono della voce o qualcosa che lo affliggeva.
Lo amava così profondamente.
Non avrebbe mai rinunciato a lui.
Sulla collina di Gallaibh si aggirava un’ombra.
Nero era il mantello, come anche il cappuccio che nascondeva il suo volto. Si mimetizzava
nell’oscurità, attendendo il suo visitatore.
Quando il gelo attraversò le sue ossa, seppe che era arrivato.
«Eccomi», disse lui poco dopo.
Vederlo, spargeva brividi nel suo corpo; associare a lui quella figura era inconcepibile, eppure
era così.
«Celine ha fatto forgiare degli anelli che le garantiranno d’identificare i Custodi corrotti tra i
ranghi», riferì, senza perdersi in chiacchiere.
«Brava. Immaginavo le sarebbe venuta qualche brillante idea. Tuttavia è inutile e non mi turba.
Non ho intenzione di mutare nessuno al momento, quello che mi serviva fare l’ho già fatto con quelle
due stupide biondine, adesso ho te e mi sei fedele senza bisogno che ti sottometta. Però mi hai dato
un’idea per rallegrare la vostra permanenza nelle terre di Te?net ...», ghignò Urchaid.
Lo fissò in attesa, non osava fare né domande né supposizioni.
«In questo contenitore», iniziò tirando fuori da sotto il mantello una fiala, «è custodita della
polvere dello Spirito di Fàs, fintanto che rimarrà sigillato non sarà rilevabile e non hai nulla di che
temere. Quando sarai nel Regno del Fuoco e non avrai addosso sguardi indiscreti, ti sfilerai l’anello e
ne ingurgiterai la quantità del misurino, gli effetti saranno di breve durata. Io, tramite te, avrò accesso
al tuo corpo e potrò visitare il Regno, materializzarti da me e aprire portali per far passare le nostre
armate al momento opportuno. Devi trovare l’occasione di avvisarmi prima che arriviate
all’insediamento di case nei pressi della Miniera», spiegò Urchaid.
La fiala passò di mano.
«Io...», esitò, «avrò ciò voglio?», chiese, assicurandosi l’unica cosa che aveva importanza ai
suoi occhi.
«Certo, il patto è questo. Non è di alcun interesse per me e per i miei fini. Io voglio Celine. Se
obbedirai ai miei ordini, finirà dritta tra le mie braccia e a quel punto avrai la tua ricompensa».
«Farò ciò che vuoi», accettò senza tentennamenti.
«Molto bene, allora a presto. Non venire più qui, la prossima volta che parleremo sarà nelle
terre di Te?net », salutò Urchaid, prima di scomparire.
Appena lui svanì, e la tensione scomparve, ripose la fiala al sicuro in una tasca. Non si fidava
delle sue mani, tremavano in modo incontrollato. Non sapeva dirsi se per la sua presenza o se per ciò
che aveva accettato di fare, ma quanto veniva offerto era irrinunciabile e presto sarebbe stato suo.
Solo quello contava.
Il mondo poteva anche bruciare, soprattutto Celine.
Capitolo 3 ~ Ingiustizie
Sabato 10 Marzo
Celine e Buonia camminavano spedite per le strade di Gallaibh, in giro non c’era quasi
nessuno: era da poco passata l’ora di pranzo. Il sole primaverile inondava le stradine silenziose e i
giardini attorno alle dimore nobiliari godevano di quella preziosa linfa che li faceva risplendere. La vita
stava rifiorendo e sicuramente qualcuno aveva già attinto ai poteri della Terra per rendere il proprio
prato più bello di quello del vicino. Celine sorrise tra sé a quel pensiero.
Giunsero innanzi alla casa della famiglia Ardanach: si trattava di un imponente edificio di pietra
bianca, sontuose colonne adornavano la facciata e le balconate. Celine si scambiò uno sguardo
complice con Buonia, poi usò il pesante batacchio.
Si sentì risuonare il colpo per i corridoi della dimora e in breve venne ad aprire una domestica,
che sussultò trovandosela di fronte.
«Mia Signora», disse facendo un inchino, «non eravate attesa, altrimenti sarebbero venuti i
padroni di casa ad accogliervi».
«Non c’è di che preoccuparsi, posso incontrarli?», domandò Celine.
«Certo, sono in sala da pranzo. Darò l’ordine di aggiungere due posti», rispose la ragazza,
ansiosa di darsi da fare.
«Non ce n’è bisogno, m’intratterrò brevemente, debbo solo scambiare due parole con loro»,
rispose Celine. Non aveva alcuna intenzione di sedersi a tavola, voleva chiarire la posizione di
Acheflow e basta.
«D’accordo, vi faccio strada», acconsentì la cameriera.
Quando giunsero innanzi alle porte della sala, la ragazza l’annunciò. Celine avvertì
immediatamente il brusio eccitato e il rapido scostarsi delle sedie. Entrò con il sorriso sulle labbra,
cercando Acheflow nella sala, ma rimase delusa, lei non c’era.
«Siete la benvenuta nella nostra umile casa, possiamo fare qualcosa per voi?», chiese
immediatamente il padre delle gemelle.
«Avrei bisogno di scambiare due parole con Acheflow, ma non la vedo», rispose Celine,
inarcando un sopracciglio. L’uomo evidentemente non colse.
«Se è per qualche altra sua malefatta ne sono infinitamente spiacente. La manderò subito a
chiamare», rispose agitato.
«No», scandì Celine che stava già cominciando a seccarsi, «desidero semplicemente conversare
con lei», chiarì.
«Oh... be’...», attaccò l’uomo farfugliando, «Acheflow è nel giardino sul retro, stavamo
festeggiando la nuova posizione di Ailie con questi amici, ma lei ha detto che aveva mal di testa e ha
preferito abbandonare la tavola. La gelosia è difficile da combattere», improvvisò l’uomo
«Bene, la raggiungerò», lo interruppe Celine che era stanca di sentirsi rifilare quelle frottole, la
situazione era sin troppo chiara ai suoi occhi.
«Non è necessario che vi scomodiate, posso mandare una cameriera a chiamarla», si offrì il
padre.
«In una così bella giornata preferisco stare all’aperto anch’io. Godetevi i vostri festeggiamenti.
Vi chiedo solo di farmi accompagnare poiché non so dove andare», rifiutò Celine.
L’uomo, messo alle strette, richiamò la cameriera che le aveva aperto la porta e diede ordine
che le conducesse in giardino. Quando la ragazza armeggiò con il chiavistello posteriore per aprire la
porta, le fu ben chiaro che Acheflow era stata chiusa fuori.
“Altro che mal di testa e gelosia”, Celine inveì tra sé.
Incrociando il suo sguardo, Acheflow si aprì in un sorriso spontaneo.
«Torna pure al tuo lavoro», congedò la cameriera Celine. Non aveva nessuna intenzione di
parlare davanti a quella ragazza: cercava la verità e temeva Ache, in presenza della cameriera, la
omettesse.
Una volta sole le andò incontro e la abbracciò. Ache aveva già le lacrime agli occhi.
«Non sai che felicità vederti», disse con sincera emozione.
«Anche per me. Ho bisogno di parlarti e voglio tu sia sincera con me», spiegò, fissandola
intensamente.
Acheflow annuì e a riprova della sua intenzione di essere onesta la sorprese con qualcuno che
non si aspettava di vedere.
«Vieni fuori, è Celine», disse alla volta di un cespuglio.
Hewie sbucò fuori imbarazzato.
«Immagino voi abbiate idea di cosa voglio sapere, anche se la situazione mi sembra
estremamente chiara desidererei sentirlo uscire dalle vostre labbra», li esortò Celine.
«Vivo come una reclusa, i miei genitori non mi fanno uscire o incontrare persone da quando
sono rientrata. Se hanno ospiti, come oggi, mi chiudono qui fuori per non rischiare che
inavvertitamente incontri qualcuno girando per i corridoi; se non c’è nessuno sono confinata per la
maggior parte del tempo nella mia stanza. Non mi rivolgono la parola, mangio da sola e non ho il
permesso di lasciare la casa. Ieri sera avrei tanto desiderato esserci, ma sono stata chiusa in camera
mia», raccontò Acheflow.
«Quanto dice è vero. Sono stati presi provvedimenti analoghi per me affinché non la incontri.
Ho fatto l’errore di chiarire a mio padre quali erano i miei sentimenti per lei e gli ho comunicato il mio
desiderio di ufficializzare la cosa. La risposta è stata che potevo scordarmi d’infangare la famiglia
unendomi a una persona che era caduta così in basso e che mi ero già messo sufficientemente in
ridicolo facendomi lasciare dall’unica degna tra le due sorelle. Ieri sera, al ballo, non avrei potuto
scostarmi da loro neppure un secondo. Oggi sono riuscito a materializzarmi qui perché loro, invitati ai
festeggiamenti in onore di Ailie, mi hanno chiuso in camera mia, ma hanno dimenticato che ho un
balcone e posso sfruttarlo. Forse semplicemente pensavano non lo avrei fatto. In un primo momento ho
litigato selvaggiamente con mio padre, ma dopo, sperando di ottenere la sua fiducia e avere maggior
libertà di azione, mi sono dimostrato accondiscendente», intervenne Hewie.
Celine colse la sincerità nel racconto di quest’ultimo e fu certa che Hewie non stesse facendo il
codardo come aveva fatto in passato. Semplicemente stava cercando di arginare il controllo dei suoi
familiari. Se le sue intenzioni fossero state di subire tacitamente come in passato non si sarebbe trovato
lì in quel momento.
«Sospettavamo che le cose stessero così, per questo Celine è voluta venire oggi: è tempo di
mettere fine a questi comportamenti assurdi», li rincuorò Buonia.
«Puoi anche provare a fare una lavata di capo ai miei, ma non credo attecchirà. Magari
fingeranno per qualche giorno. Sanno dei tuoi impegni. Sanno che a breve non potrai più prestarmi
attenzione», osservò Ache alla volta di Celine.
«I miei, invece, sono tranquilli perché sanno che tra poco ripartiremo, confidano che conosca
qualcuno e mi distragga», si unì Hewie.
«Lo immagino, altrimenti si sarebbero comportati come avevo ordinato loro sin da subito»,
iniziò Celine, «ho avuto un’idea che, invece, vi permetterà di uscire per sempre da questa situazione e
contro la quale non potranno fare nulla, a meno che non vogliano scontrarsi con la loro Regina
apertamente».
Celine spostò poi la sua attenzione solo su Hewie.
«Adesso ti farò una domanda, voglio una risposta onesta, non pensare né all’onore né a tentare
di compiacermi. Desideri davvero partecipare alla spedizione? È un tuo desiderio? Preferiresti forse
rimanere qui?», domandò.
Hewie incrociò lo sguardo di Acheflow, poi riportò la sua attenzione su di lei.
«Desidero rimanere qui, con Ache. Vorrei recuperare il tempo che abbiamo perso vivendo una
vita di finzione, ma soprattutto voglio iniziare a vivere davvero. Partecipare alla prossima spedizione
sarebbe per me un grande onore, ma se mi allontanassi non potrei stare al suo fianco», rispose Hewie.
«Ottimo!», esclamò Celine stupendoli. «Vi trasferirete entrambi, oggi stesso, al castello.
Necessito di due nuove figure e voi siete i miei candidati. Hewie, tu verrai assegnato alla Guardia del
Portale: dovrai controllare tutti gli accessi provenienti dal Regno dell’Aria, registrerai i motivi, i nomi, i
carichi e tutto il necessario. Acheflow, tu avrai lo stesso ruolo di Ailie. La tua famiglia ne sarà deliziata.
Sarai la mia diplomatica addetta al Regno dell’Aria: avrai incontri giornalieri con tua sorella, in caso di
occasioni o notizie importanti varcherai il portale per andare da lei e terrai un registro accurato degli
avvenimenti degni di nota», spiegò Celine, sbalordendoli.
«È molto più di quanto ci saremo mai potuti aspettare», l’abbracciò Ache con le lacrime agli
occhi.
«Ne sono felice. Nessuno potrà più interferire con le vostre vite, sarete sotto la tutela del
Consiglio, e avrete i vostri appartamenti nell’ala dell’Aria, ovviamente separati. I vostri genitori non
potranno più causarvi nessun tipo di problema, sarete due figure di spicco e riceverete i vostri
compensi, eliminando anche il problema di un’eventuale dipendenza economica. La sera e nei giorni
liberi potrete spendere il vostro tempo insieme», aggiunse Celine, felice che entrambi fossero entusiasti
della proposta.
«Intendi dirglielo subito?», chiese Hewie con un mezzo sorriso.
«Certo, questa sarà la parte più bella, voi verrete con me, entrambi. Voglio proprio gustarmi le
loro facce. Non temete, non avranno il coraggio di dirvi nulla e dopo non rimarrete con loro. Una volta
che glielo avrò detto, vi separerete. Ache, tu andrai nella tua stanza e prenderai ciò che vuoi portare con
te, io ti attenderò sotto. Buonia manderà subito a chiamare una carrozza e accompagnerà Hewie a casa
sua a fare altrettanto. Poi loro due torneranno a prenderci. Ora andiamo a goderci lo spettacolo!».
La cameriera non li aveva chiusi fuori, quindi, facendosi guidare da Ache, raggiunsero
tranquillamente la sala da pranzo. Per Celine fu uno spettacolo assai gratificante godersi le loro facce
sconvolte, in particolar modo quelle dei familiari di Hewie che erano evidentemente furiosi, ma non
potevano permettersi di dire nulla.
«State andando via, Mia Signora?», domandò il padre delle gemelle alzatosi in piedi.
«Sì, a breve ce ne andremo, ma anche i ragazzi verranno con noi», iniziò Celine, spiegando poi
le sue intenzioni a riguardo.
«Hewie è un guerriero, non un residente, può combattere e rigenerarsi, non immaginavamo per
lui un lavoro da scrivania», provò a opporsi il padre di Hewie.
«Nessuno gli vieterà di rigenerarsi, né ho mai detto che questo incarico debba durare tutta la sua
vita, ma ho bisogno di qualcuno che ricopra quel ruolo, una persona di fiducia. Non riesco a
immaginare nessuno migliore di lui. Conosce il territorio e ha visto di persona i problemi che lo hanno
afflitto. Sono più che certa che qualcosa di strano nei viaggi tra portali non passerebbe mai inosservato
ai suoi occhi», rispose Celine, scegliendo la diplomazia. Avrebbe anche potuto dire a quell’insulso
ometto che era la Regina e avrebbero fatto come voleva, ma era sufficiente godersi lo spettacolo che
aveva provocato la sua comparsa con i ragazzi, non era necessario indispettirli ulteriormente.
«Certo, comprendo le vostre necessità», non poté fare a meno di rispondere l’uomo.
In breve arrivò la carrozza e Buonia andò via con Hewie; Acheflow corse a preparare la valigia,
assistita da una cameriera. Celine rimase in sala da pranzo mentre attendeva Ache, le fu evidente che
era passata a tutti la voglia di festeggiare. Non se ne spiegava la ragione, avrebbero dovuto essere
orgogliosi della figlia, invece sembravano quasi infastiditi del ruolo di prestigio ottenuto. Non capiva
certe dinamiche familiari, forse perché non aveva mai avuto fratelli. Tramite i Vendramin aveva
comunque conosciuto l’amore familiare, ma non aveva mai avuto nessuno con il quale doverlo
condividere. I suoi genitori, purtroppo, non li avrebbe mai conosciuti, ma era certa che con loro non
sarebbe accaduto nulla del genere. Caswyn, suo zio, era un esempio perfetto di come avrebbe potuto
essere suo padre. Celine si disse che erano loro a non essere molto normali, come probabilmente non lo
erano molte altre famiglie.
Quando Acheflow apparve con il suo bagaglio, i genitori la salutarono rigidamente. Celine la
condusse fuori perché l’aria che si respirava in quella sala sembrava viziata, tanto era permeata da
disappunto. Scambiò qualche parola di circostanza con la ragazza, ma non fu serena fin quando non
vide apparire la carrozza con Buonia e Hewie. Quando furono finalmente tutti e quattro riuniti, si
rasserenò.
Quel giorno sarebbe iniziata una nuova vita per quei ragazzi.
Capitolo 4 ~ Sgradevoli reclutamenti
Sabato 10 marzo
Fatti sistemare i ragazzi nei rispettivi alloggi, Celine si diresse verso la sala grande: i
reclutamenti sarebbero avvenuti lì. Avrebbe visionato i candidati e poi ci sarebbero state le prove.
Celine era curiosa di vedere chi si sarebbe presentato, aveva disposto che i reclutamenti
avvenissero solo tra volontari, non voleva forzare nessuno. Non avrebbero partecipato laoich. Dal
Regno del Fuoco era giunta voce che i guerrieri che a dicembre aveva inviato in aiuto da Gallaibh
erano ansiosi di prendere parte alla spedizione, pertanto Celine avrebbe portato loro, potendo anche
sfruttarne l’esperienza acquisita sul territorio. Inoltre un’ottima risorsa sarebbe stata Kenina, la figlia
dei Sovrintendenti che non vedeva l’ora di unirsi: Celine era ansiosa di farne la conoscenza di persona.
Nella Sala Grande erano già tutti riuniti ad attenderla. Appena prese posto, fu fatto entrare
l’illusionista che aveva menzionato Davios. Il ragazzo aveva capelli scuri molto lunghi e occhi tendenti
al viola, era di costituzione esile e molto pallido; le iridi, nel viso efebico, spiccavano quasi luminose.
Arrivato innanzi a lei fece un inchino.
«Mia Signora, il mio nome è Lonn e mi occupo da diversi anni di sistemi di sorveglianza. La
morte dei miei familiari alla Divisione, in un primo momento, mi ha spinto a ritirarmi, ma ora voglio
solo mettere in pari i conti con quei mostri», esordì deciso.
«Benvenuto, Lonn, sono felice d’incontrarti», iniziò Celine, «sei consapevole dei rischi che
comporta questo tipo d’incarico? Non starai solo al castello a lavorare sui sistemi di sorveglianza,
dovrai unirti a noi e coadiuvare Caswyn come illusionista in caso di battaglie».
«Certo, non vedo l’ora e vorrei chiarire che non ho subito pressione alcuna per questo incarico,
solo un cortese invito a presentarmi in caso fossi stato interessato», precisò lui.
Celine passò a descrivergli cos’avrebbe dovuto fare per accertarsi delle sue competenze. Gli
propose di fare un tentativo in giornata sui sistemi di sorveglianza della Capitale e, quando lui si disse
più che pronto a mettersi subito all’opera, fu scortato dalle guardie nella relativa sala. Terminati i
reclutamenti, Celine sarebbe andata a verificare il suo lavoro e, in base a quello, avrebbe poi deciso se
affidargli l’incarico o meno.
Quando Lonn abbandonò la sala, una guardia invitò a entrare i candidati al ruolo di guaritore.
Celine avvertì immediatamente una stilettata di fastidio e un forte desiderio di far prendere a pedate la
candidata. Si trattava di Kaina.
“Stai calma”, le disse mentalmente Aidan che, come lei, era entrato in tensione. Lo avvertiva
dal tono del suo pensiero.
«Benvenuta, Kaina», l’accolse Morwenna, giacché Celine non aveva detto nulla. Le era morta
la voce in gola e le occorreva tempo per riprendersi. Non solo si trovava davanti la ragazza che più
detestava ma, a quanto sembrava, era l’unica candidata presente.
«Buongiorno, e grazie per avermi ricevuto», s’inchinò la serpe.
Celine si fece forza e rispose al saluto, riferendole la stessa pappardella che aveva sciorinato
poco prima a Lonn: teneva molto ad assicurarsi che le persone fossero consce dei pericoli che
correvano, ma nel caso di Kaina suonava falso anche alle sue stesse orecchie.
«Mia signora, ne sono ben consapevole e mi offro proprio per questo. Desidero tenere alto il
nome dei residenti come me. Alla scuola ne ho parlato con altri guaritori e nessuno di loro mi sembrava
propenso a partecipare, vedo con immenso dispiacere che sono la sola. I rischi non mi spaventano se
posso servire la nostra causa», rispose la serpe, compita e rispettosa come non l’aveva mai vista.
«Direi che vista l’esperienza di Kaina ci risparmieremo anche le prove, non necessita di
dimostrare le sue competenze a nessuno, è una guaritrice affermata», intervenne subito Davios.
A Celine mancò poco per scattare in piedi e rispondere che lo avrebbe deciso lei, tuttavia scelse
il silenzio: quella situazione avrebbe potuto degenerare rapidamente e lei avrebbe solo rischiato di fare
la figura della pazza.
«Naturalmente, se la nostra Regina volesse vedermi all’opera, sarei ben disposta», si affrettò a
replicare Kaina.
Non sembrava neppure lei, se l’avesse conosciuta in quel momento le sarebbe apparsa una
persona affabile e gentile.
«Non nascondo che ci terrei molto a partecipare per vegliare anche sul mio cuginetto, come
sapete ha recentemente perso la famiglia e ci terrei molto a stargli vicino», aggiunse poi, rendendole
noto un dettaglio che Davios si era ben visto dal comunicarle.
Non solo sarebbe stata costretta ad accettare Kaina per la spedizione, ma la serpe non sarebbe
nemmeno stata sola, l’avrebbe coadiuvata addirittura un parente. Celine si diede della sciocca, avrebbe
dovuto riconoscere quei maliziosi occhi viola che anche Kaina aveva.
Sapeva che avrebbe potuto rifiutarla e contattare il Regno del Fuoco per verificare se vi fossero
candidati disponibili tra i loro guaritori, ma non le appariva corretto mettere in pericolo le vite di uno
dei loro residenti solo per la sua antipatia. Inoltre il ruolo di Kaina come guaritrice era noto e durante il
loro precedente viaggio aveva fatto ulteriori corsi. Se l’avesse respinta avrebbe dovuto dare al
Consiglio motivazioni più che inattaccabili, soprattutto a Davios. La insospettiva che non ci fosse
nessun altro candidato e non escludeva si celasse lo zampino di Davios e Ciardha dietro quei fatti.
Ingoiando il sapore di veleno che sentiva in bocca, si accinse a rispondere.
«Molto bene, Kaina, farai sicuramente parte di questa spedizione. T’invito a partecipare domani
alla riunione per gli aggiornamenti. Per quanto riguarda Lonn, a breve verificherò le sue competenze e
deciderò se potrà partecipare», rispose il più cortesemente possibile.
“Era l’unica cosa che potevi fare”, pensò Aidan.
“Lo so, ne parleremo questa sera”, replicò Celine rapida. Temeva sempre che qualcuno potesse
notare la loro comunicazione silenziosa o si accorgesse che era distratta.
«Mia signora?», la richiamò, infatti, Kaina.
«Perdona, ero già con la mente rivolta al viaggio», si scusò Celine, sentendo la bile salire
ulteriormente.
«Nulla di che, dicevo solo che Lonn vi sorprenderà, è un portento e non ho dubbi sulla sua
partecipazione», si degnò di ripetere l’arpia.
Celine si limitò a un sorriso stentato.
Kaina abbandonò dopo poco la sala e i commenti su quanto i reclutamenti fossero stati veloci e
semplici si sprecarono, specialmente da parte di Davios. La Regina dovette mordersi la lingua più volte
per non rispondere.
Aidan era preoccupato. Mentre si dirigevano verso la sala dei sistemi di sorveglianza, sperava
che Lonn si rivelasse un incapace e che non dovessero portarlo con loro. Kaina da sola bastava e
avanzava, le mancava solo di avere man forte. Si sentì in colpa per quel pensiero, dopotutto quel
ragazzo non gli aveva fatto nulla e non era detto che fosse antipatico o malvagio. Anche lui era cugino
di Davios, ma non era certo un pallone gonfiato arrogante.
Era anche preoccupato per Celine, era evidente il suo livello di ansia: camminava con una
postura insolitamente rigida, il sorriso che si era incollata addosso era falso come poche volte gliene
aveva visti fare, la sua figura emanava tensione. Avrebbe voluto tenerle la mano, ma purtroppo non
poteva e lo sapeva bene. Si rese conto di quanto la sua situazione fosse grave e peggiorasse giorno
dopo giorno. Celine non sarebbe stata sua per sempre e si chiese come sarebbe stato quando, chi poteva
legittimamente farlo, avrebbe avuto la chance di starle accanto. Mise da parte quei pensieri: quando
aveva accettato di stare con lei aveva ben chiari i rischi che avrebbe corso il suo cuore, ma era anche
certo di non poterne più fare a meno. Aveva tentato di tenerla lontano in tutti i modi e il risultato era
stato disastroso.
Quando giunsero nella sala dei sistemi di sorveglianza, trovarono tutti i laoich di guardia che
fissavano Lonn esterrefatti. Le sue mani scorrevano velocissime sulla consolle, bagliori luminosi
rapidissimi si ripetevano in sequenza.
«Siamo venuti a controllare come vanno le cose», palesò la sua presenza Celine.
«Mia Signora, questo ragazzo è stato rapidissimo, ha già programmato i sistemi e ora li sta
testando, se non lo avessi visto con i miei occhi non avrei potuto crederci», rispose un laoch con
espressione ammirata.
Lonn non diceva nulla, troppo concentrato sul suo compito, e Celine attese in silenzio che
terminasse di fare i suoi test. In breve tutti i responsi positivi tornarono indietro e Lonn alzò le braccia
al cielo esultando.
«La Capitale è completamente sotto sorveglianza anche all’interno dei suoi stessi confini»,
disse soddisfatto in direzione di Celine.
Aidan osservò il suo viso e notò il gelo, che si era impossessato di lei, sciogliersi. Celine era
troppo buona per odiare un’altra persona per osmosi. Non avrebbe mai tentato di mettere i bastoni tra le
ruote a quel ragazzo o di sminuirlo solo per ferire Kaina.
«Sei stato molto bravo e soprattutto rapido», si complimentò.
«Mi rende felice vedere che il mio periodo d’inattività non mi ha totalmente arrugginito»,
rispose lui allegro.
«Ti andrebbe, fintanto che non partiamo, di recarti qui tutti i giorni e metterti a disposizione
delle Divisioni per istruirli nel fare la stessa cosa? Mi rendo conto che i sistemi di Sorveglianza dei
Regni possano essere complessi e quindi dovrai farlo tu di persona, ma magari, nelle Divisioni,
potrebbe essere più semplice», gli chiese Celine.
«Certo, anche se a dire il vero domani mi vorrei recare nel Regno dell’Aria tramite portale e
sistemare direttamente la questione. Negli altri Regni potrò venire con voi in missione, lì ci siete già
stati, quindi vorrei mettere a posto le cose prima della partenza. Come avete visto, non impiego molto
tempo», spiegò Lonn volenteroso.
«Certo. Domani Acheflow passerà dal portale per farmi rapporto diplomatico, incontrandosi
con sua sorella Ailie. Potrai andare con lei», acconsentì Celine.
«Grazie per questa possibilità, sono felice di poter tornare a fare qualcosa di utile per il nostro
popolo. Quando sono morti i miei genitori, ritirarmi mi sembrava l’unica cosa da fare. Adesso, invece,
voglio solo rimettermi in gioco», rispose Lonn sinceramente grato.
«Ne sono contenta. Adesso vai pure a casa a riposarti, potrai tornare qui domani mattina,
lascerò detto tutto alle guardie così ti scorteranno da Acheflow e potrete attraversare il portale insieme.
Scriverò una lettera al Sovrintendente Maheloas per parlargli di te. Porgigli i miei saluti, mi
raccomando», lo congedò Celine.
Il ragazzo fece un inchino e se ne andò. Sembrava sinceramente felice dell’incarico e non
leggeva in lui ombra di malizia alcuna, sperava davvero fosse diverso dalla cugina.
Aidan tornò a casa con Mavi e con un imbarazzato Brian che si era offerto di accompagnarli. Si
divertiva un sacco a sentirli battibeccare, Mavi lo prendeva in giro per qualsiasi cosa lui dicesse.
«T’inviterei a cena, ma devo già cucinare per mio fratello, non ho voglia di farlo per una
persona in più», disse sua sorella in direzione dell’amico, quando furono davanti alla porta di casa.
«Certo, capisco, potrei tornare dopo a farti compagnia, se vuoi. Immagino che Aidan andrà
via...», rispose Brian che sapeva delle sue visite notturne a Celine.
Vista la sua assiduità nel tentare di domare Mavi, sarebbe stato impossibile tenerglielo nascosto:
era praticamente sempre a casa loro. Inoltre non aveva motivi di stare in ansia o di dubitare di lui.
«Brian, Mavi scherzava, puoi restare a cena», intervenne per tirare fuori l’amico dagli impicci.
Era davvero comico vederlo credere a qualsiasi sciocchezza dicesse la sorella.
Aidan temeva che Mavi a tavola tirasse fuori l’argomento Kaina, ma fortunatamente non lo
fece: probabilmente di schermaglie per quel giorno ne avevano avute abbastanza o, forse, sapeva che la
cosa feriva anche lui e si stava tenendo l’argomento per quando lei e Brian fossero rimasti soli. In ogni
caso la cena fu piacevole e la conversazione allegra, ad Aidan per una volta costò poco non correre
subito da Celine. Fosse stato per lui sarebbe volato al castello subito dopo mangiato, ma i rischi che
qualcuno lo vedesse materializzarsi erano troppi: durante le prime ore della sera c’erano più persone in
giro per i giardini, specialmente con la primavera che avanzava.
Attese le dieci e mezzo, poi prese congedo e, una volta uscito dalla porta sul retro, si
materializzò sulla terrazza della stanza di Celine. Spinse la finestra il più delicatamente possibile,
cogliendola di sorpresa.
Celine si stava spazzolando i capelli davanti alla specchiera e, come molte altre volte, non
aveva notato il suo arrivo. Amava poterla guardare quando lei non si accorgeva di lui, vederla così
serena lo riempiva di gioia. Sapeva che il motivo era il loro rapporto e, anche se gli costava ammetterlo
poiché faceva a pugni con i suoi principi, non poteva fare a meno di gioirne.
«Sono qui», disse piano.
Lei si alzò in piedi correndo ad abbracciarlo e gli passò una mano sulla nuca per attirarlo verso
di sé.
«Non posso ancora credere che quella serpe verrà con noi», disse immediatamente, lo sguardo
adombrato dal disappunto.
«Che cosa pensi di Lonn?», svicolò Aidan. Desiderava sapere se era riuscito a leggere i suoi
stati d’animo.
«Penso che tuo cugino sia un viscido serpente. Sapeva che se mi avesse riferito le origini di
Lonn, probabilmente avrei tentato di trovare una scusa per non riceverlo», rispose seccata Celine. «Ma
non ce l’ho con il ragazzo. La sua felicità mi sembrava genuina ed è molto bravo, non sarei mai riuscita
a rifiutarlo o disprezzarlo», aggiunse poi.
«Su mio cugino non posso che darti ragione, su Lonn staremo a vedere come si comporterà.
Non ti nascondo che anche io la penso come te. Se in un primo momento ho sperato fallisse con i
sistemi di sorveglianza, poi mi sono ammonito. Non potevo avercela con lui senza neppure
conoscerlo», approvò Aidan, felice di aver ben interpretato i pensieri di Celine.
Lei gli prese il viso tra le mani.
«Ti amo», disse, fissandolo intensamente.
«Che cosa non va, Celine?», domandò lui, percependo in quella dichiarazione quasi una
supplica.
Lei gli diede le spalle e s’incamminò verso la specchiera, accomodandosi sullo sgabello dov’era
seduta prima. Aidan non riusciva a comprendere cosa le passasse per la mente.
La raggiunse inginocchiandosi innanzi a lei.
«Mi rispondi?», la sollecitò.
Celine arrossì e distolse lo sguardo, e allora lui comprese.
«Lo sai che non mi è mai importato nulla di lei. Mi dà solo fastidio venga con noi e temo
dovremo stare doppiamente attenti perché ci terrà d’occhio. Era questo a preoccuparti?».
Celine finalmente lo guardò di nuovo.
«Lo sai che ti credo, ma noi... Ecco forse da lei potresti avere qualcosa in più», replicò Celine,
le cui guance erano ormai tendenti al porpora.
Aidan non si aspettava tirasse fuori proprio quell’argomento. Non ne avevano mai parlato, era
come un tacito accordo tra loro. Era certo Celine sapesse che non l’avrebbe mai toccata più di quanto
non gli fosse consentito. Non sapeva cosa risponderle, se le avesse detto quanto la voleva l’avrebbe
spinta verso quegli atteggiamenti che non desiderava manifestasse, ma al contempo desiderava
conoscesse la verità su ciò che lui provava.
«Non m’importa, Celine. Non voglio un’altra, non servirebbe a niente se non a riempire qualche
ora vuota, come facevo in passato quando pensavo fosse tutto ciò che desideravo. Io voglio solo starti
accanto, unicamente questo mi rende felice», rispose.
Come sempre lo colse di sorpresa. Si sporse verso di lui baciandolo senza nessuna timidezza, le
mani che gli artigliavano la schiena quasi temesse che potesse scomparire, le labbra che in silenzio
stavano chiedendogli molto di più. Anche lui la strinse a sé. Avrebbe pagato qualsiasi cifra per
cancellare ciò che erano davvero, ma non poteva, quindi, con estrema delicatezza per evitare di ferirla,
staccò le sue labbra da quelle di lei.
«I tuoi occhi mi palesano anche altre preoccupazioni», osservò, riportando la conversazione su
un territorio meno scottante.
«Penso che Davios e Ciardha abbiano fatto in modo che Kaina fosse la sola guaritrice a
presentarsi. Forse hanno palesato agli altri candidati pericoli maggiori o gli hanno quasi dato la certezza
di morte. Io credo che lei ci terrà d’occhio proprio come hai detto tu», spiegò Celine.
«Lo suppongo anche io, purtroppo non ci è dato sapere quale mezzo di persuasione abbiano
utilizzato, ma è certo che la sola presenza di Kaina non sia stata frutto di una coincidenza. Davios sa
che è innamorata di me e quindi l’avrà certamente favorita per tentare di scoprire come mai io l’abbia
nuovamente scaricata. Magari spera che questo favore gli garantisca qualche spiegazione in più, o forse
spera gli spiattelli tutto al suo rientro in caso di un ennesimo rifiuto», spiegò Aidan.
«Credi che sappia di noi?», chiese Celine.
«No, altrimenti lo saprebbe anche il Consiglio: Davios non vede l’ora di metterti in ridicolo e
dare del filo da torcere a Morwenna», rispose Aidan, certo delle sue convinzioni. Poi riferì a Celine la
conversazione che aveva avuto con Aengus, riguardo le mire di potere di suo cugino unite al desiderio
di soppiantare Morwenna.
«Eppure non sono convinta che il suo disappunto nei miei confronti sia relativo solo a quello»,
obiettò Celine. «Sia come sia, mi chiedo come mai Kaina non abbia parlato...».
«Kaina mi vuole, sa che se parlasse probabilmente mi allontanerebbero, potrebbe anche tentare
e ottenere da Davios di essere assegnata insieme a me, ma saprebbe che in quel caso io la respingerei
maggiormente. Solo questo la costringe a tenere la bocca chiusa. Penso che non sia certa vi sia
qualcosa tra me e te, ma sicuramente sa che io ti amo e la cosa non la rende felice. Tenterà di mettersi
tra di noi, di farti indispettire, di provocarmi. Dovrai ignorarla, Celine, non potrai farti vedere gelosa
davanti ad altri, non puoi dimostrarle di averne diritto», chiarì Aidan.
«Lo so, sarà dura...», sospirò lei, «la sera prima di partire dobbiamo organizzare una cena a
casa tua, voglio ci siano Brian, Mavi, Caswyn, Buonia, Aengus, Bhirginia e anche Murch. Dobbiamo
parlare tra noi senza rischio che ci oda qualcuno e soprattutto decidere come comportarci con la strega.
Non voglio che anche Mavi ne patisca le conseguenze».
«Come giustificherai la cosa con tua nonna?», volle sapere Aidan, che temeva ripercussioni.
«Dirò semplicemente che vogliamo passare una bella serata in compagnia prima di partire e che
non lo faremo al castello poiché sarebbe troppo formale», spiegò Celine.
«Continuo a pensare che vorrei che questi medaglioni mi permettessero di leggerti il pensiero»,
scherzò lui. «Mi chiedo come mai la notte di capodanno tu abbia avvertito cosa pensavo, io non ero
conscio di volerti trasmettere qualcosa, come non lo eri tu la prima volta che ti ho sentito...».
«Forse quella sera volevi farmi sapere quello che ho sentito. Forse, anche se non me lo avresti
mai detto, desideravi sapessi che tutte quelle ragazze che c’erano non t’interessavano, che stavi con
Mavi tutto il tempo per evitare di essere importunato. Per quanto riguarda me, quando sospettavo non
volessi portare il medaglione, desideravo sapessi che io volevo il contrario», gli fece notare Celine.
«Forse è come dici», lasciò correre lui.
«Che cosa pensi non ti dica?», domandò Celine.
«Quello che pensi davvero. A volte ho paura, Celine, perché temo che tu voglia metterti in
pericolo per me, per noi», ammise sincero.
«Non hai bisogno di leggermi nel pensiero, Aidan. Sai cosa provo e cosa penso, ma per quieto
vivere preferisci fingere di non esserne consapevole», rispose lei con altrettanta trasparenza.
«Celine, io non voglio...»
«Non puoi decidere per me, Aidan. Io non so cosa non voglio, conosco solo ciò che desidero e
sei solo tu», lo interruppe lei. «Adesso, se la cosa ti fa stare più sereno, sto meglio e sono meno irritata
dall’idea della presenza dell’arpia. Se vuoi acconsento ad addormentarmi», scherzò poi, sapendo
quanto lui si preoccupasse della sua stanchezza.
Avrebbe voluto insistere sulla discussione, farle capire che non doveva correre rischi per lui, ma
Celine aveva la testa dura, più dura della sua. L’indomani ci sarebbe stata la riunione per la nuova
spedizione e Celine doveva riposare.
«Sei davvero una furbetta», la canzonò.
Scattò rapido come quando combatteva e, cogliendola di sorpresa, la prese in braccio. A Celine
s’illuminò lo sguardo, gli regalò quel sorriso così sincero e luminoso che lo aveva riportato alla luce
dalla prima volta che lo aveva visto.
La depose delicatamente sul letto, mettendosi al suo fianco.
«Ti amo», sussurrò lei, poggiandogli il viso sul petto, poi chiuse gli occhi.
«Anch’io», rispose Aidan, prima che il sonno la portasse lontano da lui.
Capitolo 5 ~ Notizie
Domenica 11 marzo
Acheflow era felicissima, quel mattino avrebbe varcato il portale e incontrato finalmente sua
sorella. Non la vedeva da pochi giorni eppure le mancava moltissimo, dopotutto non erano mai state
separate ed era la sua gemella. Era colma di gratitudine per la possibilità che le aveva dato Celine, non
solo avrebbe potuto trascorrere il suo tempo con Hewie, ma le era anche stato offerto un lavoro che le
consentiva di frequentare la sorella.
Raggiunse la torre del portale e incontrò Hewie, lui le fece un ampio sorriso. Gli aveva
perdonato tutto, e anche lui non aveva battuto ciglio su ciò che aveva compiuto lei quando era sotto
l’influsso del nemico. Ache ricordava chiaramente di avergli quasi fracassato il cranio sui gradini della
scalinata del Tempio del Vento Ululante e al solo pensiero rabbrividiva.
«Pronta a tornare nel Regno di Adhar?», domandò Hewie allegro.
«Sì, non vedo l’ora di rincontrare Ailie», rispose lei di slancio. «Oggi verrà con me anche un
illusionista e questa è una lettera per Maheloas dove Celine gli notifica chi è il ragazzo e cosa farà;
questa invece è una busta chiusa, sempre da parte di Celine per Maheloas, come vedi c’è scritto
riservato, quindi non possiamo aprirla», spiegò, porgendogli le missive.
Hewie, entrando subito nel suo compito, prese ad annotare del suo passaggio, di quello di Lonn
e aggiunse che avrebbero anche consegnato delle missive a Maheloas da parte di Celine. Aveva appena
poggiato la penna, quando udirono dei passi avvicinarsi dalle scale della torre. Comparve una guardia
insieme a un ragazzo che non aveva mai visto, lui le sorrise porgendole la mano. «Piacere, sono Lonn,
l’illusionista che ti accompagnerà nel Regno di Adhar», le sorrise.
«Piacere di fare la tua conoscenza», ricambiò Ache.
«Siete pronti?», domandò Hewie.
«Sì, andiamo subito», confermò Ache.
Fece un sorriso a Hewie, poi lei e il nuovo arrivato varcarono le soglie del portale. Appena
giunsero dall’altra parte si ritrovò risucchiata in un abbraccio soffocante, era sua sorella che la stava
attendendo.
«Siamo qui dall’alba», la apostrofò Maheloas, «tua sorella non voleva saperne di rischiare che
tu arrivassi senza che lei fosse qui».
«Non lamentarti!», lo sgridò lei scherzosamente.
«Ailie, Sovrintendente, vi presento Lonn. Lo manda Celine poiché intervenga sui sistemi di
sorveglianza, in modo da rendere le protezioni effettive anche all’interno del Regno. Ho qui una sua
lettera dove lo spiega e una busta riservata», spiegò Acheflow.
Maheloas lesse rapidamente la missiva di Celine.
«Ti faccio strada fino alla stanza dei sistemi di sorveglianza, lasciamo sole le signore», disse
rivolto a Lonn.
Quando se ne andarono, lei e sua sorella si abbracciarono di nuovo. Ache si guardò intorno,
all’inizio era stata troppo frastornata per farlo. Le sembrava impossibile eppure era passata da
un’assolata mattinata primaverile all’inverno polare. Gettò un’occhiata verso la finestra, i nastri di luce
che s’increspavano in cielo la emozionavano come la prima volta che li aveva visti.
«Mi sembra impossibile che sia marzo inoltrato anche qui», disse ad Ailie.
«Già, penso che qui primavera ed estate non esistano quasi, ma amo il fascino glaciale di questo
posto», rispose Ailie.
«Si vede. Non siamo insieme da pochissimo e già mi sembri un’altra, ti stai calando nel ruolo di
moglie del Sovrintendente?», la stuzzicò Ache.
«Shh! Nessuno sa nulla», replicò Ailie, guardandosi intorno.
«Siamo sole e la porta è chiusa, suvvia!», la tranquillizzò Ache. «Dimmi di te. Come ti trovi?»,
domandò poi.
«Sono molto felice. Maheloas mi ha già portato una volta in giro per il villaggio con lui. Qui al
castello la gente inizia a conoscermi, e sua madre è fantastica, una vera donna di classe. Sta cercando di
farmi imparare tutte le loro tradizioni. Ovviamente lei e Abhainn sanno già che ci sposeremo, ma
approvano la linea di pensiero di Celine. Il popolo prima deve abituarsi a me, deve conoscermi.
Necessito di fare qualcosa di concreto per loro, non voglio mi guardino come un’estranea che è giunta
qui insediandosi senza neppure meritarlo», rispose Ailie.
Leggeva l’entusiasmo negli occhi della sorella, quella luce che aveva solo quando erano più
piccole e progettavano qualcosa insieme. Era una vita che non la vedeva più così.
«Dimmi di te e Hewie?», la incalzò Ailie.
Ache le raccontò per filo e per segno com’erano andate le cose e quanto aveva fatto Celine per
loro. Ailie rimase sconvolta dal comportamento dei suoi familiari.
«Alla prima occasione non mancherò di rinfacciarlo loro davanti a Maheloas e ai suoi genitori,
stanne pur certa», promise piccata.
«Non è necessario...».
«Lo è, invece. Tu sei troppo buona e li avrai già perdonati in cuor tuo, io no. A causa loro
abbiamo rischiato di perderci per sempre, questa è la cosa peggiore e non la dimentico», osservò Ailie.
«Probabilmente non mi ritenevano degna nemmeno di essere la tua gemella», scherzò Ache.
«Non importa cosa pensassero o volessero loro, io avrei dovuto impedirlo. Vedi, in questi
giorni, ho pensato anche a te, a noi. Che cosa sarebbe rimasto di me se la persona che mi conosce più
intimamente, che sa ogni mio segreto e pensiero, che è parte di me, la mia migliore amica, mia sorella,
non avesse fatto più parte della mia vita? Sarei stata persa. Da quando era iniziata la farsa del
fidanzamento con Hewie, giorno dopo giorno, un mattone del nostro rapporto crollava, finendo in
pezzi. Ci stavamo distruggendo e allontanando e forse, se non fosse accaduto quanto è capitato, ci
saremo perse per sempre. Avrei smarrito una parte di me che solo tu possiedi. Ci sono persone
insostituibili, persone che perdi perché la vita ti costringe a lasciartele alle spalle, che devi lasciare
andare, eppure a volte non ci riesci mai davvero. Anche quando ero cattiva con te non volevo davvero
allontanarti. Se perdi una sorella il vuoto che lascia non può essere riempito, e il peggio è quando
davvero nessuna delle due desidera perdere l’altra», disse Ailie spiazzandola.
Era un’eternità che sentiva la mancanza di quel legame magico e pensava che Ailie, così stimata
e sempre al centro dell’attenzione, non se ne fosse neppure resa conto.
«Non pensiamoci più, ma teniamolo da monito per il futuro: nulla potrà più spezzare questo
legame», rispose con le lacrime agli occhi.
«Adesso basta emozioni o piango davvero! Piuttosto, ho una bella cosa per te e per il tuo nuovo
incarico», disse Ailie, porgendole una pesante busta di carta dall’aria ufficiale.
«Di che cosa si tratta?», domandò Ache.
«Contiene la dichiarazione del padre di Maheloas su quanto è accaduto mentre era nelle mani
dei nemici. Immagino che il Consiglio la stia attendendo. Quando torneai indietro potrai dire che, vista
la tua conoscenza dell’importanza del documento, hai pregato il Sovrintendente padre perché lo
concludesse e te lo facesse avere per portarlo alla loro attenzione», suggerì Ailie. «Ti distinguerai
subito: loro non vedono l’ora di leggerlo e magari potrebbe anche esserci qualcosa di utile, ma ne
dubito. Non credo che i nemici gli abbiano detto nulla d’importante».
«Grazie! Questo li renderà davvero felici!», esclamò Ache.
Il resto della mattina lo passarono a scherzare come non succedeva da tempo immemore e,
quando giunse Lonn riaccompagnato da Maheloas con un’altra busta riservata per Celine, le sembrava
di aver trascorso solo pochi attimi con l’adorata sorella.
«Tornerai presto a trovarmi?», domandò Ailie.
«Certo, tutti i giorni mi farai rapporto tramite le tele e ci potremo vedere. Quando ci saranno
notizie più consistenti o argomenti di maggiore importanza, verrò qui», rispose Ache.
Si abbracciarono ancora una volta, poi attraversò il portale con Lonn per tornare a Gallaibh.
Appena arrivarono, Hewie chiamò una guardia perché riaccompagnasse Lonn dove si sarebbe
tenuta la riunione per il viaggio, registrò le buste portate indietro da lei e mandò un valletto a
consegnarle ai membri del Consiglio e a Celine.
«Hai potato un bel bottino, eh?», le sorrise, strizzandole l’occhio.
«Penso che Ailie abbia stressato il povero Abhainn per far in modo che il documento fosse
pronto per me», ridacchiò Ache.
«Sono davvero felice di questa seconda possibilità», disse Hewie, avvicinandosi a lei.
«Anch’io», rispose Ache imbarazzata, fissandosi le punte dei piedi.
Hewie le sollevò il viso perché lo guardasse negli occhi.
«Adesso dobbiamo lavorare, ma questa sera ceneremo insieme, finalmente, e poi passeggeremo
per i giardini», promise sorridendole.
Il cuore di Ache esplose, ma cercò di restare composta.
Aveva ragione Celine: era davvero iniziata una nuova vita.
Erano già tutti riuniti quando sopraggiunse Lonn e Celine per poco non si fece scappare un
sospiro di sollievo. Detestava dover trascorrere inutilmente del tempo con Kaina e l’ultima mezz’ora
era stata riempita dalle chiacchiere di Davios che ne tesseva le lodi, mentre lei si schermiva quasi come
una timida guaritrice appena uscita da scuola. Era oltremodo patetico.
«Ora che ci siamo tutti, possiamo iniziare», disse impaziente, ponendo fine a quell’insulso
chiacchiericcio.
«Rivediamo un attimo i problemi che affliggono il Regno del Fuoco», prese la parola Helori, la
sua fidata cartelletta in mano. «In questo luogo la situazione è apparentemente più tranquilla rispetto al
Regno dell’Aria: le protezioni sono ancora solide, il popolo del Regno è fiero e orgoglioso, non vi è
stato un calo di fiducia nei loro ranghi e combattono con forza contro i nemici. Il problema maggiore
consiste in persistenti e continui attacchi lungo i confini ad opera dei dubhar laoich. Loro si coordinano
con le Divisioni sparse lì intorno, tramite tele luminescenti, e preparano dei veri e propri assalti per
tentare di sbarazzarsi di quegli esseri. Purtroppo, come ben sapete, Fàs attinge da un esercito quasi
infinito e dunque a poco valgono i loro sacrifici. Logicamente il numero di morti è aumentato e i
residenti non possono più uscire dalle Divisioni o dai confini del Regno, è troppo pericoloso per loro.
Ne consegue che, non avvengono quasi più scambi: i guerrieri non lasciano il Regno o le Divisioni per
recarsi qui, né tantomeno in altri luoghi», terminò Helori.
«Sicuramente, una volta recuperato l’Arco di Fuoco Distruttore, i nemici smetteranno di
attaccare i confini del Regno. Sono certa che il loro scopo sia indebolire la volontà del popolo per poter
accedere alle nostre terre, proprio come volevano fare nel Regno dell’Aria e negli altri due», osservò
Celine.
«Questo è vero, ma crea anche un altro problema», intervenne Morwenna, «troverete
sicuramente un nutrito gruppo di nemici che vi sbarrerà il passaggio, non sarà facile entrare nel Regno
e attraversarne le protezioni».
«Lo immaginavo anche io, ma non cambia nulla perché potrebbe accadere ovunque, anche
appena fuori dai nostri confini protetti. Quando siamo andati nel Regno di Adhar eravamo convinti di
trovare amici e rinforzi mandati in precedenza da Gallaibh, mentre invece abbiamo trovato ad
attenderci Custodi mutati in corrotti. Il nemico tenterà sempre di ostacolarci», replicò ferma Celine, che
già sapeva cosa stava per arrivare.
«È vero, Celine, ma questo non ci autorizza a non porci domande sulla tua sicurezza e su come
cercare di fare in modo che tu non corra rischi inutili», rispose Morwenna.
«Forse potremmo andare avanti noi e lasciare Celine in un luogo sicuro; Erskine ed Ermer
potrebbero andare a prenderla per scortarla e noi potremmo restare a presidiare i confini e avvisarli in
caso di un nuovo attacco», propose Kaina.
Celine la odiò ancora di più, se possibile. Quella strega stava cercando di farla passare per
debole e voleva ingraziarsi il Consiglio.
«Non se ne parla nemmeno. Io sono la più forte di tutti e, in caso di un attacco a sorpresa
massivo, potrei usare il potere della luce per mettere fuori combattimento tutti i nemici in pochi
secondi. Avremmo tutto il tempo di rientrare senza che riescano a tornarne altri», troncò Celine sul
nascere.
«Ma potrebbe costarti un uso smodato di energie», obiettò Morwenna che sicuramente aveva
già accarezzato l’idea di Kaina.
«Come ho dimostrato l’ultimo giorno nel Regno dell’Aria, ormai controllo meglio il potere. Se
servirà ce la farò», replicò Celine, certa di poter contare sul dono che la legava ad Aidan.
«La Regina ha ragione, è inutile rischiare di farla allontanare e poi mandarla a recuperare da
due persone. Nulla ci garantisce che qualche nemico non li tenga d’occhio già da prima e prenda poi di
mira il piccolo gruppetto: sarebbe ancora più pericoloso», disse Helori che, a quanto sembrava, era
l’unica a non essersi bevuta il cervello.
Celine fu doppiamente felice di quella risposta. Aveva pensato di palesare quella falla nel piano
di Kaina per metterla in ridicolo ma, se lo avesse evidenziato, Davios sarebbe intervenuto cercando di
caldeggiare la proposta della sua pupilla. Così non poté aggiungere nulla. Anche Morwenna, dopo le
parole di Helori, non seppe cosa dire.
«Bene, ora che abbiamo superato questa impasse, direi che possiamo andare oltre e parlare del
territorio», cambiò rapidamente argomento Celine.
Temeva che Kaina se ne uscisse con qualche altra proposta bislacca, magari avrebbe potuto
osservare che sarebbe stato meglio se lei fosse rimasta al sicuro, a Gallaibh, così da avere la possibilità
di godersi Aidan da sola. Celine si sgridò per quel pensiero, doveva restare concentrata sulla riunione e
non dedicare energie a quella serpe. Ormai i giochi erano fatti e avrebbe dovuto tollerarne la presenza.
«Rìoghachd as Te?net è posto in un territorio molto diverso da quello che avete da poco
visitato, si trova infatti nel deserto del Kalahari. Pur essendo uno dei Quattro Regni meno in pericolo
abbiamo deciso che il secondo viaggio si terrà lì poiché al momento il clima è ottimale: marzo per loro
è la fine dell’estate e le temperature, seppur calde, somigliano più alla primavera. Trovandosi
nell'emisfero meridionale, ha le stagioni invertite rispetto all’Europa», iniziò Morwenna con la voce
incrinata. Si vedeva che non le andava giù dover rinunciare alla possibilità di tenerla in disparte da
possibili combattimenti.
«Non parliamo, però, solo di diverso clima e ambiente, ma anche di diversa disposizione del
territorio. Il Regno del Fuoco è molto più vasto del Regno dell’Aria. Il castello, Caisteal a Òir, e il
villaggio Clachan a Òir sorgono appena varcato il confine; il resto dei luoghi è sparso e molto distante
da esso. Dovrete vivere quasi per tutto il tempo accampati, vi sono luoghi che distano troppo dal
castello, e fare avanti e indietro sarebbe un’inutile perdita di energie e risorse. Mi sento, però, serena
per questo poiché il Regno è completamente sotto le protezioni».
«Immagino saremo preparati a questo, visto anche il supporto dei guerrieri che sono da diversi
mesi sul territorio. Vuoi passare a descriverci i luoghi degni di nota?», domandò Celine.
«Certo. Tra il villaggio e il castello scorre un fiume, l’Abhainn Allaidh: questo corso d’acqua è
in parte nelle terre degli umani e in parte nei nostri domini, Il suo delta è una delle pochissime aree
verdi di quei luoghi e si tratta di una zona paludosa, Boglach Uaine. Essendo una piccola foresta in
mezzo al deserto potrebbe esservi qualcosa da scoprire, vi invito ad andare lì subito giacché è vicino al
castello. Nella zona a Est, verso il confine del Regno, vi sono le sabbie rosse, Gainmhichean Ruy, una
zona aridissima, piena di sabbie mobili e scarsamente frequentata, dovrete fare molta attenzione, ma
sono certa che Kenina sappia esattamente dove non farvi andare. Più a Sud Est abbiamo Toll Gorm e si
tratta di un fenomeno assai strano: un cratere in mezzo alla terra, pieno di acqua dolce dal colore
turchese intenso. Poiché al Castello i Custodi per l’acqua utilizzano il fiume, difficilmente si
avventurano sin lì, magari nelle profondità sorge il luogo in cui è stato forgiato l’Arco e dove potrete
reclamarlo».
Morwenna si fermò per controllare che stessero diligentemente prendendo appunti sulle loro
mappe e quando si ritenne soddisfatta riprese a spiegare.
«Al centro del Regno del Fuoco si trova Beinn-Theine Beul Te?net: si tratta di un vulcano
chiamato appunto la Bocca di Te?net, è un luogo antico e sicuramente legato all’Elemento del Regno
in modo molto forte. Non è da escludere che l’Arco abbia preso vita lì. Ancora più a Sud vi sono tre
luoghi, la Duna dei Venti Oitir Gaothan, il piccolo villaggio dei minatori, Lobhtaichean, e la miniera
da cui viene estratta la tormalina, Mèinn an Clachan Dubh, chiamata Miniera delle Pietre Nere. A
Ovest restano due luoghi. Àilean Caill è una zona che nasconde L’Oasi Perduta: essa non si manifesta
sempre nello stesso punto della mappa e non è sempre visibile, dovrete cercare un modo per riuscire a
trovarla o vederla. Risalendo verso Nord troverete il Canyon Rosso, Carraigean».
Quando Celine alzò lo sguardo dalla pergamena posta innanzi a lei, colse tutti gli altri intenti a
scrivere alacremente e lo sguardo di Morwenna che li controllava uno per volta come fossero scolaretti.
«Ti ringrazio per la chiara spiegazione del territorio che visiteremo. Vogliamo occuparci della
logistica del viaggio?», domandò Celine.
«Ho già pensato a tutto!», esclamò Corentin felice di poter prendere la parola. «Raggiungerete
Inverness, come la volta precedente, atterrerete a Glasgow e da lì prenderete un volo per Dubai, dove
farete scalo. Un altro aereo vi condurrà a Johannesburg».
«Come raggiungeremo la zona vicina all’ingresso del Regno? Johannesburg mi sembra molto
distante», osservò Erskine.
«Anche questo problema è risolto. Prenoterò delle auto che prederete a noleggio e con le quali
arriverete fino alla Divisione nei pressi di Sun City. Da lì usufruirete del loro elicottero e raggiungerete
la Divisione più vicina al Regno del Fuoco, nei pressi di Mariental. Troverete ad attendervi i laoich
mandati da Gallaibh a dicembre per dare un aiuto nel presidio dei confini. Essi vi faranno da scorta
supplementare fino al Regno e poi si uniranno a voi; alla Divisione, inoltre, vi forniranno i cavalli con
cui potrete spostarvi all’interno del territorio», terminò Corentin soddisfatto.
«Mi sembra tutto ben organizzato e pratico. Ritieni sarebbe possibile partire martedì? Mi pare
insensato procrastinare ulteriormente, visto che non vi è più nulla di cui debbo occuparmi nella
Capitale», domandò Celine.
«Certo, anche domani se lo desiderate», rispose pronto Corentin.
«La giornata di domani sarà libera per tutti, ognuno trascorrerà il tempo come e con chi
preferisce prima della partenza. Martedì andrà bene», decise Celine.
«Molto bene, allora se la riunione è sciolta mi reco nel mio ufficio sul confine e con i mezzi di
comunicazione degli umani inizio a effettuare tutte le prenotazioni», si affrettò ad alzarsi Corentin.
«Certo, vai pure», lo congedò Celine. «Devo chiederti se per oggi puoi restare al castello e
parlare con quante più Divisioni possibili per mettere a punto la sorveglianza», aggiunse, rivolta verso
Lonn.
«Certamente, sarà un piacere rendermi utile», acconsentì lui.
In breve iniziarono tutti a prendere congedo e, con suo disappunto, notò Kaina affiancarsi ad
Aidan prendendolo a braccetto. Si morse la lingua per non imprecare e afferrarla per i capelli, dopotutto
era meglio facesse così che andasse da Brian. Mavi era sicuramente più incerta e insicura di lei. Si
affiancò alla ragazza, che era tallonata da Brian quasi ne fosse stato il cagnolino.
«Per domani sera va bene?», chiese, sperando che Aidan gliene avesse già parlato.
«Certo, sarà una cena bellissima. Io avviserò Aengus, Bhirginia e Murch appena la confusione
qui in sala calerà», acconsentì Mavi.
«Io l’ho già detto a Caswyn e Buonia, magari domani Buonia o Murch potrebbero andare a
invitare Adraste, Murch ne sarebbe felice», propose Celine.
«Mi pare un’ottima idea», approvò Mavi, «le signore volendo potrebbero arrivare nel primo
pomeriggio e potremmo divertirci a preparare qualcosa tutte insieme, anziché portare ognuna un piatto
da casa», lanciò l’idea Mavi.
«Mi sembra una trovata divertentissima, io arriverò prima di tutti, ma non dirlo ad Aidan, gli
farò una sorpresa», sussurrò all’orecchio di Mavi.
Lei le sorrise complice.
«Mi dispiace», aggiunse poi, indicando con la testa il luogo dove lei aveva visto poco prima
Aidan insieme a Kaina. Sembrava un pitone che tentava di avvolgerlo nelle sue spire e Aidan una preda
che ne era quasi soffocata. L’irritazione sul viso di lui era palese, si chiese se Kaina davvero avesse
l’orgoglio così sotto le scarpe o se non riuscisse veramente a vedere quanto le sue moine lo stessero
innervosendo.
«Vado a liberarlo prima che sbotti in maniera inappropriata», disse Mavi, dirigendosi verso di
loro.
Arpionò il fratello per l’altro braccio e poi si sporse verso la strega. Celine non potè udire cosa
le avesse detto, ma Kaina mollò la presa e si diresse verso l’uscio, sbattendoselo alle spalle. La Regina,
per non attirare l’attenzione, non si avvicinò loro e rimase dov’era, ma dopo poco si sentì toccare una
spalla. Era sua nonna.
«Questa sera cenerai con me e dopo faremo una bella passeggiata per il giardino; domani, se lo
vorrai, daremo una cena qui al castello», disse.
«Nonna, per domani ho già dei programmi. Abbiamo organizzato una serata a casa di Aidan e
Mavi», rispose Celine senza omettere nulla.
«Perché mai? Non mi sembra appropriato!», esclamò sua nonna.
«Non dire sciocchezze. Combattiamo tutti insieme e siamo tutti amici, verranno anche Caswyn
e Buonia. Ti fidi di loro, no? Non si tratta di un appuntamento», replicò Celine.
«Bene, potete farlo qui», s’impuntò però Morwenna.
«No. Qui sarebbe tutto troppo ufficiale, saremmo serviti da camerieri in livrea e si
trasformerebbe in un evento a palazzo, siamo solo un gruppo di amici che desiderano passare del tempo
insieme prima di rischiare la vita», la buttò sul tragico Celine.
«Non so davvero cosa devo fare con te», la fissò intensamente Morwenna. «Qualcosa mi dice
che Kaina non sarà tra gli invitati», osservò acuta.
«Infatti non ci sarà, ringrazia non l’abbia fatta cacciare a pedate dai reclutamenti», rispose
Celine decisa a non farsi mettere in soggezione.
«L’altra sera mi hai mentito», constatò Morwenna.
«Sarebbe più corretto dire che non ti ho smentito. Sia come sia, non hai nulla di cui
preoccuparti», rispose Celine.
«Lo spero, voglio credere tu sia consapevole dell’importanza del tuo ruolo, ma dopo, quando
saremo sole, avremmo tempo in abbondanza per parlarne».
Celine si affrettò a informare mentalmente Aidan dei suoi programmi per la serata, lo avrebbe
visto direttamente l’indomani: temeva che Morwenna non sarebbe stata tanto facile da convincere, né
da mandare a letto. Sapeva che Aidan si preoccupava troppo del suo risposo e desiderava fare in modo
che fosse sereno.
In breve la sala si svuotò e Celine si andò a preparare per la serata che la attendeva. Non ci
sarebbero stati neppure Caswyn e Buonia: avevano in programma un romantico pic-nic notturno sulle
rive del lago. Le sarebbe piaciuto poterlo fare con Aidan, ma sapeva bene che non sarebbe stato
possibile.
In camera sua, innanzi allo specchio, si fece coraggio per tenere testa a sua nonna. Sapeva che
l’avrebbe sottoposta a un interrogatorio su Aidan ed era ben consapevole di dover dosare la sua
irritazione per le domande, ma soprattutto le sue risposte. Non poteva lasciarle intendere cosa stesse
accadendo tra loro: avrebbe disapprovato in maniera categorica e sarebbe doppiamente stata
preoccupata per la missione.
Si fece un sorriso d’incoraggiamento e si apprestò a sopportare la suprema inquisizione.
Capitolo 6 ~ Tipi di amore
Lunedì 12 marzo
Buonia era felice di poter trascorrere quella serata in allegria prima di partire, ma era
preoccupata per Celine in merito alla presenza di Kaina. Sperava che la maligna ragazza non facesse
nulla di cattivo o che potesse turbare l’equilibrio che l’amica aveva raggiunto con Aidan.
Il primo pomeriggio faceva capolino e si stava dirigendo verso casa della cugina per invitarla a
trascorrere la serata con loro: era certa Adraste ne sarebbe stata felice e voleva sapere come stava
andando il riavvicinamento con la sua famiglia. Sapeva che i genitori della cugina ancora non
l’avevano voluta rivedere, ma sua sorella le aveva ordinato il corredo per la creatura che portava in
grembo.
Adraste fu sorpresa di trovarsela davanti, ma un sorriso le riempì immediatamente il volto.
«Buonia! Temevo che con i preparativi per il nuovo viaggio non trovassi il tempo per passare a
trovarmi», l’accolse, facendola accomodare nella sua piccola casetta.
«Celine ha deciso di lasciarci una giornata libera per rilassarci prima della partenza», rispose
Buonia, accomodandosi al piccolo tavolino della cucina.
Adraste si affrettò a servirle un tè, aveva un profumo delizioso e assaggiandolo si rese conto che
sapeva di rosa.
«Come va con la mia famiglia?», domandò, quando anche la cugina si fu seduta a sorseggiare il
suo tè.
«Molto bene, tua sorella è entusiasta delle mie idee per il corredo e mi invitano spesso a pranzo
la domenica. Solo i miei genitori non vogliono vedermi», rispose con voce incrinata.
«Vedrai che prima o poi troveranno la forza di mettere da parte l’orgoglio», replicò Buonia
incoraggiante.
Adraste stava per replicare a sua volta ma il suono di colpi secchi alla porta la interruppe.
«Attendevi qualcuno? Non vorrei essere di disturbo», s’informò Buonia.
«No, non ho idea di chi possa essere. Resta pure qui, vado di là a vedere», rispose la cugina,
alzandosi in piedi e accostando la porta della cucina.
Buonia riprese a sorseggiare il suo tè incurante, ma purtroppo la porta non era completamente
chiusa e la conversazione in corso nell’altra stanza le giunse chiara e limpida.
«Ciao, Murchadh, come mai sei venuto?», domandò sua cugina.
«Domani partiremo e volevo salutarti», rispose Murch.
«Ti ringrazio, ma in questo momento ho visite e non posso rimanere a parlare, mi ha fatto
piacere rivederti», si affrettò a liquidarlo sua cugina.
Buonia si chiese per quale motivo non lo invitasse ad accomodarsi, in fondo in casa c’era
solamente lei. Adraste doveva pur conoscerla bene, sapeva che avrebbe preso congedo rapidamente pur
di lasciarle il suo spazio con il guerriero. Stava per alzarsi fingendo di andare via, quando Murch
riprese la parola.
«In realtà non volevo fermarmi, so che tra poco dovrai ritornare a lavorare. Ero passato per
invitarti a cena questa sera. Celine ha organizzato una piccola festa per gli amici a casa di Aidan e
Mavi. Staremo tra noi. Sai, un momento di divertimento prima di partire, per cui mi farebbe piacere
passarti a prendere e andare con te», la invitò lui.
Buonia increspò le labbra in un sorriso, a quanto pareva le intenzioni di Murch erano davvero
palesi.
«Grazie, Murch, ma dopo il lavoro sarò stanca. Apprezzo che tu me l’abbia chiesto, ma non
riuscirò a venire. Salutami tutti», la sorprese sua cugina, declinando l’invito.
Si domandò se fosse possibile non ricambiasse l’interesse, le sembrava strano, Murch era un bel
ragazzo, a modo, cortese.
«Ascolta, Adraste, ti prego. Io tra poco partirò, vorrei passare ancora del tempo con te. Se pensi
che sarai stanca verrò io da te, non m’importa della cena. Vorrei che tu capissi che le mie intenzioni
sono serie e che voglio stare con te, per me non è un divertimento. Se temi mi voglia approfittare della
tua ingenuità ti sbagli. Io vorrei solo che ci conoscessimo di più e che offrissimo una chance a ciò che
sentiamo. Non credo di esserti indifferente, né che la possibilità di stare con me ti dispiaccia tanto»,
disse lui, chiaramente intenzionato a non farsi mettere alla porta facilmente.
«Ti ho già spiegato come la penso, perché fingi di non capire. Mi piaci, Murchadh, forse troppo.
Tengo a te e alla tua felicità, e un futuro con me ti precluderebbe tutto questo. Io sono solo una
contadina che fa la tessitrice, non ho prospettive, invecchierò e morirò. Non rovinerò il tuo futuro di
guerriero per una vita da bottegaio. Guardati intorno, sono certa troverai la persona giusta per te. Non
pensare a me mentre sarai via, concentrati sul tuo compito, è tutto ciò che desidero per te. Ora, se vuoi
scusarmi ho un ospite di là che mi attende».
Poi si sentì un tonfo secco: Adraste doveva avergli sbattuto la porta in faccia. Dopo poco tornò
da lei. Buonia studiò il suo viso, sembrava triste e si chiese il perché del suo comportamento. Decise di
essere sincera.
«Perdonami, ma la porta non era chiusa e ho sentito tutto. Perché, Adraste? Non lo ricambi?»,
domandò, prendendo tra le sue una mano della cugina.
«Non è questo», rispose lei, fissando la tazza di tè.
«Adraste», la riscosse Buonia, «parlami, io sono tua amica».
«D’accordo, ma a lui non dirai nulla, non voglio che sappia», accettò sua cugina.
«Certo», la incoraggiò Buonia.
«Sono innamorata di lui. So a memoria ognuna delle lettere che mi ha mandato, è perennemente
presente nei miei sogni. La tentazione di lasciarmi tutto alle spalle e accettare la sua proposta di stare
insieme è forte, ma non posso», iniziò la cugina esitante.
«Perché? A lui non sembra che importi nulla delle tue origini...»
«Non è solo questo, Buonia. Io non voglio che lui muoia, che sprechi la sua vita con una donna
che non può davvero completare la sua, mi sentirei un peso e basta. Il pensiero che lui invecchi e si
consumi per me mi distrugge, mi sentirei colpevole di omicidio. Non posso vivere questa felicità a
spese della sua vita», la stupì Adraste.
«Lui, però, mi sembra davvero innamorato, non penso cambierà idea facilmente. È l’amore che
rende una vita degna di essere vissuta, la sua durata infinita - se vuota - non serve a molto», rispose
Buonia.
«Non voglio arrendermi completamente, ma per ora preferisco sia così. Sto pensando di
scrivere a Celine per chiederle di studiare, voglio rigenerarmi: se passerò l’esame allora accetterò la
corte di Murch», la sconvolse Adraste.
Buonia non aveva idea che la cugina volesse intraprendere quel cammino, ma non poteva che
esserne felice. Adraste aveva consumato lunghi anni in solitudine, si meritava una vita più lunga, si
meritava di recuperare tutto il tempo che aveva perso.
«Celine sicuramente accoglierà la tua richiesta e ti indirizzerà verso i maestri migliori, ma tu hai
appena detto a Murch di guardarsi attorno», le fece notare Buonia.
«Infatti desidero che lo faccia», replicò Adraste, mandandola in confusione.
«Non capisco...»
«Buonia, io potrei anche morire, non voglio che lui pensi che l’ho fatto per lui o che si leghi a
me prima che io passi la prova. Se troverà un’altra, forse il suo sentimento non era poi così forte,
oppure avrò perso un’occasione e me ne pentirò per sempre. Ma non posso permettere che lui si leghi a
me, non me la sento. Se morissi e decidesse di non rigenerarsi più?», chiarì Adraste.
«Potrebbe decidere di farlo comunque, non trovi? Almeno avreste la possibilità di stare un po’
insieme prima. Che discorsi lugubri, Adraste, non dovresti neppure considerarla questa possibilità!»,
obiettò Buonia.
«No, se non si legasse a me non sentirebbe nessun peso e, anche se lo avvertisse, saprei di non
averlo incoraggiato a farlo. Ora devi giurarmi che di tutto questo non dirai nulla. Farò portare una
lettera a Celine in modo che questa sera la trovi», mise fine al discorso Adraste.
«Sono certa che Celine si farà in quattro per mettere in moto le cose ancora prima della nostra
partenza. Quando sarai pronta per la prova, avvisami, attendi che io non sia in viaggio perché vorrei
essere presente», rispose Buonia, già in pena per l’impresa della cugina.
«Certo, un giorno in più o in meno non farà differenza, farò in modo che tu ci sia», acconsentì
Adraste con il sorriso.
Buonia rimase con lei fin quando non fu l’ora di rientrare al negozio di Kerra. Poi decise di fare
una piccola passeggiata. L’appuntamento con Mavi per preparare la cena era alle cinque ed erano solo
le tre. Sapeva che Celine sarebbe andata prima, ma ne conosceva anche il motivo: probabilmente erano
le ultime ore che poteva passare da sola con Aidan. Non avrebbe anticipato il suo arrivo, altrimenti
l’amica si sarebbe sentita in dovere di unirsi a lei e a Mavi.
Celine si era materializzata davanti alla porta di casa di Aidan, era così felice di poterlo fare con
naturalezza, in fondo una cena tra amici non poteva essere interpretata male da nessuno.
Quando bussò, le aprì Mavi che si era già calata nei panni della casalinga. Indossava un
grembiule rosa pieno di volant, probabilmente di sua madre, e aveva un’aria buffa con la farina sul
naso.
«Che cosa stai preparando?», domandò Celine curiosa.
«Un dolce speciale che faceva mia madre. Deve risposare alcune ore, quindi mi sono già messa
al lavoro, ma non sbirciare. È una sorpresa!», esclamò Mavi allegra.
«D’accordo, posso salire?», chiese Celine incerta.
«Certo, però bussa, ti aspetta tra qualche ora e si è fatto da poco la doccia, meglio che non
spalanchi la porta senza avvertimento», scherzò Mavi con un sorriso malizioso.
Celine arrossì al pensiero di cosa implicasse la battuta di Mavi e l’altra rise.
«Vuoi che vada io a controllare?», domandò poi, notando il suo reale imbarazzo.
«Non credo ti farebbe entrare se fosse nudo, no? Penso sia sufficiente bussare», rifiutò Celine,
troppo orgogliosa per arrendersi e accettare l’offerta. Dopotutto si trattava di Aidan, non di uno
sconosciuto.
«Certo, non ho alcun interesse a vedere mio fratello nudo, ne faccio a meno. Vai pure», rise
Mavi, tornando verso i fornelli.
Celine salì le scale lentamente. Si trovava davanti alla porta e la prospettiva di bussare la
metteva in crisi, ma non poteva stare lì davanti come una scema, soprattutto non voleva sprecare il
poco tempo che avrebbero potuto passare insieme prima del viaggio. Fece un respiro profondo e poggiò
le nocche sul legno chiaro.
«Mavi, entra pure», sentì dire ad Aidan da dentro.
Abbassò lentamente la maniglia e aprì l’uscio. Stava per urlare: “Sorpresa!”, ma rimase
impietrita. Di spalle, davanti a uno specchio, c’era Aidan. Aveva indosso solo i pantaloni e stava
scegliendo quale camicia indossare. La schiena era ricoperta da piccole goccioline d’acqua che
schizzavano dai capelli bagnati quando muoveva la testa; la colonna vertebrale dritta la tagliava a metà
perfettamente; i muscoli dorsali si evidenziavano a ogni suo movimento. A Celine sembrò di non avere
più aria nei polmoni, non riuscì a parlare. Sapeva di dover palesare la sua presenza, ma non ce la
faceva. Avrebbe desiderato fuggire per l’imbarazzo e contemporaneamente non poteva staccare gli
occhi da quello spettacolo. Qualche volta aveva accarezzato Aidan in un modo che, a mente lucida, non
sarebbe riuscita a ripetere, ma non lo aveva mai visto così. Era così bello, non riusciva a smettere di
fissarlo.
«Lo so, lo so, è arrivato Brian in anticipo. Scelgo una camicia, mi asciugo i capelli e scendo a
intrattenerlo», disse Aidan, convinto di parlare con la sorella.
Celine pensò a quante volte Mavi dovesse averlo visto in quel modo, senza l’imbarazzo che
stava provando lei. Non era gelosa, loro erano davvero come fratelli. Non c’era il tipo di rapporto
malato che l’aveva unita a Matteo, lui si era finto suo amico per ben altri scopi.
Doveva rispondergli, eppure non ce la faceva; stava valutando l’idea di chiudersi la porta alle
spalle e battere in ritirata, supplicando poi Mavi di fingere di essere salita, quando Aidan si voltò.
«Mavi, sei diventata per caso muta?».
Rimase pietrificato nel trovarsela davanti, la fissava senza staccare gli occhi dai suoi. Celine
sentì il calore affluirle alle guance: lo spettacolo frontale, se possibile, era ancora meglio di quello
posteriore. Il torace asciutto e scolpito, gli addominali in evidenza, e quelle dannate goccioline che
scorrevano sopra.
“Dio, come le invidio”.
«Celine, non credevo fossi tu», disse lui afferrando una camicia a caso e coprendo quello
spettacolo.
«Scusa, volevo farti una sorpresa», le uscì con una vocetta ridicola e tremolante.
Ad Aidan sfuggì un sorriso.
«Come mai non dicevi niente, quindi?», la stuzzicò lui.
Il calore che aveva avvertito prima al volto si stava intensificando, e Celine maledisse la sua
inesperienza, la sua timidezza. Avrebbe voluto rifilargli una di quelle belle frecciatine che gli sparava
quando ancora erano alla Villa, ma era troppo intontita. Poi si riscosse: stava facendo la figura della
stupida al quadrato. Scelse di optare per una sfacciataggine che non le apparteneva.
«Mi stavo godendo lo spettacolo», disse, reggendo il suo sguardo.
«Ah, ed era di tuo gradimento?», chiese lui, strizzandole l’occhio come suo solito.
«Se non lo fosse stato avrei chiesto il rimborso del biglietto», rilanciò lei, decisa a non dargliela
vinta. Avrebbe voluto vedere lui, se avesse iniziato a spogliarsi. Ma non sarebbe mai successo: prima di
tutto non ne aveva il coraggio e, anche se ci avesse provato, Aidan l’avrebbe fermata.
«Non mi sembra, però, tu lo stia facendo», la pizzicò però lui.
«Aidan, smettila, sono già sufficientemente in imbarazzo», si arrese lei, fissando poi il
pavimento.
Aidan l’abbracciò.
«Non devi essere in imbarazzo. E no, non sono arrabbiato, io ti appartengo, Celine».
Celine teneva il viso nascosto nel suo petto. Avrebbe voluto avere il coraggio di chiedergli di
togliersela, quella dannata camicia, ma sapeva che Aidan non l’avrebbe presa bene. Non avrebbe
accettato facilmente di spingere il loro rapporto troppo in là: era una tacita ma chiara regola del loro
stare insieme.
Inspirò quel suo profumo così buono, amplificato dalla pelle ancora calda per via della doccia,
poi alzò il viso per porgergli le labbra. Doveva baciarlo, subito. Almeno quello le era concesso. Le loro
labbra si unirono in un bacio profondo e sensuale. Celine aveva bisogno di quel contatto con lui, lo
desiderava con tutta se stessa ed era certa che anche per lui fosse lo stesso. Gli infilò le mani sotto la
camicia, accarezzandogli la base della schiena, e si chiese come sarebbe stato sentire quella pelle
morbida e calda contro la sua. Prima di Aidan non era mai stata innamorata, non aveva mai provato
nulla per nessuno, tantomeno un’attrazione fisica così devastante. Faceva quasi male.
Aidan stava per interrompere il bacio, ma lei gli infilò le mani tra quegli splendidi fili d’oro per
trattenerlo. Non voleva che quel contatto s’interrompesse. Non così presto. Ma lui era più forte.
«Celine, non possiamo, lo sai», si allontanò, accarezzandole il viso, «avrei dovuto respingerti e
tenerti lontano, ma non ce l’ho fatta. Sono un egoista e un pessimo soggetto. Era più forte il mio
desiderio di averti per me del mio dovere. Questa non è la cosa giusta da fare, lo sai tu e lo so io.
Adesso, però, non riuscirei più a dirti no. Ora che ho assaporato com’è davvero stare insieme, tutto il
mio buonsenso e la mia moralità sono andati a finire chissà dove. Ti ho voluto dal primo momento in
cui ti ho guardata, in quel giardino, con le mani infilate nella terra, il volto rigato dalle lacrime. In
quell’esatto istante ti ho amata e, anche quando ho scoperto che non mi era concesso, in silenzio, non
ho smesso di farlo. Forse proprio perché sapevo che tu lo volevi, che smettere di amarti avrebbe
significato farti molto più male. Questo, però, non mi è concesso, e non cadrò più in basso di quanto
non abbia già fatto, trascinando anche te».
Celine in quelle parole avvertì tutto il senso di disagio e inferiorità rispetto a lei che si
trascinava addosso Aidan, come se ciò che provava per lei fosse qualcosa di sbagliato, qualcosa di cui
non era degno. Si sentì stringere il cuore: quello non era l’Aidan che fingeva di stare con un’altra per
farsi odiare, era davvero se stesso, la persona più bella e pulita che conoscesse.
Gli posò una mano sul viso con delicatezza.
«Quando ti vidi la prima volta, pensai che tu fossi così bello da non poter esistere davvero,
credevo fossi frutto della mia immaginazione. Poi ti ho rivisto e ho capito che eri reale. Eri così perfetto
ai miei occhi che mi sembrava lo stesso impossibile fossi di questo mondo. Mai avrei potuto pensare di
accostare il mio aspetto banale e ordinario a una figura come la tua...».
«Ma tu non sei come ti vedevi allora, Celine», la interruppe Aidan.
«Non importa il mio attuale aspetto, importa ciò che ero quando mi hai conosciuta. Una
ragazzina impacciata e insicura. Ho trovato me stessa a fianco a te. No, non sei un egoista, Aidan. Sei
tutto ciò che voglio, che ho voluto dal primo istante, anche a costo di mettere in pericolo il nostro
mondo e ciò che rappresento. Io non sarò mai disposta a lasciarti andare, nemmeno quando sarò
costretta».
Allora lui la baciò. Non era un bacio passionale o delicato, era un chiederle quasi conferma di
quanto gli aveva detto, uno sfioramento di labbra che esprimeva tutta la sua insicurezza e faceva
trapelare ciò che era Aidan: un ragazzo bellissimo che usava il sarcasmo e il suo aspetto per non
mostrare al mondo quanto in realtà fosse vulnerabile. Non parlarono più, non ce n’era bisogno, e quegli
attimi volarono via troppo rapidamente.
Quando un allegro vociare li raggiunse, Celine si riscosse a malincuore da quella loro piccola
bolla.
«Credo siano arrivate le ragazze», osservò.
«Mi sa di sì. Vai a raggiungerle, io scenderò dopo», rispose lui.
«Questa sera rimarrò qui dopo la festa, non voglio tornare al castello. Da domani con noi ci sarà
sempre Kaina...», gli rammentò Celine.
«Sì, ti avevo già detto che andava bene», ridacchiò lui.
Al piano di sotto c’erano già le signore che si davano da fare: ognuna di loro aveva portato gli
ingredienti di ciò che voleva preparare e Buonia aveva fatto la spesa anche per lei.
«Fuori c’è Caswyn con un paio di sacchetti, mi aiuti a portarli dentro? Lui ci raggiungerà
dopo».
Celine si stupì della richiesta, Caswyn avrebbe potuto benissimo entrare e tornare dopo. Sentiva
che c’era sotto qualcosa, ma non disse nulla e seguì l’amica. Una volta fuori, lo zio porse loro le borse
e si allontanò per una passeggiata, ma Buonia la trattenne.
«Immaginavo ci fosse qualcosa», disse Celine.
Buonia le raccontò di Adraste e delle sue intenzioni. Celine si dispiacque che la ragazza fosse
così decisa nel voler tenere lontano Murch, ma rispettava i suoi desideri.
«Questa sera rimarrò qui con Aidan per un po’, ma quando tornerò al castello predisporrò subito
un documento che, una volta partiti, consegneranno ai maestri della cittadella. Farò il possibile perché
Adraste possa iniziare al più presto», acconsentì Celine.
«Pensi che a Murch dovrei dire qualcosa? Lo so, ho promesso, ma se lui trovasse davvero
un’altra?», si preoccupò Buonia.
«Non possiamo interferire con ciò che desidera Adraste, non sarebbe corretto», replicò Celine.
«Hai ragione», ammise Buonia, «adesso rientriamo, volevo solo essere certa che non ti
sfuggisse la sua missiva».
Celine non aveva mai avuto delle amiche nella sua vecchia vita e fu felicissima di sperimentare
quel tipo di complicità femminile. Durante tutta la preparazione della cena si scambiarono scherzi e
battute; Buonia e Bhirginia erano le massaie più esperte e fu principalmente grazie a loro se le portate
furono un vero successo.
Quando iniziarono ad arrivare i ragazzi la tavola era già apparecchiata e in casa c’era un
profumo spettacolare, non avrebbero potuto fare nessun tipo di battuta sulle pietanze.
La cena fu davvero un momento magico. Murch sembrò triste quando sopraggiunse, ma presto
si fece prendere dall’ilarità generale. I veri animatori della serata furono Mavi e Brian, o più
precisamente il loro rapporto. Brian cercava in tutti i modi di fare il carino con Mavi e lei lo
ricompensava con battute salaci e frecciatine. Celine era certa che in cuor suo Mavi lo avesse già
perdonato per tutto, ma si disse che forse non era ancora disposta ad ammetterlo con lui.
Verso la fine della serata parlarono di Kaina e del problema che rappresentava la sua presenza,
tutti erano consapevoli di dover porre attenzione a non dire cose fuori luogo davanti a lei, ma
soprattutto a tenerla d’occhio per vedere che non avesse in mente di combinare qualche malefatta ai
suoi danni. Parlarono anche di Lonn e Celine fu felice di rilevare che l’opinione generale corrispondeva
alla sua: nessuno si sentiva di metterlo alla gogna solo per la sua parentela con Kaina. Conoscerlo
davvero avrebbe dimostrato loro di che pasta era fatto.
Quando gli ospiti iniziarono a prendere congedo, Celine aiutò Mavi a mettere a posto; una volta
terminato, lasciò l’amica solo con Brian e intrecciò le dita tra quelle di Aidan.
“Adesso voglio stare da sola con te”, gli disse con la mente.
Lui le sorrise e si avviarono al piano di sopra.
Ad Aidan si contraeva lo stomaco per l’emozione, quel tipo di sentimenti gli era del tutto
nuovo, non aveva mai preparato sorprese per una ragazza. Mentre Celine era in cucina con le altre, era
andato di soppiatto da Govran a ritirare una cosa, poi l’aveva lasciata in bella mostra sotto la luce della
sua lampada da scrivania, la stessa sotto la quale Celine gli aveva lasciato il medaglione.
Quando aprì la porta i globi di fuoco non si accesero, solo la sua lampada illuminava
fiocamente la stanza. Celine notò subito il pacchettino e gli rivolse un sorriso. Lo prese tra le mani e si
sedette sul letto, scartandolo delicatamente.
«È bellissimo!», esclamò rigirandosi tra le dita il fermaglio.
«Voltalo», suggerì Aidan.
Quando comprese cosa voleva farle notare il suo sguardo s’illuminò di gioia e si sporse per
dargli un bacio.
«Ho pensato che lì non lo avrebbe visto nessuno», precisò lui.
Il fermaglio era d’argento, con incastonate le pietre dei colori dei Quattro Elementi, ma la vera
sorpresa era nella parte cieca: Aidan aveva fatto incidere da Govran una “A” e una “C” intrecciate.
«Ho pensato che, nel Regno del Fuoco, al di là della protezione dalle temperature fornita dalle
divise, ogni tanto indosserai anche altro e magari i capelli sciolti avrebbero potuto darti fastidio», disse,
spiegandole la scelta del regalo.
«Lo userò sempre e comunque, anche solo per fermarne poche ciocche», rispose Celine con
entusiasmo.
Poi il suo sguardo tornò alla lampada.
«È stato carino che tu lo abbia messo dove ti avevo lasciato il mio», osservò. «Sai, mi sono
chiesta anche allora il perché di quella lampada», aggiunse poi.
Aidan sapeva che la sua scelta avrebbe potuto portare a quella domanda, ma non gli dispiaceva
perché aveva già deciso che a Celine avrebbe comunque detto tutto.
«Non racconto questa storia facilmente, ma a te ho sempre saputo che avrei detto la verità.
Quando fui abbastanza grande per capire, i genitori di Mavi mi dissero tutto sulla morte della mia
famiglia. Non parlai per giorni, poi iniziai a reprimere il mio potere, mi controllavo a tal punto da
impedirmi qualcosa che per me era più naturale del respiro. La notte mi svegliavo in preda a incubi
talmente terribili e dettagliati da sembrare veri, urlavo, ma non accendevo neppure i globi di fuoco
nella stanza. Così Lioslaith acquistò questa lampada a batterie nel mondo degli umani. Lei sapeva
quanto fossi orgoglioso, non mi disse nulla, semplicemente da un giorno all’altro apparve sul comodino
adiacente al letto, dandomi la possibilità di dominare le mie paure da solo. Compresi quel gesto e la
amai ancora di più, proprio come fosse mia madre. Con il passare del tempo, senza un reale motivo, i
miei poteri ripresero a fluire e gli incubi a diminuire, ma volli conservare lo stesso questa lampada: mi
rammenta chi sono stato, le mie debolezze, ma anche ciò che mi sono ripromesso», spiegò Aidan senza
interruzioni.
«E che cosa ti sei ripromesso?», domandò Celine.
«Che mai più nessuno sarebbe morto al posto mio, anche se adesso sto mettendo in pericolo te»,
si rabbuiò Aidan.
«Se non ci fossi stato tu, forse starei ancora dormendo in quel letto dell’infermeria del Regno
dell’Aria», rispose Celine.
Aidan sapeva che era vero, ma non poteva fare a meno di maledirsi ogni giorno per non aver
avuto la forza di tenere le distanze. Sapeva com’era fatta Celine e che prima o poi avrebbe fatto
qualche sciocchezza per lui, ma non era più capace di starle lontano. Si vergognò di se stesso e del suo
egoismo: era caduto di nuovo.
Lei gli scostò i capelli del viso obbligandolo a guardarla. Non disse nulla, neppure con il
pensiero, non ce ne fu bisogno. Quegli occhi gli erano entrati dentro dal primo attimo in cui li aveva
incrociati, era quello ad averlo fatto cadere, mai nessuno era stato in grado di guardarlo come lei, come
se leggesse la sua anima e vedesse qualcosa che persino a se stesso sfuggiva. Celine si avvicinò per
baciarlo, e qualsiasi pensiero in merito al loro legame svanì dalla sua mente: esisteva solo lei e il
profumo del suo respiro.
Temeva la presenza di Kaina più di quanto avesse avuto il coraggio di ammettere con lei. Non
era impensierito dal fatto che potesse scoprire il loro legame, erano sufficientemente abituati a
nascondersi, ma aveva paura che facesse qualcosa per umiliare Celine o per ferirla. Nonostante adesso
sapesse la verità era a conoscenza delle sue fragilità. Aveva compreso che Celine temeva il tipo di
rapporto che aveva avuto con Kaina, l’amore fisico che a loro non era consentito. Anche se non diceva
niente, sapeva che era gelosa e che la cosa la rendeva insicura. Sperava solo che Kaina non affondasse
ulteriormente il coltello nella piaga. Purtroppo non gli era dato cancellare ciò che era stato prima di lei,
poteva solo ritenersi fortunato che a Celine non importasse, che credesse nel suo amore.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per eliminare Kaina dai suoi trascorsi, ma non poteva.
Era un errore con cui avrebbe dovuto convivere.
Capitolo 7 ~ In partenza
Martedì 13 marzo
Benché la tensione fosse forte, gli spostamenti nel mondo umano andarono bene. Celine ne
rimase spiazzata, era convinta che il nemico si sarebbe fatto vedere, ma non fu così. La cosa in parte la
turbò poiché le diede la certezza che non sarebbero entrati nel Regno con facilità: Urchaid non li
avrebbe lasciati in pace, non in quella terra dove non avevano accesso.
Il volo era stato lungo e pensante. Erano partiti da Glasgow e avevano fatto scalo a Dubai,
dov’erano stati fermi quasi quattro ore. Non si erano spostati dall’aeroporto, non erano lì per fare i
turisti e in ogni caso l’andare in giro avrebbe aumentato il rischio di incontrare i nemici.
Quando erano ripartiti, Aidan aveva iniziato a parlarle con la mente: era in pena per la presenza
di Kaina e temeva potesse turbarla, ma soprattutto non voleva far comprendere agli altri il loro legame.
Celine sapeva di dover mascherare il loro rapporto davanti a tutti, non era certo la presenza di Kaina a
modificare il modo in cui si sarebbe comportata con lui durante la spedizione. Il pericolo consisteva
nelle provocazioni di cui sicuramente la ragazza si sarebbe servita per allietare loro il viaggio. Non lo
avrebbe mai ammesso apertamente con Aidan, ma era gelosa, anche se sapeva che lui non la amava.
Kaina con lui aveva avuto un tipo di rapporto che a lei non era concesso. Lo aveva toccato. Lo aveva
visto come lei non avrebbe mai potuto. Non era in collera con lui per come si era comportato prima di
conoscerla, ma semplicemente non riusciva a tollerare che a Kaina fosse stato concesso di vivere quel
tipo di emozione. Celine era preoccupata anche per Mavi, perché sapeva che quando si trattava di
quella vipera ce n’era per tutti.
Quando giunsero a Johannesburg, in Africa, presero possesso delle macchine noleggiate da
Corentin. Celine durante il tragitto si guardò intorno dal finestrino: non aveva mai fatto viaggi prima
del suo ruolo in quel mondo, e tutto ciò che osservava per lei era completamente nuovo. Quando erano
usciti dall’aeroporto, il caldo li aveva investiti. Non c’era una temperatura eccessiva perché sorgeva a
millesettecento metri sul livello del mare e, inoltre, essendo nell’emisfero meridionale c’erano le
stagioni invertite, quindi l’estate stava finendo lasciando il posto all’autunno. L’autunno africano, però,
non era certo la primavera scozzese e i venticinque gradi presenti si facevano sentire. Anche se
avevano le divise, mascherate agli occhi degli umani, sul viso si percepiva chiaramente il diverso tipo
di sole presente.
Mentre percorrevano la strada che li avrebbe condotti nei pressi di Sun City, dove sorgeva la
prima Divisione cui avrebbero fatto riferimento, attraversarono Pretoria. Celine ammirò l’aspetto
moderno della città e le sue grandi aree verdi. Dopo qualche chilometro un fulmine squarciò il cielo e
iniziò a piovere: in quella stagione non erano così rari violenti temporali improvvisi. Il paesaggio che si
poteva vedere lungo la strada era quello della steppa subtropicale: grandi distese di graminacee e
qualche piccolo arbusto, gli alberi erano quasi totalmente assenti. Celine sapeva che presto sarebbe
cambiato, confluendo nella steppa desertica, per poi divenire ancora più arido quando fossero giunti a
destinazione. Ogni tanto vedeva gruppi di antilopi che correvano lungo la prateria, osservarle così agili
e veloci le trasmetteva un senso di libertà.
Via via che si addentravano nel territorio, le abitazioni si facevano sempre più rade fino a
quando non giunsero a Sun City, presso la prima Divisione. La struttura era piuttosto grossa, ma Celine
si disse che probabilmente qui era così poiché erano meno e quindi dovevano ospitare molti più
guerrieri. Dava l’idea di un piccolo palazzo di qualche sceicco arabo e la proprietà era delimitata da
altissime palme che facevano ombra alla struttura. Erskine si avvicinò al finestrino della loro macchina.
«State qui, se ci fosse qualcosa di strano ingranate la marcia e portatela il più lontano
possibile», ordinò ad Aidan che era al volante.
Temevano tutti di ritrovarsi davanti altri laoich corrotti, proprio com’era accaduto in Finlandia.
“Tu non mi porti proprio da nessuna parte, se c’è da combattere lo faremo”, disse mentalmente
ad Aidan.
“Celine, ne va della tua vita, io non la metterò mai in pericolo volontariamente, lo sai”, rispose
lui, tenendo lo sguardo fisso sull’ingresso della struttura.
“Con il mio potere potrei annientarne molti in pochi secondi”, gli rammentò Celine.
“Certo, poi sverresti e sarebbe il disastro. Non potrò facilmente passarti l’energia in presenza
di altre persone, specialmente con Kaina che ci terrà costantemente d’occhio”, le rammentò Aidan.
Sapeva che Aidan aveva ragione, era complicato attingere a quella strana forza che lui le
trasmetteva in presenza di altre persone, ma con Kaina di mezzo le difficoltà aumentavano
esponenzialmente. Fortunatamente i loro discorsi caddero nel vuoto poiché un gruppo di guerrieri uscì
dalla Divisione. Erskine fu accompagnato dal Maestro responsabile della Divisione e loro furono
condotti in giardino.
«Che meraviglia!», esclamò Celine, ammirando l’enorme piscina, il parco suddiviso in tante
piccole aree e adornato da meravigliosi fiori e piante coloratissimi. Erano perlopiù piante grasse, ma i
fiori non avevano nulla da invidiare ad altri, anzi. I colori erano stupefacenti.
«Ci arrangiamo come possiamo, qui intorno non c’è molto con cui svagarsi quando non siamo
in servizio e di questi tempi in pochi si avventurano volentieri fuori dalla Divisione», osservò un
ragazzo che sbucò da dietro un albero. Aveva la carnagione leggermente ambrata e un bel sorriso.
Dopo essersi presentato, li guidò in giro per il giardino mentre attendevano che Erskine
prendesse accordi per restituire le macchine e usare l’elicottero. Kaina non perse occasione per mettersi
in mostra come suo solito, ancheggiava talmente tanto che Celine si stupì non si fratturasse un femore
camminando.
Dopo una mezz’ora partirono in direzione della Divisione successiva che si trovava nei pressi di
Mariental. Celine, dal cielo, ammirò il paesaggio che cambiava poco per volta: si vedeva chiaramente
dove finiva la prateria e iniziava la steppa desertica. Sorvolarono piccoli villaggi, branchi di animali
che correvano liberi e infinite distese di sabbia. La Divisione era munita di una pista d’atterraggio sul
tetto, ma Erskine non aveva voluto usarla per evitare spiacevoli sorprese.
Questa volta non vi fu bisogno di bussare: vennero direttamente fuori i laoich di supporto che a
dicembre erano stati mandati lì. Si offrirono di portare loro l’elicottero sul tetto e li fecero accomodare
dentro. Venne ad accoglierli rapidamente il Maestro: era un uomo alto e muscoloso, la sua figura
incuteva sicuramente rispetto.
«Sono onorato di fare la vostra conoscenza e di potervi essere d’aiuto. Io sono Caolabhuinn», si
presentò, facendo un inchino.
«Via le formalità, non siamo davanti al Consiglio e direi di bandire qualsiasi gesto cerimonioso
per essere più pratici», gli porse la mano Celine.
«Mi fa piacere, non sono più abituato a comportarmi con classe, stando qui ai margini del
mondo. Avrei fatto di sicuro qualche gaffe», sorrise Caolabhuinn.
«Dimmi come vanno le cose qui e se gli aiuti che vi abbiamo inviato sono sufficienti, ti prego di
essere sincero, ho bisogno di saperlo», lo esortò Celine.
«I guerrieri in più da Gallaibh ci sono stati di grande aiuto. Sono esperti e capaci. Una volta a
settimana faccio il programma per i pattugliamenti, coordinandomi con le altre Divisioni della zona, e
ce li spartiamo. Mentirei se dicessi che siamo a posto, i nemici qui aumentano a dismisura, ma non
possiamo pretendere di più», rispose il Maestro.
«Sono felice che i nostri aiuti vi siano stati di supporto. I guerrieri rimarranno qui, non si
uniranno alla spedizione con me», disse Celine.
«Ma, Celine, con il Consiglio eravamo d’accordo che ci avrebbero seguiti nel Regno del
Fuoco», intervenne Erskine.
«Il Consiglio non è qui e noi nel Regno non ne avremo bisogno, sarà sufficiente Kenina a farci
da guida. Non ci sono nemici dentro i confini, sarebbe uno spreco di risorse incredibile e un atto
egoistico portare con noi trenta guerrieri che potrebbero pattugliare queste aree sempre sotto attacco»,
replicò secca Celine. «Caolabhuinn, che cosa ne pensi?», domandò po,i rivolta al Maestro di Mariental.
«Mentirei se non dicessi che privarcene sarebbe stato un peso, ma se è della vostra sicurezza
che si tratta noi possiamo arrangiarci come abbiamo fatto prima», rispose Caolabhuinn.
«Il Regno è sicuro, no?», lo spronò Celine.
«Sì, dentro i confini i nemici non posso entrare», rispose Caolabhuinn.
«Allora non vedo il problema, i guerrieri resteranno qui, a noi non servono. Inoltre, dovendo
vivere accampati nel deserto, sarebbe persino più difficoltoso spostarsi in così tanti», sentenziò Celine.
«Almeno fai in modo che ci accompagnino fino ai confini del Regno, poi potranno tornare
indietro», insisté Erskine.
“Per favore, Celine, non esagerare. Rammenta che in caso di attacco ci serviranno. Non potrai
usare il tuo potere”, la supplicò Aidan.
«D’accordo, ci accompagneranno fino al Regno e poi potranno tornare qui», accettò Celine,
più per fare felice Aidan che per reale convinzione.
«Bene, ora che siamo giunti a un accordo che ne direste di vedere i cavalli che ho preparato per
voi?», domandò il Maestro.
«Non potrei che esserne felice», accettò subito Celine.
Il Maestro li condusse alle stalle e Celine rimase senza fiato davanti all’eleganza e alla bellezza
degli animali che aveva innanzi.
«Questa razza si chiama, Akhal-Teke, il cavallo celeste, e sono anche detti “levrieri del deserto”
per la loro velocità ed eleganza. La tua è questa, Celine», spiegò il Maestro, facendole strada.
La cavalla era magnifica, sembrava d’oro lucente. Il mantello aveva incredibili sfumature
metallizzate: quando il sole colpiva il loro corpo esso si accendeva di riflessi dorati, argentei o bronzei.
«Dallo sguardo direi che ne sei affascinata», osservò il Maestro.
«Sì, sembrano tutti ricoperti di metalli preziosi, non ho mai visto nulla del genere», rispose
Celine.
«Accarezzala», la invitò il maestro.
Celine si avvicinò con estrema lentezza all’animale, non voleva spaventarla, poi appoggiò la
mano sul manto.
«È morbido come la seta!», esclamò.
«Questi cavalli si sono evoluti vivendo in climi molto duri, hanno acquisito la capacità nei
secoli di resistere a inospitali temperature e a grandi sbalzi termici, e il pelo si è evoluto con loro. Esso
ha la punta simile a un microscopico tubicino cavo, quasi trasparente: questo aumenta la protezione e
aiuta a riflettere la luce, dando il bellissimo riflesso cromatico che li contraddistingue», spiegò
Caolabhuinn. «Noti che le loro narici sono larghe di taglio simile a quelle del cammello? Servono per
respirare al meglio in zone dove il vento e la sabbia potrebbero diventare problematici».
Celine osservò quegli splendidi esemplari con più attenzione e notò tutte le caratteristiche che li
differivano dagli altri cavalli, di sicuro i criteri di valutazione convenzionali usati per valutare la
bellezza di altre razze non potevano funzionare con una così anticonvenzionale. Quelli che in altre
razze potevano essere considerati difetti, in questa erano pregi.
Riportò l’attenzione sulla sua puledra e notò che aveva degli incredibili occhi azzurri, grandi ed
espressivi; il suo sguardo era fiero; il collo dritto, lungo e sottile, e lo teneva alto, quasi in una posa
d’orgoglio.
«Sarà un piacere compiere questo viaggio con te», le disse quassi sussurrando.
La cavalla rispose con un sonoro nitrito, come se l’avesse compresa.
In breve furono pronti a rimettersi in marcia, Erskine la volle praticamente avvolta da tutti i
guerrieri presenti; Celine non obiettò, era certa che presto avrebbero ricevuto visite. Si alzò un vento
molto forte, i granelli di sabbia turbinavano nell’aria come polvere dorata e Celine, seppur coperta, se
ne sentiva già il corpo pieno, come se fosse penetrata anche sotto la sua divisa.
Erano quasi alle porte del Regno, stando a quanto diceva la sua cartina, quando li investì una
raffica talmente forte che Celine fu certa avessero visite.
«Benvenuta, Celine», l’accolse la voce malvagia di Urchaid.
«Sapevo che ti avrei trovato ad attenderci», rispose Celine, strizzando gli occhi in quel marasma
di vento e sabbia.
Non era la natura, era lui. Attorno a sé aveva una schiera di guerrieri ombra immobili, pronti a
balzare a un suo comando.
«Che cosa vuoi? Non ti è bastata la sconfitta al Tempio?», lo provocò Celine stufa di quei
giochini. Se dovevano combattere tanto valeva iniziare.
«Aprici un varco e facci entrare, Celine, ti abbiamo atteso per questo. Se ci consentirai il
passaggio combatteremo ad armi pari per ciò che ognuno di noi vuole e oggi non morirà nessuno.
Come hai potuto notare, sono stato magnanimo: niente attacchi presso gli aeroporti, niente vite umane
sprecate, non sono loro a interessarmi, ma l’Arco», disse Urchaid.
«Puoi scordartelo», replicò Celine, smontando da cavallo e tutti gli altri la imitarono.
«Molto bene, l’hai voluto tu. Andate!», esclamò Urchaid, scagliandoli contro i suoi sottoposti e
mantenendosi a distanza.
Non si limitò, però, a quello, anche il suo vento malefico s’intensificò. Le invocazioni
iniziarono a volare. Brian aprì un crepaccio intorno a loro, attingendo al potere della terra, ma
purtroppo i nemici, anche se poco agevolmente, lo saltavano. Caswyn allora produsse delle illusioni per
indurli in errore nel balzo e, fortunatamente, Lonn si calò subito nel ruolo coadiuvando il lavoro di suo
zio. Alcuni iniziarono a precipitare, altri sfortunatamente completarono il balzo. Murch scagliò loro
addosso lame di ghiaccio affilato che li rallentarono; Aidan invocò nuovamente il suo arco e iniziò a
trafiggerne più che poteva. Mavi con la sua frusta di fulmini li immobilizzò ed Ermer li finì. Anche i
guerrieri di Gallaibh si davano da fare e in poco tempo ne rimasero ben pochi. Celine fu felice
dell’esito rapido della battaglia: non avrebbe saputo come usare il suo potere indisturbata perché Kaina
le si era piazzata vicino e Aidan era difficilmente avvicinabile.
«Non sarà così semplice!», urlò Urchaid.
Celine concentrò immediatamente la sua attenzione su Aidan, sapendo che lui era la vittima
designata, ma purtroppo fu tratta in errore. Un fascio di radici nere avvolse il corpo di Murch che fu
prima scagliato a terra e poi tirato tra le grinfie di Urchaid.
«Celine, trova il modo di farmi passare o lui morirà!», ordinò Urchaid.
«Celine, non farlo, resisterò», urlò di rimando Murch.
«Non molto», disse malignamente Urchaid, poi le radici iniziarono ad avvolgersi attorno al suo
collo stringendo sempre di più.
Il viso di Murch era quasi cianotico. Celine sapeva che doveva usare il suo potere per mettere
fuori combattimento Urchaid, la luce era l’unica scelta: da quella distanza qualsiasi altro attacco lo
avrebbe schivato, intensificando la presa sul povero Murch. Sembrava quasi che Urchaid la stesse
sfidando e sapesse che il suo potere così forte era un bluff a beneficio degli altri.
Celine iniziò a caricare l’energia necessaria: se fosse svenuta lo avrebbe attribuito al caldo, ma
non avrebbe lasciato morire uno dei suoi compagni. Stava per scagliare il suo potere quando un urlo
riempì l’aria e le radici attorno al corpo di Murch presero fuoco, liberandolo. I guerrieri si scagliarono
avanti verso Urchaid e qualcuno travolse Kaina nell’impeto. Celine ne approfittò per scrollarsela di
dosso e affiancarsi ad Aidan al quale, da sotto il mantello, prese la mano. Lanciò il suo potere, ma
Urchaid, come se lo aspettasse, scomparve prima che riuscisse a completare l’evocazione. Si scostò
rapidamente da Aidan per andare a verificare le condizioni del guerriero e vide finalmente chi lo aveva
slavato mentre balzava giù da cavallo per aiutarlo a rialzarsi. La figura porse la mano al guerriero e lui,
intontito, la strinse mentre si alzava.
«Kenina Ruadh-Aile», disse la ragazza presentandosi, mentre faceva un gran sorriso a un
inebetito Murchadh.
Era molto bella, aveva la carnagione ambrata, i capelli a caschetto lisci, folti e rossi come il
fuoco, e occhi verdi come giada. Il fisico era slanciato e formoso, avvolto da una divisa nera con
rifiniture rosse.
«Grazie, mi hai salvato la vita, io sono Murchadh», si presentò lui.
Celine non poté fare a meno di notare il gioco di sguardi che passò tra loro. Kenina era
evidentemente attratta dal guerriero; Murch era intontito da quanto gli era accaduto, le sue difese erano
al minimo e trovarsi davanti una bellezza del genere probabilmente lo frastornava.
«Grazie per esserci venuta in soccorso, ero impaziente di conoscerti», intervenne Celine.
Kenina abbandonò la mano di Murch e si diresse verso di lei, quando le fu di fronte si piegò in
un inchino.
«Mia Signora, è un onore per me avervi potuto aiutare. Ero di vedetta appena fuori dai confini,
quando mi è giunto un vento stranissimo. Non che qui scarseggino le tempeste di sabbia, ma questa
aveva qualcosa di strano, così ho deciso di venirvi incontro e ho fatto bene. Era quello l’essere di cui ci
avete parlato la sera dell’annuncio? Colui che può trasformare noi Custodi in corrotti?», si informò
Kenina.
«Sì, era lui, grazie al tuo intervento ha lasciato andare Murch ed è stato costretto a scappare. Ti
prego dammi del tu», rispose Celine diretta.
«Non lo avevo mai visto da queste parti, è la prima volta. Come desideri, ma lo dirai tu ai miei
genitori o loro mi riprenderanno per i miei modi», scherzò la ragazza con un’espressione impertinente
sul volto.
A Celine piacque a pelle: era impetuosa, ma vera.
«Sarò felice di averti con noi durante la missione», rispose Celine con slancio.
«Sono io a essere felice che abbiate acconsentito affinché venga con voi. Non vedevo l’ora di
fare qualcosa di concreto per il mio popolo», rispose lei. «I miei genitori mi permettono di unirmi alle
battaglie fuori dai confini solo quando sono loro a controllarmi. Oggi sono riuscita a scampare la loro
sorveglianza per venirti incontro, ma il patto era che dovessi restare all’interno delle protezioni. Non
dire nulla su questa mia prodezza. Mio padre mi porta a combattere, ma dice che sono ancora troppo
inesperta», spiegò lei.
L’impressione positiva che ne aveva avuto s’intensificò immediatamente. Era ovvio che i
genitori non volessero rischiare la vita della loro unica figlia, ma Kenina era di altro avviso.
«Ti capisco perfettamente, fosse per il Consiglio mi terrebbero sotto una campana di vetro!»,
esclamò Celine.
La ragazza sorrise.
«Sarà meglio che vi faccia strada, tra poco calerà il buio e i miei genitori vi attendono per la
cena», disse Kenina, rimontando in sella al suo cavallo.
Celine fece altrettanto e si accodò a lei, non prima però di aver dato ordine ai guerrieri di
supporto di tornare alla Divisione. Temeva che i nemici si riorganizzassero e li attaccassero.
Loro, ormai, erano quasi al sicuro.
Capitolo 8 ~ Rìoghachd as Te?net
Martedì 13 marzo
Dopo pochi minuti al trotto, raggiunsero un corso d’acqua. Si trattava del fiume che per gli
umani, come da illusione, terminava il suo corso innanzi a una catena di montagne rocciose per
divenire sotterraneo; mentre per loro proseguiva nel Regno di Te?net, formando uno dei più
affascinanti delta interni del mondo. Sfociando nel deserto, il fiume portava ogni anno più di dieci
chilometri cubi di acqua che erano scaricati nella sabbia del Regno e formavano un’enorme pianura
alluvionale. Si veniva a creare una griglia complessa e in continuo mutamento composta da piccole
lagune, isole e canali: era un ecosistema esuberante nel deserto.
Kenina la guidò attraverso l’illusione che simulava una parete rocciosa, e la condusse
direttamente nel Regno passando per una piccola stalla diroccata. Salutò l’uomo di guardia che
s’inchinò emozionato, e in breve proseguirono.
«Andando verso Sud, a destra c’è il villaggio e a sinistra il castello. Il delta è più a Sud ancora,
sarà uno spettacolo stupefacente, vedrai. Anche se a marzo è sicuramente più secco rispetto ad altri
periodi dell’anno. Questa sera vi porto direttamente al castello, domani deciderai tu dove andare», disse
Kenina.
«D’accordo. Ritengo che siano tutti stanchi del viaggio e non sarebbe opportuno iniziare
immediatamente», acconsentì Celine.
«Immagino che la sabbia, durante quella tempesta, vi sia entrata ovunque. Prima di cena vi farò
accompagnare nei vostri alloggi e potrete farvi una doccia», propose Kenina.
«Te ne saremo sicuramente tutti grati!», esclamò Celine, che non vedeva l’ora di togliersi di
dosso le tracce dell’incantesimo di Urchaid.
Via via che il tempo passava il sole iniziava a tramontare, i suoi raggi da dorati e intensi
divennero rossi. Si riflettevano con forza sulla superficie del fiume - che nel Regno prendeva il nome di
Abhainn Allaidh - facendolo apparire come una superficie di lava. Altissime palme sorgevano ai suoi
margini da entrambi i lati: sembrava un sentiero di fuoco circondato da alberi.
«Sentirai come cala la temperatura di notte», disse Kenina, mentre il cielo passava lentamente
dal rosso al violetto, per poi sfumare nel blu.
Era quasi notte quando giunsero nei pressi del palazzo.
Da lontano a Celine sembrò di osservare una scena presa direttamente da “Le mille e una
notte”. Nell’oscurità che si andava addensando i globi di fuoco, che illuminavano la struttura, la
facevano sembrare quasi come se apparisse dal nulla. Gli occhi di Celine si posarono sui dettagli della
costruzione. Il palazzo era circondato da un’enorme foresta tropicale, le mura erano color sabbia e le
cupole delle dieci torri azzurre, incorniciate da zanne d’elefante scolpite nel marmo bianco.
L’architettura riprendeva lo stile arabo, sembrava un palazzo di qualche sultano.
«Ora capisco perché si chiama Caisteal a Òir», disse rivolta a Kenina.
«Già, il Castello d’Oro, gli si addice proprio, vero?», rispose la ragazza, evidentemente
orgogliosa della sua casa.
Quando raggiunsero l’ingresso trovarono ad attenderli sulle porte i genitori di Kenina.
«Mia Signora, io sono Alasdair Ruadh-Aile, il Sovrintendente e lei è mia moglie Fia», si
presentò l’uomo, facendo un inchino.
«Piacere di conoscervi», ricambiò Celine.
Il Sovrintendente era alto e ben piazzato, aveva i capelli neri e gli stessi occhi verdi di Kenina,
mentre era dalla moglie che aveva sicuramente ereditato i capelli rossi come il fuoco e il corpo sinuoso
e slanciato.
«Entriamo, vi facciamo accompagnare nelle stanze che vi abbiamo destinato. La cena verrà
servita tra un’ora», disse l’uomo, conducendoli dentro il palazzo.
Se l’esterno era da sogno, l’interno non era da meno. Il foyer d’ingresso, nel cortile centrale del
palazzo, presentava un’architettura simile a quella di una cattedrale: il soffitto si trovava tre piani più in
alto e offriva alla vista un magnifico dipinto di un vulcano. I pavimenti erano caratterizzati da piastrelle
a mosaico e componevano giochi ottici che rammentavano fiamme in movimento. Al centro c’era una
statua in bronzo di un elefante a grandezza naturale.
Il Sovrintendente li lasciò nelle mani di alcuni servitori che li accompagnarono nelle loro
stanze. Quando Celine raggiunse la sua camera, si trovò innanzi un ambiente da sogno. Dalla finestra
aperta entravano i profumi della notte, accompagnati da una brezza leggera che faceva svolazzare i
meravigliosi drappeggi arancioni e turchesi del letto a baldacchino. La testiera presentava intagli
pregiati, come lo erano anche i tappeti coloratissimi che adornavano il pavimento color caffè. Le pareti
erano arancioni e arricchite da specchi con una sfarzosa cornice dorata in stile arabo. Ai piedi del letto
c’era un meraviglioso baule intagliato dall’aspetto antico, ne uscivano stoffe colorate che si
allungavano sul pavimento sopra il quale erano poggiati cuscini viola, color cannella e dorati. Sulla
destra c’era un tavolino di legno scuro ed era contornato da vivaci poltroncine. I colori della stanza
erano tutti vibranti e intensi, sembravano trasmettere vitalità. L’unica eccezione, sotto il variopinto
copriletto, erano le lenzuola bianche: la loro tinta da riposo. Sui comodini e sulle superfici piane erano
poggiati curiosi complementi d’arredo: piccole lanterne, narghilè, vassoi abilmente cesellati, minuscole
sculture di legno intagliato e teiere dai lunghi becchi corredate di tazzine.
Le sorprese non erano ancora finite. Celine uscì sul terrazzo e poté godere di uno spettacolo
magnifico. La balconata era piena di variopinte orchidee unite a formare un baldacchino profumato,
sopra un tavolino con sedie di ferro battuto. Piccole lanterne arabe con dentro i globi di fuoco
rischiaravano l’ambiente e il panorama lasciava ammutoliti. In lontananza si vedevano le luci del
villaggio oltre il fiume e, sotto il castello, si poteva ammirare la magnificenza della lussureggiante
foresta tropicale, che era stata ricreata dalle abili mani della sua gente.
Entrò in bagno per prepararsi per la serata e non poté fare a meno di ammirare anche lo stile di
questa stanza. Il pavimento e le pareti erano ricoperti da uno sfarzoso mosaico tra i toni del celeste e del
blu; gli specchi dalla parte superiore bombata quasi richiamavano la forma delle torri del castello;
mobili intagliati a mano con preziosi decori dorati e argentati; suppellettili sulle quali erano poggiate
candele blu e azzurre, sali, un’incensiera che diffondeva uno speziato aroma di cannella e tantissimi teli
drappeggiati che separavano la vasca incassata nel pavimento dal resto della stanza. Le sembrava per
davvero di essere precipitata nella residenza di Aladino e si chiese quando sarebbe saltato fuori il genio
della lampada.
Lasciando da parte quelle considerazioni s’immerse nell’acqua calda e profumata per liberarsi
della sabbia del deserto e prepararsi per la serata.
Aveva appena finito d’indossare un leggero abito turchese quando udì un lieve bussare alla
porta. Era Buonia.
«Che stanza principesca, sembra di essere in una fiaba araba!», esordì l’amica.
«Proprio così. Hai voglia di aiutarmi ad acconciare i capelli?», domandò, sedendosi alla
toeletta.
«Che meraviglioso fermaglio», commentò Buonia, quando glielo porse.
«È un regalo di Aidan», rispose Celine sorridendo.
«Sono molto felice che le cose tra voi vadano così bene», rispose Buonia.
«Che cosa ne pensi di questo posto?», volle sapere Celine.
«È bellissimo e diverso da qualsiasi cosa abbia mai visto. Mi preoccupa solo la presenza di
Kaina», replicò l’amica.
«E qualcos’altro...», aggiunse Celine che già immaginava i pensieri di Buonia.
L’amica fece una smorfia nello specchio.
«Kenina ha messo gli occhi addosso a Murch», lasciò cadere.
«Lo credo anch’io, ma non è certo una colpa. Non possiamo avercela con lei solo perché trova
Murch attraente», replicò Celine.
«Lo so, staremo a vedere. Adesso ci conviene scendere», disse Buonia, una volta finito di
fermarle i capelli.
Quando arrivarono nel foyer trovarono il resto dei membri della spedizione. Celine represse un
moto di rabbia: Kaina era abbigliata in modo indecente, con una tunichetta in stile greco che a stento le
copriva il seno. Si era già appiccicata ad Aidan con il quale cercava di conversare, mentre lui non le
prestava la minima attenzione. Furono condotti da una cameriera verso la sala dei banchetti dov’erano
attesi, e Celine non poté fare a meno di godersi un altro spettacolo sorprendente.
La sala sembrava un grande cortile aperto. Il soffitto era una cupola di cristallo trasparente
incorniciata da zanne d’elefante di marmo, dalla quale si poteva ammirare il cielo nero ammantato di
stelle. Le colonne recintavano la stanza e a ogni piano si snodavano delle balconate con ringhiere di
ferro battuto riccamente lavorate: una gazzella, una scimmietta, una giraffa e molti altri animali erano
abilmente rappresentati. Il pavimento a mosaico riprendeva il motivo di fuoco del foyer e al centro
sorgeva una meravigliosa fontana con sei elefanti in bronzo disposti a cerchio, le proboscidi sollevate
da cui uscivano gli spruzzi d’acqua. Il tavolo di legno scuro era ricoperto da candele rosse e runner
variopinti. Un forte odore di spezie riempiva l’ambiente e Celine sentì brontolare lo stomaco.
Il Sovrintendente si alzò per accoglierli, indicando loro i posti, e quando si furono accomodati
fu servita immediatamente la cena: un vero trionfo per le papille gustative. Profumi esotici, sapori forti
e decisi, salse piccanti per accompagnare il tutto. Quando le pance furono piene, i discorsi leggeri
abbandonarono la conversazione per far posto a questioni pratiche di maggiore importanza.
«Ci sentiamo molto orgogliosi di essere l’unico Regno che ha ancora le protezioni
completamente attive. Noi siamo una stirpe di combattenti, non invochiamo protezione e non facciamo
recriminazioni, ma il nemico sta diventando sempre più insistente e non vi nascondo che ultimamente i
disagi stanno aumentando», iniziò il Sovrintendente.
«E noi siamo qui per aiutarvi e per recuperare L’Arco di Fuoco Distruttore. Sono certa che
quando lo avremo portato a Gallaibh l’attenzione del nemico si concentrerà su altri luoghi», rispose
Celine.
«La mia Kenina ha ricevuto il dono da Te?net, solo lei nella nostra famiglia può invocarlo»,
disse Alasdair, indicando con la testa la ragazza.
«Sono certa sia un dono più che meritato, Kenina mi sembra una ragazza determinata e dotata
per il combattimento», replicò Celine.
«Lo è, anche se molto impulsiva e poco attenta. Deve migliorare. Spero che nella spedizione
impari qualcosa da questi guerrieri esperti», disse Alasdair.
«Sarà un vero piacere aiutare una così talentuosa fanciulla a crescere», approvò Celine.
«Domani mattina mi piacerebbe parlarvi in modo dettagliato di qualche piccola crisi da gestire e
darvi qualche suggerimento per il viaggio, adesso immagino abbiate necessità di riposare», suggerì il
Sovrintendente.
«Sarà un vero piacere, dove ci incontreremo?», domandò Celine.
«Nei giardini, sarà mia cura spiegarvi tutto durante una passeggiata. In questo posto non
amiamo le riunioni attorno ai tavoli, camminando si conversa meglio», spiegò Alasdair.
«Bene, avviserò tutti i membri, così anche loro potranno godere lo spettacolo dei vostri
meravigliosi giardini», acconsentì Celine.
In breve ognuno si diresse verso la propria stanza e il sonno stese le sue coltri su tutti loro.
Capitolo 9 ~ Pianificazione
Mercoledì 14 marzo
Kenina si accodò di buon grado alla passeggiata in giardino, durante la quale suo padre avrebbe
parlato con Celine. Non le interessava ascoltare la loro conversazione, sapeva che le decisioni
sarebbero state prese da Celine e da quello che sembrava il capo del gruppo, Erskine. Il suo desiderio
era approfittare di quella camminata per conoscere meglio il guerriero che aveva salvato il giorno
precedente. Era rimasta immediatamente colpita dal suo viso dai tratti gentili e dai suoi modi cortesi.
La sera precedente, durante la cena, lo aveva osservato attentamente per verificare se nel gruppo
qualcuna delle ragazze presenti potesse essere legata a lui in qualche modo, ma non aveva notato nulla.
Camminava di fianco a un guerriero piuttosto grosso e a una ragazza con un caschetto nero, ma
ancora non riusciva a rammentarne i nomi. Era stata troppo distratta da lui per prestare attenzione al
resto. Si accodò a loro con aria indifferente e quando lui la notò ne approfittò per attaccare bottone.
«Stai meglio?», domandò cortese.
«Sì, grazie, avrei voluto ringraziarti anche ieri sera ed elogiarti davanti ai tuoi, ma avendo
ascoltato ciò che hai detto a Celine ho ritenuto fosse meglio mantenere il silenzio», rispose lui.
«Ti piace qui? Qual è il tuo elemento?», chiese curiosa.
«Lo trovo un posto di grande fascino. Il mio potere è quello dell’Acqua», soddisfò la sua
curiosità lui, senza aggiungere altro.
“Acqua e Fuoco”, pensò Kenina.
“Murch non potrà vivere qui”, si sgridò poi per quella riflessione.
Lo conosceva appena e lui non sembrava deciso a sottoporla a un interrogatorio come stava
tentando di fare lei. Non appariva in vena di parlare, non che desse segno di essere infastidito dalla sua
presenza, ma le dava l’idea di essere quasi assente, così rimase in silenzio.
«Sei mai stata a Gallaibh?», domandò lui a un tratto, stupendola.
Si disse che forse i suoi pensieri erano volti alla sua casa.
«No, ma mi piacerebbe molto visitarla, forse sarà possibile quando ritroveremo l’Arco e il
portale sarà ripristinato», rispose Kenina. «Potresti farmi da guida, sarebbe un modo per ringraziarmi di
averti salvato la vita», propose, intraprendente come sempre. Poi si morse la lingua: era troppo
impulsiva e passionale, mentre lui sembrava quasi restio a dare troppa confidenza.
La scrutò quasi stupito, infatti.
«Se lo desideri, sarò ben felice di saldare così il mio debito con te», rispose estremamente
cortese.
«No. Non c’è bisogno tu sia così galante, non deve essere certo un obbligo», ritirò la proposta
per saggiare il terreno.
«Scusami, mi hai colto di sorpresa. La tua compagnia non sarebbe certo un peso, anzi», sorrise
lui.
Sembrava sincero, ma ancora qualcosa non le tornava.
«Ti attende una ragazza nella Capitale? Non vorrei essere motivo di lite», chiese allora,
dicendosi che forse il problema poteva essere quello.
«No...» esitò lui, «non mi aspetta nessuno».
Kenina colse una nota di rammarico in quella risposta e si disse che aveva una rivale ben
peggiore di quanto avesse sospettato. Una fidanzata poteva essere un problema, ma una donna che non
lo ricambiava era un intoppo ancor più grande: non c’era niente di più complesso di un uomo che si
struggeva per un’altra donna. Stava per salutarlo e allontanarsi, quando incrociò il suo sguardo e vi
colse la stessa luce d’interesse che aveva notato quando gli aveva porto la mano per rialzarsi.
«Bene, allora non susciterò le ire di nessuna donzella», scherzò, prendendogli il braccio.
«Vedrai, sono una compagnia divertente e per niente per bene», aggiunse, sbattendo le ciglia e
prendendo in giro le figlie di alcuni nobili di sua conoscenza.
Murch comprese e scoppiò in una risata allegra, e lei si unì a lui.
Si disse che, forse, non era ancora detta l’ultima parola: aveva lanciato l’amo, solo la
confidenza e la conoscenza avrebbero potuto aiutarla.
Celine trovò molto difficile concentrarsi sulla discussione in corso e ringraziò il cielo che il
Regno del Fuoco fosse entro i confini protetti. Si fece rapire dal paesaggio, si abbandonò alle
sensazioni e si lasciò cullare da quell'atmosfera magica.
I Custodi, ai tempi in cui vi erano ancora interscambi, avevano ricreato nel deserto più di venti
ettari di foresta, dando vita a un ecosistema incredibilmente ricco e vasto. I sentieri si perdevano e in
lontananza si scorgevano piccoli tempietti isolati, panchine coperte da coltri di fiori rampicanti che
spandevano nell’aria un odore ipnotico, laghetti artificiali, cascate, ponticelli sui quali ammirare piccoli
fiumiciattoli navigabili e pesci sorprendentemente variopinti. Bellissime palme, alberi dal fogliame
verde e intenso, Baobab, Jacaranda e piante di fico donavano a quell’ambiente un’aria lussureggiante;
uccelli dai colori sgargianti volavano qua e di là.
Celine notò un ponticello che le tolse il fiato: conduceva alla riproduzione di una rovina perduta
completamente ricoperta da specie diverse di gigli, tronchi giganti invasi da incredibili orchidee e
piante tropicali coloratissime. In certi angoli, a mezz’aria, scorse piccoli banchi di nebbia che
diffondevano l’umidità necessaria alla proliferazione di quel sottobosco incantato. A mezz’altezza, tra
un albero e l’altro, crescevano sospese altre orchidee che formavano un intricato baldacchino
profumato.
Alasdair e Erskine stavano ancora discutendo sulla sicurezza del territorio; il Maestro, prima di
acconsentire a quella sortita senza rinforzi, stava chiedendo mille rassicurazioni per accertarsi di non
incappare in sgradevoli sorprese. D’altro canto Alasdair era più che certo della totale protezione
presente sui suoi domini, insistendo sul fatto che altrimenti avrebbe mandato lui stesso qualcuno in più
per la sicurezza della figlia.
Celine si riscosse dall’estasi che le procurava quel giardino e iniziò a porre le domande che le
interessavano.
«Ieri mi avete parlato di qualche altro disagio che vi affligge, volete spiegarvi?», domandò,
inserendosi nella discussione.
«Abbiamo un problema con l’acqua. Come ben sapete qui disponiamo solo del potere del Fuoco
e per ripristinare le nostre scorte, sia per il villaggio sia per il castello, siamo obbligati ad andare fino a
Toll Gorm, la fonte d’acqua più vicina», iniziò Alasdair.
«Non attingete dal fiume che scorre qui a fianco?», si stupì Celine.
«Fino a poco tempo fa era così, ma da qualche settimana l’acqua è avvelenata. Ce ne siamo
accorti bevendola, ci sono stati dei malesseri e, memori di quanto accaduto nel Regno di Adhar,
abbiamo subito smesso di usarla», rispose Alasdair.
«Potevate avvisarci o tentare di porvi rimedio, giacché il Regno si trova sotto confini protetti»,
osservò Celine.
«Non ci sembrava il caso di richiedere ulteriori aiuti sapendo che in breve sareste arrivati. Per
quanto riguarda il fiume, la nostra porzione sorge nei confini protetti e l’avvelenamento arriva
sicuramente dal confine umano, ma non sappiamo come risolvere la cosa. Anche se rischiassi
mandando qualcuno in perlustrazione, rimosso il problema i nemici lo potrebbero rifare», replicò
Alasdair.
«Non è possibile, le protezioni dovrebbero distruggere qualsiasi molecola dell’essenza del
male», obiettò Celine, ormai convinta che le cose stessero differentemente.
«Non esiste la possibilità che i nemici siano entrati nei nostri confini: ormai tutti indossano
l’anello di mastro Govran, se vi fosse stato qualche corrotto lo avremmo individuato, ma non abbiamo
riscontrato problemi», argomentò Alasdair deciso.
Celine era certa avesse torto, secondo lei qualche corrotto era passato prima che scoprissero il
problema e aveva contaminato il fiume, ma non voleva indisporre il Sovrintendente anzitempo, così
propose la soluzione che le appariva migliore.
«Domani desidererei andare con il gruppo lungo il corso del fiume nella parte protetta, se
vorrete potrete venire con noi. Vorrei che le mie guaritrici, già esperte sul problema, prelevassero
campioni d’acqua per verificare lo stato dell’avvelenamento. Se non curiamo il fiume, le palme sul suo
corso cominceranno a morire», propose Celine.
«Mi sembra un’ottima idea, sarò felice di accompagnarvi. Dopo intendete partire per il delta?»,
s’informò il Sovrintendente.
«Vedremo come andranno le analisi dell’acqua, poi decideremo. Sarà meglio che carichiamo
già tutto nel caso in cui decidessimo di dare il via alla spedizione. Posso chiedere come avete risolto il
problema per l’acqua di questo incantevole luogo? Il veleno potrebbe uccidere tutte queste
meravigliose piante e gli animali che vivono qui», chiese Celine, anche per distrarre l’uomo da
eventuali considerazioni sulle sue reali intenzioni.
«Non prendiamo l’acqua dal fiume. Chi ha creato questo posto ha pensato a un sistema di
autopurificazione: l’acqua è sempre la stessa, una volta che completa il suo percorso viene immessa
nuovamente in circolo», spiegò Alasdair.
«Se me ne date il consenso, vorrei che domattina Lonn, uno dei nostri illusionisti molto abile
nei sistemi di sorveglianza, setti i vostri in modo che verifichino l’eventuale presenza di nemici anche
dentro il Regno. So bene che al momento non ce n’è alcuna necessità, ma non possiamo sapere in
futuro cosa s’inventerà il nemico. Ho adottato questa misura di sicurezza anche a Gallaibh, è per il
benessere di tutti», propose Celine.
«Ma certo, un po’ di controllo in più non farà male, se lo desidera può iniziare anche subito»,
acconsentì il Sovrintendente.
«Oggi desidererei visitare il paese e fare la conoscenza dei vostri sudditi, e trovo giusto che
Lonn partecipi. Domani mattina la sua presenza sui margini del fiume non sarà necessaria, e quando
avrà finito una vostra guardia potrebbe accompagnarlo», spiegò Celine.
«Certo, come desiderate», non si oppose il Sovrintendente.
In realtà Celine voleva l’occasione di cogliere due piccioni con una fava. Desiderava testare il
suo potere per vedere se trovava tracce nel territorio, e voleva fosse presente il Sovrintendente alla
scoperta che avrebbe finto di fare in loco. Se Lonn si fosse messo ai sistemi e avesse subito rilevato
qualcosa, il Sovrintendente avrebbe potuto sentirsi preso in giro e recepire la richiesta di settare i
sistemi come un voler saggiare quanto aveva detto.
Quella sera avrebbe avuto bisogno di Aidan, lo cercò con lo sguardo e lo individuò subito, la
stava guardando.
“Questa sera in camera mia”, gli trasmise rapida, per non destare attenzione.
“Senti già la mancanza dei miei baci?”, scherzò lui.
“Quella la sento anche dopo un solo minuto. La verità è che mi occorre il tuo aiuto per
qualcosa d’importante. Ti spiegherò dopo”, rispose, tornando immediatamente ad Alasdair.
«Prima di partire abbiamo studiato il territorio, Morwenna ci ha spiegato quali sono i luoghi
importanti da visitare e abbiamo supposto di dover passare molto tempo accampati. Abbiamo già preso
in considerazione una soluzione, ma se avete qualche idea da proporci sarò lieta di ascoltare i
suggerimenti di qualcuno che vive in questa terra», spiegò Celine, tentando di far sentire l’uomo parte
integrante delle sue decisioni.
Qui non aveva a che fare con Maheloas, un ragazzo come lei e incline a guardare oltre. Alasdair
aveva quasi duecento anni e da quasi altrettanti era Sovrintendente. Lei era la Regina, ma non voleva
dare l’idea di sapere tutto, specialmente perché avrebbe portato con sé sua figlia.
«Beinn-Theine Beul Te?net, il nostro Vulcano, la Bocca di Te?net, copre un’area molto ampia
nel centro del Regno. Vi consiglio di preparare l’accampamento nei suoi pressi e, man mano, di fare
avanti e indietro dai vari luoghi. Sarebbe certamente più pratico che portarvi dietro tutto ogni volta e
accamparvi di luogo in luogo», suggerì Alasdair, concordando inconsciamente con quanto era stato già
deciso.
«Anche io ero propensa per questa soluzione, ma ora che me lo proponete voi mi sento più
serena», rispose cortesemente Celine.
«Kenina vi sarà d’aiuto, lei conosce questa terra palmo per palmo, l’ho sempre portata in giro
con me. Sarà la mia erede, ancora non è pronta, ma il peso degli anni si fa sentire. Vorrei continuare a
combattere, ma godermi anche un po’ la compagnia di mia moglie, lasciando la politica e il Regno
sotto il suo dominio», raccontò Alasdair, mentre cercava con lo sguardo la figlia.
Anche Celine fece altrettanto e la notò a braccetto con Murchadh. Si dispiacque
immediatamente per Adraste, ma d’altra parte Murch era libero e Kenina molto bella. Sapeva già che
Buonia avrebbe iniziato a starci male ed era la cosa che l’addolorava maggiormente. Anche Adraste le
stava a cuore ma non interferiva mai con le scelte altrui, desiderando che le sue fossero sempre
rispettate.
Si era fatto pomeriggio e Celine in testa al gruppo, al fianco di Alasdair, li stava guidando al
villaggio perché era suo desiderio salutare il popolo. Mavi si disse che quella notte, probabilmente,
sarebbe stata l’ultima al castello, poi sarebbero partiti alla volta del deserto vero e proprio. Celine non
era incline a trastullarsi, ancora non sapeva per quale ragione non avesse deciso di iniziare il
pomeriggio stesso con qualche luogo nei pressi, ma dava per scontato vi fosse un motivo. Brian
cavalcava di fianco a lei, in silenzio.
Mavi si guardò intorno e vide Kaina che tallonava Aidan, si domandò davvero se fosse stupida:
era più che evidente il disprezzo che il fratello le riservava, iniziava a sospettare lo facesse più per
controllare come fosse il suo rapporto con Celine che non per reale dedizione. Invidiava l’autocontrollo
di Celine, lei sarebbe già uscita di testa vedendo il suo comportamento. Non si capacitava di come
riuscisse a resistere a tutte le provocazioni di quell’arpia. Quel giorno cavalcava con una gonna
talmente corta che avrebbe potuto partecipare nuda. Per le spedizioni erano state create divise anche per
i residenti, ma Kaina, fin quando non vi fosse stata costretta, sembrava preferir sopportare il caldo e
girare semi nuda.
«Non vorresti andare a stuzzicare la tua amica?», chiese a Brian, incapace di trattenersi come
sapeva fare Celine.
«Non ne ho alcun interesse, Mavi, ne abbiamo già parlato», rispose Brian placido.
«Certo, ancora non si è interessata a te, sta sbavando solo su Aidan. Presto si renderà conto che
le sue attenzioni sono sgradite, allora tenterà d’ingelosirlo, o magari d’impietosirlo tramite me»,
osservò Mavi che non riusciva a credere che Brian non fosse minimamente tentato dalla ragazza.
«Non accadrà. Innanzitutto a nessuno potresti mai far pena, inoltre Aidan non avrà motivo di
preoccuparsi: se Kaina verrà da me saprò come trattarla», non si diede per vinto Brian.
«Staremo a vedere, ci credo poco...», tentò di replicare Mavi.
«Mavi, io ti amo davvero, solo tu non riesci a crederci. Le altre non esistono più per me, non da
quando ti ho visto morire».
«Quando l’effetto del senso di colpa finirà, tornerai quello di un tempo», lo interruppe Mavi
sgarbatamente.
«Non è senso di colpa, è stato come aprire gli occhi. Lo so che è orribile, e ringrazio ogni
giorno che mi sia stata concessa una seconda possibilità, ma quando ho pensato di averti perso per
sempre ho compreso quanto significassi per me», disse Brian deciso.
Mavi sbuffò e diede una staffata al suo cavallo per spronarlo ad andare più rapidamente: non
riusciva a credere alle parole di Brian. Per lei era inconcepibile che da un giorno all’altro avesse
compreso di amarla. Gli aveva dato mille possibilità, glielo aveva anche detto quanto fosse importante
per lei, intimandogli di non cercarla mai più. Eppure, anche in quelle condizioni, non si era
assolutamente fatto avanti. Adesso pretendeva che lei gli credesse. Era rimasta delusa così tante volte
che ne aveva perso il conto. Quando erano ancora alla Divisione a Venezia, più volte, l’aveva invitata a
uscire per poi sparire nel nulla. Quando riappariva, dopo che lei aveva passato la serata da sola ad
aspettarlo, si scusava dicendo che gli era piombata tra le braccia questa o quell’altra residente. Avrebbe
potuto narrare migliaia di quelle situazioni umilianti, in cui aveva sorriso dandogli una pacca sulle
spalle, e il suo cuore ne era stato lacerato. Non sapeva se gli avrebbe mai creduto e non se ne
preoccupava neppure più di tanto, era quasi certa che Brian, entro la fine del viaggio, sarebbe rotolato
dentro una tenda con Kaina. Voleva tenere il suo cuore al sicuro da quell’evenienza e lo avrebbe fatto.
Erano giunti sulle soglie del villaggio. Tutta la popolazione era riunita nella piazza centrale,
pronta per salutare Celine. La vide mettersi al centro, di fianco a una magnifica fontana raffigurante
Te?net, lo Spirito del Fuoco.
«Sono giunta da voi per aiutarvi. Ogni singola vita persa nelle battaglie ai confini del Regno era
preziosa e ne sono immensamente addolorata. Anche se non conoscevo nessuno di loro sono certa
abbiano combattuto valorosamente. Che fossero vostri congiunti o conoscenti, sappiate che mi dispiace
e vorrei porvi rimedio, anche se non è nelle mie facoltà riportare in vita i morti. Posso, però, far sì che
il portale tra voi e la Capitale sia ripristinato e allontanare le attenzioni del nemico da questi luoghi. Vi
prometto che lo farò. Avete tutta la mia gratitudine e ammirazione per la vostra forza morale, siete gli
unici che non hanno vacillato difronte alla malvagità di Fàs».
Il popolo esultò e molti si fecero avanti per avvicinarsi a Celine. Mavi l’ammirava davvero. Era
cambiato drasticamente il suo rapporto con Celine dopo il precedente viaggio, ma anche il modo in cui
la vedeva. Prima la osservava e percepiva solo paura per la sorte di suo fratello, poi le era stata vicino e
aveva toccato con mano quanto fosse forte l’amore che era in grado di suscitare in chi le stava intorno.
Celine era una forza della natura.
Quando le attenzioni del popolo scemarono, proseguirono il giro: Alasdair li portò a spasso per
le vie di Clachan a Òir, mostrando loro le strutture. Le case erano tutte in stile arabo, proprio come il
castello, con le caratteristiche finestre e tutte color sabbia. Alcune, più maestose, sembravano
riprendere la struttura della residenza del Sovrintendente. Avevano magnifici giardini, pieni di piante
grasse multicolori e di splendide fontane ornamentali. Possenti palme abbellivano le vie assolate. Le
scuole e la biblioteca erano vaste e ben curate, e i negozietti del villaggio tutti molto caratteristici, con
stupende lanterne appese fuori dalle porte. I globi di fuoco erano stati disposti al loro interno per farli
apparire come piccole lucciole danzanti. Tutto sembrava avere colori vivaci: le stoffe esposte
nell’emporio di moda, i dolci del panificio, la frutta in vendita sui banchetti. L’aria era carica di aromi
speziati e pungenti.
Quando rientrarono al castello, il sole stava tramontando e Mavi si rifugiò subito nella sua
stanza, evitando le chiacchiere di gruppo ai margini del giardino. Desiderava un po’ di solitudine, ma
qualcuno bussò alla porta.
«Celine, sei tu», accolse la nuova amica. Aveva temuto si trattasse di Brian.
«Sono felice che tu sia contenta di vedermi», rispose lei, entrando.
«Temevo fosse Brian: dopo la discussione di oggi non avevo proprio voglia di parlargli»,
replicò Mavi.
«Le cose tra voi non vanno bene?», s’informò Celine, rabbuiandosi.
«No, potrebbero anche andare ottimamente, ma io non riesco a credergli», iniziò Mavi,
spiegando il suo stato d’animo.
«È comprensibile, Mavi, ma forse è davvero cambiato. Non mi sembra si sia interessato alla
serpe da quando il viaggio è iniziato», rispose Celine.
«Forse ci vuole solo del tempo, più tempo», sbuffò Mavi.
«Volevo dirti che questa notte userò il mio potere con Aidan. Temo vi siano dei corrotti morti
nel fiume; Buonia e Bhirginia sanno già cosa intendo fare, ma volevo rendere partecipe anche te»,
spiegò Celine.
Mavi le fu silenziosamente grata per quel suo modo di essere, Celine sapeva come non mettere
in disparte nessuno. Le sorrise complice.
«Sfruttate anche il tempo per stare insieme, quando saremo in tenda dubito che riuscirai a
rimanere sola con lui», suggerì.
Celine ricambiò il suo sguardo complice, arrossendo, e Mavi si chiese se davvero lei e suo
fratello sarebbero riusciti a non spingersi troppo oltre.
«Invidio il tuo autocontrollo, io avrei già tirato Kaina giù dal cavallo per gonfiarla di botte»,
scherzò a metà Mavi.
«Be’, tieni anche conto che sono obbligata, non avrei nessun motivo per farlo. Agli occhi degli
altri tra me e Aidan non deve esserci niente», replicò Celine.
«Hai ragione, ma io impazzirei lo stesso», osservò Mavi.
«Quando mi sono innamorata di Aidan ho dimenticato come vivesse lui prima, ci sarà sempre
qualcuna che ne ha avuto un pezzetto in più di me. La differenza è che Kaina la conosco, di altre non so
nulla, magari con alcune ci ho anche parlato senza saperlo», rispose Celine con estrema franchezza.
Mavi non si sognava neppure di dirle quali fossero le conquiste passate di Aidan, oltretutto il
fratello non era chiassoso come Brian e molti dettagli li teneva per sé. Tuttavia comprendeva lo stato
d’animo di Celine, anche se pensava avesse torto.
«Mai nessuna di loro ha davvero avuto Aidan, Celine. Non pensarla così. In realtà loro non lo
hanno nemmeno mai davvero conosciuto, indubbiamente lo hanno visto senza vestiti, ma non hanno
mai potuto scorgere la sua anima», spiegò Mavi.
«Forse è come dici tu, ma non si riduce tutto al vederlo senza vestiti...», sbuffò Celine,
fermandosi imbarazzata.
«Capisco cosa intendi. Se ti può far stare meglio posso parlarti della mia esperienza, magari
potrà aiutarti a capire che le altre non hanno avuto ciò che pensi di non poter avere tu», si offrì Mavi.
Celine la scrutò dubbiosa.
«Come ben sai sono diversi anni che sono innamorata di Brian. Sono sempre stata un tipo
orgoglioso, le umiliazioni che subivo per il suo disinteresse mi bruciavano. Qualche volta sono andata a
letto con altri guerrieri in questi anni, un po’ per sviare da me i sospetti che potessi essere innamorata di
lui, un po’ per tentare di ingelosirlo e anche per ripicca. Non ho sentito niente. Loro non amavano me,
né io loro. Ciò che credi potresti provare con Aidan è qualcosa che potresti sentire solo tu e che
unicamente tu potresti fargli provare, per cui non lambiccarti il cervello su quello che può aver fatto
con Kaina: non conta niente e lei non ha provato ciò che sentiresti tu», chiarì Mavi.
Celine le lanciò un’occhiata stupita.
«Forse hai ragione. Spero che i miei pensieri non siano così evidenti anche per lui: potrei morire
d’imbarazzo. Immagino sia meglio che non ci pensi proprio, anche perché non so se saprò mai cosa
potrei provare», si rabbuiò Celine.
Mavi non aggiunse altro, non sapeva cosa rispondere a quell’interrogativo. Non era chiaro
quanto tempo sarebbe durato il loro legame e, soprattutto, se sarebbe durato.
Era da poco passata l’ora di cena, in molti avevano iniziato a ritirarsi, ma Aidan aveva notato
che Kaina, chiacchierando con Lonn, indugiava tenendolo d’occhio. La sua stanza non aveva un
balcone e, per raggiungere Celine, aveva bisogno di materializzarsi da lei direttamente dal giardino.
Non avrebbe rischiato, ma fin quando Kaina fosse stata lì con gli occhi puntati su di lui non avrebbe
saputo come fare. Se lo avesse seguito nei meandri del giardino, non trovandolo avrebbe capito che si
era smaterializzato da qualche parte. Quella notte era importante che nessuno stesse all’erta. Celine era
riuscita a spiegargli quanto desiderava fare alle prime luci dell’alba e lui non voleva attirare attenzioni
sgradite.
Raggiunse Aengus e Bhirginia che stavano sorseggiando un tè ai bordi di una piccola spiaggia
artificiale. Era ricreata talmente bene da sembrare vera.
«Se non sapessi che siamo in missione sarei convinto di essere in vacanza ai tropici», scherzò,
avvicinandosi a loro.
«Per questa sera io e mia moglie fingeremo sia così», replicò l’amico. «So già che se sei venuto
da me hai bisogno di qualcosa: avanti, spara», lo esortò.
«Non vorrei rovinare la vostra vacanza da sogno, ma mi serve un favore. Buonia e Caswyn si
sono ritirati seguendo Celine e non so a chi chiedere. Si tratta di qualcosa che devo fare con lei...».
«Quindi non sono l’unico che desidera vivere una notte magica», scherzò Aengus.
«Forse», stette allo scherzo Aidan, «ma c’è qualcosa di più».
«Credo di sapere a cosa fai riferimento, Celine ha già spiegato a Buonia e me», s’inserì
Bhirginia.
Aidan annuì in direzione della moglie dell’amico.
«Dicci di cosa hai bisogno e lo faremo», si propose Aengus.
«Kaina non mi stacca gli occhi di dosso, non posso scomparirle davanti agli occhi, desidero che
qualcuno me la levi di torno. Possibilmente anche suo cugino, non lo conosco abbastanza per non
sospettare anche di lui», spiegò Aidan.
«Non c’è problema. Rimani qui, fingi di rilassarti, noi ci incammineremo verso di lei e se
dovesse venirle l’idea di raggiungerti non avrai di che temere. Le dirò che Buonia mi ha lasciato
l’incarico di ricordarle il materiale da portare con noi per la spedizione e nel mentre suggerirò che Lonn
si riposi per il compito che lo attende domani», propose Bhirginia.
«Mi sembra un ottimo piano», acconsentì Aidan.
«Bene, allora io e la mia signora entriamo in azione», disse Aengus, alzandosi in piedi e
porgendo la mano alla moglie.
Aidan si lasciò cadere sulla poltroncina stravaccandosi con le mani dietro la testa, ma con la
coda dell’occhio osservò Kaina. La vide chiaramente tentare di abbandonare il cugino per dirigersi
verso di lui: quella strega stava solo aspettando di trovarlo solo come aveva sospettato. Bhirginia, però,
fu più lesta di lei, l’arpionò per un braccio iniziando a chiacchierare ininterrottamente; Kaina fu
costretta a seguirla e Aengus si prese cura di Lonn.
Aidan rimase ancora qualche minuto in quella posizione poi, con fare indifferente, come se non
avesse un pensiero al mondo, s’incamminò verso i meandri del giardino. Fortunatamente i sentieri
erano illuminati dai globi di fuoco o sarebbe certamente precipitato dentro uno dei mille corsi d’acqua
che lo attraversavano. Al riparo tra quegli alberi possenti scorse il terrazzo di Celine. Lei aveva
disposto sulla balconata tre lanterne, proprio come si erano accordati. Per la prima volta ringraziò
mentalmente il sogno che gli aveva fatto dono di quei medaglioni, almeno riuscivano a parlare senza
che nessuno lo sapesse.
Si concentrò sulla terrazza e si materializzò lì.
«Ti stavo aspettando», disse Celine, non appena riprese forma sul terrazzo. Era seduta sotto un
meraviglioso baldacchino di orchidee.
«Questa terrazza è incredibile!», esclamò Aidan, guardandosi intorno.
«Andiamo dentro», suggerì Celine.
Appena furono al riparo da occhi indiscreti premette le labbra sulle sue; le dita che
delicatamente scorrevano tra i suoi capelli, accarezzandogli la nuca, lo facevano fremere.
«Mi mancherà tutto questo quando saremo in giro», sussurrò Celine a fior di labbra.
«Anche a me, ma con gli occhi di Kaina sempre puntati addosso sarà quasi impossibile trovare
del tempo per noi», rispose lui.
«Sai, pensavo mi disturbasse maggiormente vedertela sempre attorno, ma risulta quasi patetica
nella sua insistenza», osservò Celine, incrociando il suo sguardo.
«Inizio a sospettare che, oltre al suo interesse per me, vi sia altro. È come se volesse
controllarci. Ci tiene d’occhio», spiegò, convinto di aver ragione.
«È probabile che sia come dici, ma non direbbe nulla a Davios. Lo fa perché vuole saperlo lei»,
rispose Celine convinta.
Anche lui supponeva fosse così, ma con Kaina non si poteva mai sapere.
«Non parliamo di lei adesso. Abbiamo così poco tempo, pensiamo a noi», lo esortò Celine,
poggiandogli la testa sul petto.
«Questo mi rammenta che domani mattina dobbiamo svegliarci alle quattro, sarebbe meglio tu
cercassi di riposare», suggerì lui che temeva si stancasse troppo, visti i poteri ai quali aveva intenzione
di attingere.
«Lo so, e hai ragione. Vieni», rispose, prendendolo per mano e guidandolo verso il letto.
Aidan si mise come sempre, poggiato alla testiera del letto, per consentire a Celine di
addormentarsi accoccolata contro il suo petto, ma lei non era di quell’avviso. Si sporse verso di lui
baciandolo, mentre si premeva sul suo corpo; Aidan incapace di ritrarsi la strinse a sua volta. Aveva
bisogno di quel contatto, lo desiderava disperatamente, anche se tentava di reprimersi con tutto se
stesso. La forza con cui Celine lo stringeva era lo specchio di ciò che anche lui desiderava, così come i
sospiri che le sfuggivano sostituivano le parole che non poteva dirle. Viveva con totale intensità quei
momenti, per la gioia che gli dava essere oggetto dei suoi baci e per quanto lo stremava non ricambiarla
come avrebbe voluto. Desiderava Celine in un modo che non aveva mai conosciuto. Non la voleva per
gratificazione o per attrazione fisica, era un bisogno, una necessità. Non avrebbe mai saputo
cos’avrebbe provato ad averla, e ringraziava di avere la forza di controllarsi: conoscere quell’emozione
anche solo una volta, per poi doversene privare per sempre, sarebbe stato troppo anche per lui.
«Adesso devi riposare, Celine», sussurrò, facendosi forza per interrompere quel bacio.
«Sei un guastafeste!», esclamò lei, scoccandogli un sorriso.
«Hai ragione, ma uno dei due dovrà pur avere la testa sul collo», la prese in giro lui.
Celine gli si appoggiò contro, cingendolo con le braccia.
«Mi piace addormentarmi ascoltando il tuo cuore», disse con gli occhi già chiusi.
Aidan le rispose posandole un bacio tra i capelli e vide le sue labbra incresparsi in un sorriso,
poi rimase in silenzio a osservarla. Ormai percepiva nettamente l’attimo in cui la ragione abbandonava
il corpo di Celine e lei precipitava nei sogni. Il suo viso si rilassava completamente, la mano che si
aggrappava forte a lui diveniva morbidamente poggiata sul suo fianco, i respiri si facevano regolari e
lui si perdeva a contarli. Mentre la notte scorreva, passò il suo tempo a osservarla, impresse nella mente
ogni istante, lo conservò, facendolo suo.
Quando fu certo fosse ormai l’ora, destò Celine con un bacio. Lei aprì gli occhi lanciandogli
uno sguardo dolce.
«Amo che tu sia la prima cosa che vedo», disse, rispondendo al suo bacio.
«E io amerò ogni volta in cui potrò esserlo, fino a quando questo dono mi sarà concesso»,
rispose, accarezzandole il volto.
Vide lo sguardo di Celine adombrarsi. Sapeva cosa gli voleva dire, desiderava certamente
obiettare che lui sarebbe stato per sempre la prima cosa che avrebbe voluto vedere svegliandosi, ma
Aidan non desiderava perdersi in quella discussione, così la precedette cambiando argomento.
«Se vuoi fare quello che devi è l’ora giusta», disse, porgendole la mano per aiutarla ad alzarsi.
«Lo credo anche io», acconsentì Celine, infilando la mano nella sua.
Si posizionarono davanti alla finestra che dava sulla terrazza, Celine lo guardò negli occhi.
«Grazie», disse, «se non ci fossi, se non avessi trovato il coraggio di venire da me, di dirmi la
verità su questo potere, non potrei mai fare quello che sono in grado di fare».
«Ci riusciresti lo stesso, solo staresti più male», obiettò lui.
«Non è vero, se non avessi saputo di questo potere che ci unisce, forse non avrei nemmeno
tentato la prima volta nel Regno dell’Aria. È il tuo amore la mia forza, Aidan», rimarcò lei.
Aidan si sentì il cuore avvolto da uno strano calore. Sapeva che Celine era sincera, che non gli
diceva quelle cose a scopo consolatorio o adulatorio. Quando gli parlava in quel modo si sentiva
davvero la persona che lei vedeva quando posava gli occhi su di lui. Avrebbe tanto voluto esserlo
davvero, ma era già sufficientemente grande il dono di poterla avere per sé, anche solo per il tempo che
gli sarebbe stato concesso.
Vide Celine chiudere gli occhi e concentrarsi. Quando sfruttava così il potere della luce
sembrava quasi sospesa tra due mondi, la sentiva vicino a sé ma era come la sua essenza fosse altrove.
Poco dopo una potente aura fulgida avvolse il suo corpo e iniziò a spargersi in ondate sempre più ampie
verso Nord. Celine stava controllando il fiume. Durò pochi secondi poi il bagliore si spense, lei aprì gli
occhi e incrociò il suo sguardo.
«Era come sospettavo, poco prima del confine avverto un’oscurità molto forte, c’è qualcosa»,
spiegò tristemente.
«A breve metteremo le cose a posto», la incoraggiò lui.
«Certo, mi spiace solo che anche qui siano riusciti a trovare il modo per far passare il male»,
rispose Celine. «Mi domando chi sia la vittima, spero non qualcuno caro al Sovrintendente o sarà un
duro colpo per lui».
«Non puoi farci nulla, ormai è accaduto. Rimetterai le cose a posto e Alasdair non potrà che
essertene grato», osservò per tirarla su. Sapeva che per Celine ogni corrotto non curato era fonte di
dolore. Avrebbe voluto salvare il mondo.
Le prese il viso tra le mani, voleva cancellare quell’ombra dal suo sguardo.
«Amore mio, devo andare adesso. Starò nascosto nella foresta e tra un’oretta fingerò di correre
e di essermi alzato presto per allenarmi, ma prima devo baciare di nuovo le tue labbra», disse,
facendola arrossire.
Automaticamente alzò il viso verso il suo e Aidan si prese qualche minuto per godersi la
sensazione di completezza che gli dava quella bocca deliziosa.
«Ci vediamo dopo», la salutò, scostandosi da lei e materializzandosi.
Capitolo 10 ~ Il Delta del fiume
Giovedì 15 marzo
Dopo colazione si riunirono tutti davanti all’ingresso del castello. Celine si era già assicurata
che l’occorrente per accamparsi fosse stato preparato e ringraziò Alasdair per aver provveduto a tutto.
Si sentiva quasi in colpa a tacere all’uomo ciò che già sapeva, ma lui era stato così drastico nel
negare la possibilità che vi fosse qualcosa che non andava all’interno dei loro confini. Non desiderava
turbarne l’orgoglio.
Si era già accordata con Buonia e Bhirginia per fermarsi ciclicamente e fingere di raccogliere
campioni. Dopo che si furono lasciati il castello alle spalle, si fermarono per fare il primo
prelevamento; ovviamente Kaina, desiderosa di attirare l’attenzione sulla sua arguzia, iniziò a creare
problemi.
«Non capisco perché abbiamo già dovuto indossare le divise e caricato il materiale per il
viaggio se poi dovremo tornare al castello ad analizzare i campioni», obiettò ad alta voce.
Era vero che non sapeva nulla del piano, Kaina non rientrava certo tra le persone che riteneva
degne di fiducia, ma era anche vero che, se aveva qualcosa da obiettare sulle sue idee, avrebbe dovuto
farlo in privato, non davanti a tutti. Era chiara la sua intenzione di metterla in ridicolo.
«Perché al castello sono custoditi già alcuni antidoti, le provette le riporterà lì Alasdair e
provvederanno alla purificazione dopo la nostra partenza», tentò di tenerla a bada Celine.
«Ma se il problema arriva dalla terra degli umani non servirà a nulla purificare qui», continuò
Kaina nella sua crociata per imbarazzarla.
«Non possiamo sprecare vite per mandare Custodi là fuori. Purificheranno il fiume ciclicamente
dove c’è la concentrazione maggiore di acqua impura», rispose Celine, tentando di tenere a freno ciò
che avrebbe voluto davvero dirle.
«Non mi sembra una buona idea...», tentò di mettere ancora in discussione le sue decisioni.
«Adesso basta, Kaina, faremo come dice Celine», intervenne Erskine che, probabilmente, ne
aveva avuto abbastanza.
«Certo. Stavo solo dando le mie impressioni da guaritrice esperta, volevo essere d’aiuto», fece
dietro front compita.
Celine avrebbe voluto dirle che avrebbe potuto farlo durante la riunione che si era tenuta a
colazione, ma era stata troppo impegnata a tentare di attirare l’attenzione di Aidan per avere il tempo di
esprimere le sue idee.
Rimontarono a cavallo e proseguirono fin quando arrivarono al punto dove Celine sapeva
esserci quello che cercava. Non aveva ancora trovato un modo per farlo notare con indifferenza, ma
non ve ne fu bisogno: l’acqua al centro del fiume era nera come la pece.
«Che orrore, non avevo notato questa concentrazione immonda! Kenina, quando sei andata ad
accoglierli sei passata di qui con la luce, non l’hai notato?», indagò Alasdair.
«No, padre, non c’era, ne sono certa, altrimenti l’avrei visto», si difese Kenina.
«Credo sia meglio ispezionare con cura questo punto, potrebbe esserci qualcosa depositato sul
fondale, magari portato dalla corrente», osservò Celine con studiata noncuranza.
«Non possiamo ordinare a qualcuno di immergersi in queste acque», obiettò il Sovrintendente.
«No di certo. Ci penserò io», replicò Celine, avvicinandosi alla riva.
Fece appello al potere della Terra e affondò nel fiume poderose radici. Appena entrarono in
contatto con l’acqua le vide immediatamente attaccate dalla sostanza melmosa che la permeava,
l’avvertiva anche lei: era un potere forte e malvagio. Celine trovò quello che cercava e lo ripescò,
portandolo sulla riva.
«È orribile!», urlò Kenina, coprendosi la bocca con una mano.
«Lo conosco, è un guerriero che avevamo dato per morto durante un attacco», disse il
Sovrintendente con la voce piena d’orrore.
«Non fatevene una colpa, sono certa sia accaduto prima del mio annuncio e degli anelli, sono
solo addolorata per questo povero ragazzo», li tranquillizzò Celine.
Il guerriero era evidentemente un corrotto, il suo viso aveva la tipica espressione malvagia di
quelle creature, trasfigurato in modo peggiore dall’orribile fine che aveva fatto. Si era annegato con dei
pesi addosso e non solo. Legate al corpo aveva una serie di fiale aperte il cui interno era ormai vuoto.
«Che cosa poteva esservi in quelle fiale?», domandò il Sovrintendente.
«Non possiamo saperlo con certezza, ma visto che si trattava di un Custode corrotto, e non di
uno dei guerrieri ombra, posso presumere sia stata polvere dello Spirito del Vuoto», suppose Celine.
«Ho con me alcune fiale, possiamo procedere direttamente alla purificazione», s’inserì Buonia.
«Direi che è il caso, almeno è una cosa fatta», approvò Celine. «Allontanatevi tutti dalla riva,
non possiamo sapere come reagirà il fiume. Certo, qui sotto non vi sono sepolti una moltitudine di
cadaveri dei guerrieri ombra, come nel Regno dell’Aria, ma meglio essere prudenti», aggiunse poi.
Quando tutti si furono allontanati a sufficienza, Buonia rovesciò una fiala di antidoto nel fiume,
poi prese le distanze in tutta fretta. L’acqua, come le altre volte, prese a gorgogliare e vorticare,
sembrava quasi l’antidoto stesse separando le molecole d’acqua pulita da quella marcia. Il corso
d’acqua iniziò a gonfiarsi come se fosse stato in tempesta, il gorgoglio era impressionante. Data la
reazione spropositata, giacché sepolto vi era solo un corrotto, Celine comprese che quelle fiale
dovevano essere davvero state piene di qualcosa di potente e si preparò ad affrontarlo. Sapeva che l’uso
di energia le sarebbe costato, ma non poteva permettere che quella sostanza toccasse terra, né
tantomeno che raggiungesse il delta in modo così massivo e distruggesse qualsiasi forma di vita lo
abitasse.
Dal fiume si alzò un’onda nera e schiumosa, riluceva come fosse unta, sembrava pece, si
ingrandiva di secondo in secondo e stava per uscire dalle sponde, travolgendo tutte le palme che
avrebbe incontrato. Celine lasciò perdere ogni pensiero di autoconservazione: non poteva permetterlo!
L’espressione terrorizzata dei presenti fu sufficientemente eloquente per spiegare la portata di quello
che stava accadendo.
Cercò dentro sé la luce calda e potente che ormai dominava con cognizione di causa e la
proiettò sugli argini e intorno a tutta l’onda, in modo da contenerla. Il bagliore s’intensificò quando
entrò in contatto con quella melma vischiosa, a Celine sembrò quasi di percepirne in bocca il gusto acre
e mefitico. Sentiva la sua energia vitale risucchiata dallo sforzo che stava compiendo per vincere quella
battaglia. Era una sensazione completamente diversa da quando usava il potere stringendo la mano di
Aidan, ora sentiva le sue forze venir meno, la sua determinazione crollare davanti alla malvagità del
nemico. Stava toccando con mano il potere di Fàs e maledisse Urchaid, certa che anche quella fosse
stata una sua idea. La forza malvagia dello Spirito del Vuoto si stava scontrando con la sua luce.
Celine, in un disperato tentativo di porre fine alla battaglia, intensificò maggiormente il suo
potere. Si disse che doveva resistere o tutti sarebbero stati travolti da quell’orrida acqua putrescente. Il
fulgore divenne accecante, il suo corpo tremò, le mani vibrarono nel disperato tentativo di tener salda la
presa sulle acque corrotte. Stava per cadere a terra, lo sentiva, era attraversata da brividi di freddo:
l’energia la stava lasciando del tutto.
Improvvisamente fu avvolta da un calore potente, percepì la sua luce prendere nuova linfa
vitale, avvertì chiaramente una mano saldamente ancorata alla sua. In quel bagliore accecante non
poteva vedere chi fosse, ma lo sapeva. Solo la presenza di Aidan era in grado di infondere tutta quella
forza al suo corpo. La luce avvolse completamente la sostanza nera, essa esplose al suo interno, l’onda
d’urto fu fortissima e schiantò tutti a terra, poi tutto finì, anche la stretta di Aidan scomparve.
Appena riuscì a mettere a fuoco qualcosa, lo cercò con lo sguardo: era distante da lei e si stava
rialzando. Eppure era certa di aver ricevuto il suo aiuto.
«Non avevo mai visto nulla del genere, come state?», s’informò il Sovrintendente.
«È tutto a posto, ho già avuto a che fare con tutto questo», rispose Celine serena.
Uno scalpitare di zoccoli li raggiunse e, mentre tutti si stavano rialzando, l’attenzione fu
catalizzata da Lonn che si dirigeva verso di loro a tutta velocità.
Scese da cavallo con lo sguardo scioccato.
«Ho terminato il mio lavoro ai sistemi di sorveglianza e hanno immediatamente rilevato
qualcosa di oscuro e malvagio in questo punto, sono venuto di corsa», disse rivolto a lei.
«Sei stato molto bravo e rapido, Lonn. Il problema è già stato risolto, ma se così non fosse stato
lo avremmo scoperto grazie a te», lo elogiò Celine.
«È un vero onore per me poter fare qualcosa di concreto», rispose lui.
«Lo dicevo che avrei avuto di che essere orgogliosa di te», s’inserì Kaina, che non poteva
perdere occasione di mettersi in mostra. Ovviamente doveva fare in modo che tutti i presenti sapessero
che Lonn era suo cugino, evidenziando il talento di famiglia.
Il Sovrintendente si congratulò con lui e lo ringraziò. A Celine parve nettamente più modesto
della cugina. Non riusciva, però, a inquadrarlo del tutto. Temeva la sua opinione fosse offuscata da ciò
che rappresentava per lei Kaina, ma sapeva di dover concedere a Lonn una possibilità.
«State tutti bene?», domandò ai presenti.
Fortunatamente tutti assentirono. Bisognava raggiungere il delta per vedere che danni vi erano
stati e iniziare la spedizione. Anche se il male in quella terra non aveva accesso, Celine era certa che
Urchaid molto presto si sarebbe inventato qualcos’altro.
«Partiremo immediatamente, dobbiamo raggiungere il delta e poi proseguire: è imperativo agire
prima che il nemico prepari qualcosa di peggiore», disse rivolta a tutti.
Fortunatamente nessuno obiettò.
All’altezza del castello il Sovrintendente prese congedo da Kenina e il loro viaggio iniziò
davvero.
Kenina era piena di speranze e aspettative. Non aveva mai passato un periodo di tempo così
lungo senza aver addosso l’occhio vigile di suo padre. Pensava che Celine avesse dei poteri incredibili:
era rimasta scioccata dalla portata di quello che aveva compiuto al corso d’acqua e ora la Regina faceva
riferimento a lei come guida per la spedizione.
Mentre procedevano al trotto verso il delta del fiume, notò Murch affiancarsi a lei con il cavallo
e gli regalò un sorriso. La verità era che la sua eccitazione per il viaggio era fortemente legata al
guerriero. Il giorno prima aveva scherzato con lei tutto il pomeriggio durante il giro al villaggio. Lei gli
aveva raccontato quali stranezze avessero compiuto gli abitanti di quel luogo e quali ragazze avessero
fatto pessime figure durante gli anni di studio e alle feste. Murch le era sembrato davvero felice e per
buona parte della giornata era certa avesse smesso di pensare a ciò che lo turbava. Dopo cena era
diventato malinconico e lei si era allontanata: non voleva opprimerlo e aveva ritenuto che lasciarlo solo
quando le sembrava giù sarebbe servito a ricordargli quanto la sua presenza lo avesse messo di buon
umore durante la giornata.
«Non vedevi l’ora di lasciarti la protezione di casa alle spalle, vero?», le domandò lui, quando
rallentarono l’andatura alla vista dei primi scampoli di vegetazione.
«È proprio così, si vede quanto sono felice?», chiese a sua volta.
«La tua espressione soddisfatta non mente», osservò lui.
Kenina gli scoccò un sorriso che le saliì dal cuore e fu felice nel vederlo ricambiare. Quando
sorrideva, non per proforma, i suoi occhi brillavano, erano di un verde più intenso e scuro dei suoi,
sembravano smeraldi.
«Kenina», la richiamò Celine.
«Ti vogliono in testa», disse lui.
«Vieni con me, non credo che la Regina possa avere qualcosa in contrario», buttò lì lei,
spronando il cavallo perché avanzasse rapidamente verso Celine.
Con sua sorpresa si accorse che Murch l’aveva seguita in testa al gruppo e, quando fece per
smontare da cavallo, lui le porse la mano per aiutarla a scendere.
«Dimmi pure, Celine», si avvicinò alla regina a piedi.
«Non conosco i corsi d’acqua e i canali di questo luogo. Suggerisci di andare a piedi e poi
tornare qui a riprendere i cavalli?», domandò lei.
«Credo sia meglio, Celine, ma prendiamo qualcosa per il pranzo, ci metteremo un po’ a
raggiungere il centro del Delta e poi a tornare indietro. Se prima di andare al Vulcano vuoi passare
dalle Sabbie Rosse, sarà meglio mangiare qui al riparo dalla vegetazione che sotto il sole del deserto.
Quella zona, anche se confinante, è la più arida e calda», spiegò Kenina.
«Grazie, il tuo aiuto ci è prezioso», le sorrise Celine.
Tutti legarono il proprio cavallo a un albero e iniziarono a proseguire a piedi. Kenina si mise in
testa per guidarli in quell’intricato labirinto di canali e fu felice che Murch mantenesse la posizione al
suo fianco.
«È davvero strabiliante questa esplosione della natura: siamo in mezzo al deserto e a un tratto
tutta questa vegetazione lussureggiante appare all’improvviso, sarai orgogliosa di condurci a spasso per
i tuoi domini», disse mentre camminavano.
«Amo questo luogo, ma non l’ho mai abbandonato. Mi piacerebbe vedere il mondo, gli altri
Regni, la Capitale», rispose Kenina.
«Sono certo che, quando questo momento orrendo sarà passato, potrai farlo», replicò lui
speranzoso.
«Sai, prima di conoscere Celine non ero così sicura che sarebbe accaduto, ora che ho visto cosa
sa fare mi sento più positiva», rispose onesta.
«Non vi sono arrivati i rapporti su ciò che è accaduto al Regno dell’Aria?», chiese Murch.
«Certo, ma sai, queste cose sono spesso edulcorate per cerare di tenerci uniti. Ma Celine è
davvero come dicono», osservò, decisa a rimarcare quanto fosse rimasta colpita dalla loro regina.
«Celine è davvero unica, non solo per le sue capacità e per ciò che rappresenta, ma anche per il
modo in cui gestisce tutto. Dovresti vedere come tiene sotto scacco il Consiglio», disse Murch
ammirato.
Kenina lo scrutò, le balenò il dubbio che potesse essere attratto da lei, ma poi si diede della
sciocca. Non solo Celine era una dei Prescelti, ma era palese che quella di Murch fosse solo
ammirazione per un leader che rispettava. Non era innamoramento.
«Lo immagino, si vede, forse è per questo che vado così d’accordo con lei. Di solito le figure
altolocate mi disturbano e suscito la loro antipatia», rispose, stringendosi nelle spalle.
«E come mai?», volle sapere Murch.
«Come ti ho detto ieri non sono una tipa da vestiti merlettati e festicciole. Mi piace essere
attraente, ma amo la battaglia e poter fare uso dei miei poteri molto più di quanto apprezzi il bon-ton da
signorina per bene. Ho la lingua troppo lunga, sono impulsiva e spesso esterno osservazioni che farei
meglio e tenere per me. Insomma... a livello sociale sono un vero disastro», ammise ridacchiando.
«A me invece piaci molto», la stupì lui.
Incrociò il suo sguardo e si sentì percorrere da un brivido, la stava di nuovo fissando con gli
occhi pieni di quella luce che le aveva riservato poche volte. Avrebbe voluto fossero soli.
«Perché ti faccio ridere, aspetta di portarmi a un ballo e vedere quando mi comporto in modo
sconveniente», continuò a scherzare.
«Se verrai alla Capitale potrai mostrarmelo di persona», acconsentì lui.
«Non lo dimenticherò, e allora non potrai tirarti indietro», ridacchiò Kenina.
«Be’, dopo un’anticipazione come questa dovrai mettertici d’impegno o rimarrò deluso. Voglio
vedere almeno un terzo della sala grande del Castello fissarti inorridita», stette allo scherzo lui.
Kenina tornò a volgere la sua attenzione a Celine, erano arrivati all’attracco delle barchette.
«Da qui dobbiamo procedere a bordo di queste per arrivare al cuore del delta, i canali sono più
larghi», spiegò brevemente.
Si sistemarono due per barchetta, e fu felice di vedere Murch salire sulla sua.
La vita in quel momento le sorrideva.
La spedizione era iniziata bene.
Buonia trovava il paesaggio incantevole e sorprendente. Essere in mezzo al deserto e vedere
sorgere una foresta lussureggiante aveva dell’incredibile. Era così anche il Castello, ma quello era un
ambiente ricreato dai Custodi, questa era la natura. Il delta, in un altro luogo, sarebbe potuto essere
melmoso, mentre le sabbie dorate e fini facevano sì che le acque dei canaloni e dei piccoli laghetti
fossero limpide e cristalline. In certi punti la vegetazione era talmente fitta da regalare l’idea di essere
immersi in una foresta senza tempo. Alcune porzioni di terra sembravano grosse isole, erano abitate da
animali che mai avrebbe immaginato di vedere dal vivo: zebre, giraffe, elefanti, ippopotami e molti
altri ancora. Più si addentravano nella parte interna e più gli ambienti si facevano umidi e gli isolotti
più piccoli, dalle acque spuntavano lunghe canne e sopra galleggiavano incredibili ninfee. Si potevano
vedere enormi pesce gatto, piccole ranocchie colorate aggrappate ai fusti delle canne e splendidi
uccelli: anatre selvatiche, pappagalli, martin pescatori, storni, e tanti altri.
Si stavano addentrando nella parte più profonda e remota del delta, Boglach Uaine, la Palude
Verde. In quel punto le acque erano ferme e la fittissima vegetazione che vi cresceva donava loro un
intenso color verde brillante. Buonia si disse che era stata una vera fortuna che l’acqua fosse avvelenata
da poco tempo, gli animali non erano stati sottoposti all’avvelenamento continuativo come quelli del
Regno dell’Aria. Man mano che si addentravano, lei e Bhirginia avevano rovesciato nelle acque altre
fiale di antidoto per assicurarsi che gli effetti indesiderati sparissero del tutto.
Giunsero in un punto dove l’odore della vegetazione era più intenso e le fronde talmente spesse
da lasciare porzioni di territorio quasi buie. Scie luminose ai piedi degli alberi attirarono la sua
attenzione.
«Si chiama la “fata del fuoco”, si tratta di un particolare tipo di fungo bioluminescente che
cresce su alcuni alberi in questo luogo. Il colore acceso serve ad attirare gli insetti che spargeranno le
spore dando vita ad altri funghi», narrò Caswyn che aveva colto il suo interesse.
«Sono bellissimi», rispose Buonia, sorridendo al marito.
Avrebbe trovato tutto fantastico se non fosse stato per Kenina. Celine aveva ragione, non era
certo Kaina, non faceva nulla di male e non poteva avercela con lei, tuttavia non riusciva a smettere di
pensare a sua cugina e a come stava reagendo Murchadh all’interesse della figlia del Sovrintendente.
Non riusciva a decidere se dire al guerriero quali fossero le intenzioni di Adraste o se tacerglielo
proprio come aveva promesso. Condivideva l’opinione di Celine e il suo rispetto per le scelte altrui, ma
riteneva che Adraste si fosse messa in una posizione in cui aveva molto da perdere.
Vide le prime barchette iniziare ad accostare e comprese che erano arrivati.
«Boglach Uaine, il cuore del delta», disse Kenina rivolta a Celine.
Vide l’amica compiere alcuni passi sul piccolo isolotto, al centro sorgeva una statua di Te?net
in pietra, rampicanti dai pallidi fiori l’adornavano. Celine vi si inginocchiò davanti in un tentativo di
contatto con lo Spirito del Fuoco. Dopo pochi minuti si alzò in piedi ed Erskine le si avvicinò.
«Sei riuscita a parlare con Te?net?», chiese immediatamente.
«No, non ho percepito niente qui. Penso che questo posto in continuo mutamento, essendo solo
opera della natura stessa, non sia l’ideale per ciò che cerchiamo. Tuttavia sono voluta venire
ugualmente per verificare che non vi fossero danni da veleno alla vegetazione e agli animali», rispose
Celine serena.
Subito dopo consumarono un pasto veloce e Buonia prese posto al fianco di Celine.
«Avete rovesciato le fiale nelle acque?», domandò l’amica.
«Sì, certo. Posso chiederti come hai fatto prima a usare tutto quel potere?», le sussurrò Buonia
piano.
«Nell’unico modo che sai essere possibile», le sorrise Celine. «Che cosa c’è che non va?»,
indagò poi.
Buonia mosse impercettibilmente la testa verso Murch e Kenina che, terminato di mangiare
rapidamente, stavano ammirando gli effetti di luce dei funghi, come molti altri.
«Stanno solo scherzando, non fanno niente di male», le fece notare Celine.
«Lo so, ma si sta creando una certa complicità e temo che le cose cambieranno», replicò lei.
Non le andava di assillare Caswyn con quei discorsi, anche lui le aveva già fatto presente che
Murch non aveva nessun impegno e Kenina non conosceva Adraste, non ne avrebbe saputo nulla a
meno che qualcuno non gliene avesse parlato. Cosa che lei non poteva di certo fare.
«Anche se fosse, intromettersi significherebbe tradire la fiducia che Adraste ha riposto in te», le
fece notare Celine.
«È questo il dilemma peggiore: devo tener fede alla promessa che ho fatto o tentare di tutelare
mia cugina tradendo la sua fiducia?», snocciolò Buonia.
«Io credo che rispettare i desideri degli altri sia sempre la scelta migliore, ma se sei in dubbio
scrivile una lettera, anche se temo non torneremo al Castello per un po’», suggerì Celine. «Magari, una
volta lì, potresti parlare con lei tramite tele luminescenti, potrei fare in modo che sia condotta al
castello con una scusa», propose poi.
«Credo che sia l’opzione migliore», acconsentì Buonia, un po’ più sollevata dall’essersi liberata
da un peso, quello dell’indecisione.
«Celine, dobbiamo rimetterci in marcia», suggerì Erskine, avvicinandosi a loro.
Celine si alzò in piedi e tutti ripresero posto sulle barche: iniziava l’avventura nel deserto.
Capitolo 11 ~ Sabbia e Sole
Giovedì 15 marzo
Quando si trovarono nuovamente sotto il sole cocente, Celine benedisse le divise, il cappuccio
in dotazione ai mantelli e il suggerimento di Kenina di pranzare sotto le fronde del delta.
Dopo essere tornati indietro a recuperare i cavalli, avevano svoltato in direzione di
Gainmhichean Ruy. Era primo pomeriggio e il sole picchiava con una forza inaudita, la luce che si
rifletteva sui granelli di sabbia era quasi accecante, tutti si coprivano gli occhi con porzioni di mantello
per resistere. Celine voleva parlare con Aidan, chiedergli come avesse fatto prima ad aiutarla, ma non
voleva domandarglielo con la mente, voleva guardarlo negli occhi.
A un certo punto la sabbia cambiò nettamente colore, in lontananza si scorsero enormi blocchi
di rocce d’arenaria dalle forme creative plasmate dal tempo. Celine sapeva che segnavano i confini del
loro mondo con quello degli umani e che, quindi, erano finalmente giunti a Gainmhichean Ruy. L’aria
si era fatta più calda, il vento più secco: le sembrava quasi di faticare a respirare.
«Da qui in poi dobbiamo fare attenzione, è pieno di banchi di sabbie mobili. Andrò avanti io e
voi seguirete in fila il mio cavallo», disse Kenina, affiancandosi a lei.
«Certo, ti ringrazio per la tua guida, Kenina», rispose Celine.
La ragazza si mise in testa e man mano che procedevano le mostrava quali fossero i banchi di
sabbia pericolosi. Celine non aveva la più pallida idea di come facesse a distinguerli dal resto, a lei
sembrava tutto uguale. Più si addentravano e più il luogo appariva arido e le sabbie erano sempre più
rosse. Kenina si fermò e si girò verso di lei.
«Siamo arrivati, qui lo spazio per camminare in modo sicuro è molto ristretto, se vuoi tentare un
contatto con lo Spirito del Fuoco puoi arrivare fino a quella roccia», spiegò, indicandole un masso che
usciva dal terreno.
«Non comprendo il perché di tutto questo, a me sembra di essere passata su un terreno tutto
uguale, non ho visto sabbie mobili», si intromise Kaina dal fondo della fila.
Celine notò Kenina lanciarle uno sguardo carico di disappunto, poi prese da terra un grosso
sasso e lo tirò con precisione a pochi passi dallo zoccolo del cavallo di Kaina. Il sasso sembrò fermarsi
sul terreno, ma dopo pochi attimi iniziò a sprofondare per poi sparire del tutto. Dal fondo del gruppo si
sentì arrivare qualche risatina sommessa. Celine notò l’espressione incollerita di Kaina e la tentazione
di scoccarle un sorriso sarcastico fu forte, ma riportò la sua attenzione su Kenina.
«Nel corso del tempo si sono creati dei canali sotterranei, dal delta l’acqua del fiume è filtrata
sotto la sabbia», spiegò la ragazza.
«Non dubitavo né della tua parola né della tua guida», precisò Celine sorridendole.
Poi si diresse verso il masso.
Non aveva molte speranze di trovare il luogo di forgiatura dell’Arco così in fretta, ma le
interessava comunque riuscire a parlare con Te?net o, quanto meno, scoprire qualcosa. Nel Regno di
Adhar quasi ogni luogo le aveva regalato informazioni e desiderava carpire i segreti di quella terra, ma
soprattutto contava sui consigli dello Spirito del Fuoco per capire come rintracciare chi custodiva
l’Arco di Fuoco Distruttore. Guarire o sanare erano una cosa positiva, distruggere poteva essere
positivo solo in battaglia, ma in quel Regno non avrebbero affrontato battaglie e non comprendeva
come avrebbe fatto a rintracciare il portatore dell’Arco. Sapeva già che non doveva cercare il
significato alla lettera, ma sperava in qualche suggerimento, anche se certamente sibillino, da Te?net.
Ammirò lo spettacolo che si dipanava davanti ai suoi occhi. La sabbia sembrava quasi
incandescente da quanto era rossa, si muoveva mandando bagliori infuocati e dal basso fuoriuscivano
vampate di vapore. Quello era sicuramente il punto più caldo, dove l’acqua sotterranea evaporava dal
terreno. Si concentrò cercando di raggiungere lo stato che le permetteva di entrare in contatto con il
mondo degli Spiriti, ma non accadde nulla. Non le giunse risposta, né ricevette nessun segno da altre
fonti. Indugiò per non lasciar correre con troppa noncuranza, ma non percepì niente a parte il rumore
del vento che si stava alzando di nuovo.
Quando si voltò per tornare verso il cavallo, notò l’espressione di attesa dei suoi compagni e la
attraversò una sensazione spiacevole, ma fu solo un attimo.
«Non ho avuto cenno di nulla, ritengo sia normale, questo luogo è invivibile e distante da tutto.
Presumo non vi sia niente», disse incoraggiante.
Kenina si fece largo per tornare in testa alla fila e li guidò nuovamente in salvo dalle sabbie
mobili.
Ripresero la marcia verso il vulcano, Celine ogni tanto alzava lo sguardo per scrutare il
paesaggio. Il vento fischiando pettinava le dune, mutando la loro forma costantemente; l’unico suono
che si percepiva era quello dei cavalli al galoppo, che sarebbe stato altrimenti sostituito da quello del
silenzio. Gli orizzonti non avevano fine, il turchese dei cieli e l’oro delle sabbie si fondevano fino a
dove giungeva l’occhio. Celine cercò di sondare le emozioni che provava: non riuscì a metterle a fuoco
chiaramente. Da un lato quell’ambiente così arido sembrava schiacciante, dall’altro alto percepiva
quasi l’assurda sensazione che fossero gli unici esseri in vita al mondo ed era euforica. Ogni pensiero le
provocava turbamenti differenti e quel deserto li accomunava tutti, poi comprese: era la strana
sensazione di libertà totale che donava quell’ambiente incontaminato, ne ricreava un sentore così
potente che quasi spaventava. Essere lì caricava la percezione d’isolamento dal mondo e riportava
l’essere umano a uno stato quasi primitivo.
Dopo aver risalito una duna particolarmente alta, poté ammirare l’orizzonte. Ai suoi piedi si
estendeva una valle ampia, arida e piana, qualche cactus spuntava solitario ogni tanto, e al centro si
ergeva Beinn-Theine Beul Te?net, il Vulcano. Le sue pendici, formate da strati di lava anneritasi nel
tempo, lo facevano spiccare in mezzo alle sabbie gialle. La sua cima era screziata da striature rosse che
scendevano colando e andavano a depositarsi su un lato ai suoi piedi. Lì si formava una grande conca
rossa di lava ribollente. Attorno a quel lago di magma, e alle pendici del vulcano, erano presenti piccoli
geyser gassosi dai quali si sollevavano nuvole di vapore bollente e minuscole sorgenti calde.
L’immagine più bella la si ricavava dai raggi del sole che si riflettevano su minuscole
montagnette di zolfo, coni di sale e piccole vasche d’acqua isolate da cornici di cristalli di sale, zolfo e
cloruro di magnesio. La luce le faceva brillare di bianco, giallo, verde o rosso ocra: magnifiche
screziature vibranti date dalla forte presenza di zolfo e ossido di ferro.
Il Vulcano, come Celine aveva letto nei libri della biblioteca al castello, non era pericoloso né
causa di forti eruzioni. La lava scorreva sempre, in un moto lento e continuo, era strettamente legata a
Te?net e all’Elemento che rappresentava. Il Fuoco - sinonimo di coraggio, forza, determinazione,
energia, passione e grinta - legato al secco e al caldo. L’Elemento dell’immortalità e della
trasformazione. Fiamma che devasta e distrugge, contemporaneamente luce che riscalda e illumina la
via, simbolo di purificazione e rigenerazione. Fortifica l’Aria, infervora l’Acqua e attecchisce nella
Terra. Il Fuoco, per loro, era legato al concetto di azione, all’inizio delle cose, all’impulso, alla
creatività, alla vitalità, come all’irruenza e all’impulsività. Esso è un’intuizione: una piccola fiamma
che sboccia e ha poi necessità di trovare la sua struttura per dilagare e non spegnersi. Esplode, si
accende, devasta, non è fatto per durare, ma per mutare. E, come insegnava Te?net: una pura
esplosione di rabbia.
Celine vagava con la mente alle letture da umana, abituata a legare alla rabbia esclusivamente
concetti negativi, distanti dal credo dello Spirito del Fuoco. Per Te?net, la passione della rabbia ha una
pulsione così potente da essere in grado di migliorare la nostra vita. Lo sconvolgimento che la rabbia
può suscitare in noi è in grado di farci vedere più cose: il disagio che ci causa, la fonte di ciò che ce la
procura e da cui si nutre, e il raccapriccio verso i nostri desideri e pensieri, quelli che ci suscita e
dobbiamo affrontare. E mentre il fuoco si scatena in noi, e brucia ardentemente, possiamo vedere ciò
che ci ha provocato quella rabbia. La visualizzazione della nostra rabbia, mutata in azione, in un fuoco
che brucia e ci permette di scrutare le fiamme che si tramutano in fumo e cenere. Cose distrutte. Cose
da cui si può riiniziare. Proprio come la lava che scorreva costantemente e ogni secondo devastava ciò
su cui passava e, arrivando a valle, dava vita al tripudio di colori e formazioni rocciose brillanti che
stava ammirando.
Lentamente scesero a valle seguendo la guida di Kenina, che si era proposta di farli arrivare
vicini al lato in cui montare l’accampamento. Giunti alle pendici del Vulcano, non fecero in tempo a
scendere dai cavalli che Kaina espresse il suo arguto e non richiesto parere.
«Celine, scusami, ma perché consenti che Kenina ci faccia scaricare qui il materiale per
accamparci: siamo sotto il sole, dovremmo cercare l’ombra».
«Kaina, è sicuramente preferibile il sole delle cinque, che presto tramonterà, allo svegliarsi
dentro le tende con il sole cocente del mattino. Che cosa ne dici?», rispose Celine, invitandola a
controbattere con lo sguardo.
«Io e Celine ci siamo accordate sulla duna. Sicuramente, anche se fastidioso, è meglio questo
sole che si sta raffreddando. A proposito, fai attenzione a non toccare la sabbia a mani nude prima di
qualche ora dopo il tramonto o ti faresti male seriamente», s’inserì Kenina, dandole il colpo di grazia
che la indusse a tacere.
Una volta finito di scaricare il materiale dai cavalli e dopo che Murch ebbe terminato di
riempire d’acqua diversi abbeveratoi per farli bere, marciarono verso le pendici del vulcano,
avvicinandosi e girandovi intorno. Celine, con la coda dell’occhio, colse nella struttura della parete
della montagna qualcosa di diverso, ma lo tenne per sé. Nella mente si era già formata un’idea.
Arrivarono nei pressi del lago di magma, il caldo era insopportabile e la nube di vapore aveva
già inumidito loro il volto. Celine si apprestò a cercare nuovamente il contatto con gli Spiriti, era certa
quella sarebbe stata la volta buona. Attorno a lei i suoi compagni attendevano in silenzio. Si perse nei
meandri della sua mente per concentrarsi.
Attese un tempo che le parve infinito: avvertiva la forza del Vulcano e la potenza di ciò che la
circondava. L’influenza dell’Elemento padrone di quella terra era intensissima, eppure non le arrivò
voce. Il panico in lei crebbe a dismisura. Sapeva che i suoi compagni si aspettavano dicesse loro
qualcosa; era conscia che c’era chi, come Kaina, non vedeva l’ora di avere qualcosa da raccontare al
Consiglio, e non qualcosa di positivo. Era soprattutto consapevole del flebile drappo di speranza che
teneva ancora in piedi le protezioni attorno al Regno accerchiato da Urchaid, già pronto a invaderlo.
Celine odiava le menzogne, soprattutto prendere in giro chi la circondava, ma non poteva dire
loro la verità. Kaina avrebbe trovato il modo di far trapelare la cosa, come anche Kenina. Magari lo
avrebbe riferito al padre in buona fede, facendogli rapporto, e la cosa sarebbe presto stata di dominio
pubblico. Negli altri luoghi era giustificabile l’assenza di una risposta, qui era diverso. Il luogo si
chiamava la Bocca di Te?net, era probabilmente il punto più sacro del Regno, quello in cui lo Spirito
aveva radici più profonde. Celine si sforzò di far volare la mente per avere qualcosa da raccontare loro
che non fosse totalmente una bugia.
Quando si alzò in piedi e volse lo sguardo verso i suoi compagni, aveva fortunatamente le idee
chiare.
«Ti ha parlato?», la esortò immediatamente Erskine.
«Lo Spirito ci dà il benvenuto, questo luogo gli è molto caro. La bocca di Te?net rappresenta il
suo credo, quello del Fuoco. La bocca da cui ci parla simboleggia la sua parola, la lava in continuo
movimento l’azione del fuoco che crea e distrugge», rispose Celine, facendo appello a quanto aveva
rivissuto da poco ammirando il paesaggio.
Comprese di aver fatto bene a gestire la cosa in quel modo, quando le sembrò di notare Erskine
lasciar andare un sospiro di sollievo a lungo trattenuto e Kaina farsi tetra in volto.
«Sarà meglio tornare all’accampamento e iniziare a montare tutto», suggerì il Maestro.
«Certamente, domani dovremo essere di nuovo in marcia, meglio non fare troppo tardi»,
approvò Celine.
Aidan era già alla seconda tenda montata. Stava lavorando da solo per faticare il più possibile e
scaricare la tensione. Aveva iniziato a montare dal lato opposto in cui si erano raggruppati tutti gli altri.
Voleva essere lasciato in pace, e Kaina fortunatamente aveva recepito il messaggio dallo sguardo bieco
che le aveva lanciato quando si era proposta di aiutarlo.
Era ancora scosso da quello che aveva fatto quel mattino al fiume. Nessuno lo aveva notato, ma
aveva agito in modo imprudente. Era stato preda di un istinto potente che non lo aveva mai animato, o
meglio che era sempre riuscito a reprimere.
Si stava apprestando a mettere insieme la terza tenda, quando si sentì sfiorare una spalla, era
pronto a voltarsi e incenerire Kaina, ma si ritrovò davanti Aengus.
«Che foga, per di più con questo caldo», lo canzonò l’amico con mezzo sorriso.
Aidan ricambiò il sorriso. Aengus era l’unico di cui gradiva la compagnia al momento, l’altra
persona sarebbe stata Celine, ma davanti a tutti non era certo possibile.
La vide allontanarsi dall’accampamento con Caswyn.
«Dove sta andando?», domandò all’amico. Era già in tensione.
«Voleva dare una mano anche lei, ma Erskine come sempre non voleva facesse nulla,
desiderava si riposasse dopo aver usato l’energia per parlare con lo Spirito. Così ha deciso di andare a
fare ancora un giro alle pendici del Vulcano per cercare di parlare di nuovo con Te?net. Erskine non
aveva nulla da obiettare perché qui è sicuro. Caswyn è con lei in caso avvertisse stanchezza
improvvisa», spiegò Aengus.
Aidan si chiese cosa avesse davvero intenzione di fare Celine, ma lasciò cadere l’argomento.
«Temevo fosse Kaina, probabilmente l’avrei lanciata indietro», disse, porgendo ad Aengus
alcuni lembi della tenda da montare.
«Sta montando la sua tenda insieme al cugino, è tutta imbronciata. Credo il messaggio le sia già
giunto forte e chiaro», replicò Aengus.
«Sta cercando di fare arrabbiare Celine, vuole che lei la aggredisca davanti a tutti per poterla
accusare di essere gelosa di me, ne sono certo», disse Aidan, approfittando della distanza. Nessuno
avrebbe potuto udire i loro discorsi, né tantomeno nascondersi per spiarli, giacché non c’era niente a
parte la sabbia.
«È davvero indisponente, l’ho notato anch’io. La provoca continuamente, cercando di
ridicolizzarla. Maschera i suoi meschini tentativi come consigli. Celine mi è sembrata abbastanza abile
da schivare i suoi intenti; tu, invece, sei terribilmente teso. Lo vedo. Ti conosco», osservò Aengus.
«Ho fatto una stupidaggine, per di più ho agito in preda all’impulso e senza neppure
soffermarmi a pensare alle conseguenze. Questa mattina avrei potuto fare un danno enorme», rispose
Aidan.
Aengus lo fissò in attesa di ulteriori spiegazioni.
«Al fiume. Ho aiutato Celine con il potere che ci lega», precisò lui.
«Mi era sembrato strano avesse usato tutta quella potenza senza star male. E perché mai sarebbe
stato uno sbaglio? Se quella sostanza fosse fuoriuscita, oltre a distruggere il territorio, probabilmente
avrebbe travolto anche noi. Non so con quali risultati...», gli fece notare Aengus.
«È vero, ed è la parte nobile, ma i miei motivi lo sono di meno. Io volevo solo proteggere il
nostro legame. Celine ha fatto un uso smodato dell’energia davanti agli altri, soprattutto da quando sa
che io posso aiutarla. Tutti credono che ormai la sappia controllare e che non stia più male. Se, però,
fosse svenuta dopo averla usata o non fosse stata in grado di contenere l’onda, tutti avrebbero iniziato a
chiedersi come, in precedenza, potesse aver fatto ciò che ha fatto», spiegò Aidan, chiarendo cosa lo
aveva mosso davvero.
«Be’, non potrebbero comunque immaginare questa forza che vi lega, è qualcosa di totalmente
sconosciuto», replicò l’amico.
«Certo, ma inizierebbero a porsi domande, a fare più caso a quando usa i poteri, a quali sono le
sue condizioni. Io cerco sempre di aiutarla il più rapidamente possibile, anche quando ha aperto il
portale nel Regno dell’Aria le ho offerto la mano per rialzarsi, era un modo per darle rapidamente
energia. Ma se iniziassero a farci caso?», domandò preoccupato.
«Aidan, cosa stai rimpiangendo?», volle sapere Aengus diretto.
«Nulla. Solo che se non le avessi detto del potere, forse starebbe più attenta. Se non potessi
aiutarla e stesse male, verrebbe ancora considerato normale».
«E non solo», aggiunse Aengus.
Questa volta fu Aidan a guardarlo in modo interrogativo.
«Sei sempre in lotta con te stesso per il vostro sentimento, per ciò che ti concedi. Lo vedo ed è
inutile che lo neghi con me. Nessuno ti ha visto, non sei stato imprudente, hai agito quando il bagliore
era talmente forte da essere accecante. Stai facendo ciò che è giusto: aiutare Celine», lo incoraggiò
Aengus.
«Non so se è giusto, conosco solo quello che sento e ormai so di essere spacciato: non potrò più
farne a meno. Ma quando lei non mi vorrà più dovrò farmene una ragione e quello sarà il momento
peggiore, non avrò neppure il diritto di arrabbiarmi», disse Aidan, piantando così forte un paletto nella
sabbia da farlo finire dentro del tutto.
«Cerca di calmarti e di non pensarci, goditi quello che avete. Forse non accadrà ciò che temi si
verifichi».
«Certo. Gli asini volano e le persone sono tutte buone», rispose Aidan pieno di sarcasmo.
«Aidan, sai che sono l’ultimo con cui sfogare la tua rabbia, voglio solo aiutarti», disse l’amico.
«Lo so. Scusami, forse sono così nervoso solo perché so che per un po’ non potrò stare da solo
con lei. Mi ero abituato. Vorrei parlare con lei di ciò che è accaduto, sapere cosa ne pensa...».
«Vedrai che l’occasione si presenterà, magari al villaggio vicino alla miniera», suggerì Aengus.
«Accidenti, ma non potevamo far lavorare un po’ Caswyn e fargli proiettare qualche confortevole
illusione al posto delle tende?», scherzò poi.
«Povero Caswyn, sarebbe stato un lavoraccio da solo: i plasmatori di materia sono pochissimi»,
rispose Aidan. «Però sarebbe stata di certo una soluzione più piacevole», aggiunse poi.
La compagnia dell’amico gli aveva migliorato l’umore e l’aveva aiutato. Si diede nuovamente
dello stupido per l’occasione in cui aveva interrotto i rapporti con lui. Il legame che aveva con Aengus
era un dono.
Buonia tirò un sospiro di sollievo, il caldo stava sparendo per lasciare il posto all’aria fresca
della sera. Il sole stava tramontando e Celine era ancora al Vulcano con Caswyn. Dopo aver terminato
di aiutare a montare le tende, lei e Bhirginia stavano iniziando a preparare le pietanze per la cena.
Avevano portato dietro solo cibi che resistevano al caldo, principalmente legumi, frutta secca, diverse
barrette di cioccolato, pane in cassetta chiuso in sacchettini ermetici e altre cose sigillate in barattoli da
piccole porzioni.
«Prepariamo una zuppa di legumi?», chiese Bhirginia
«Direi che potrebbe andare bene, tra poco l’escursione termica consentirà di poterla gustare
senza problemi», rispose Buonia.
Insieme si affaccendarono a preparare il pasto. Il fuoco da campo era già stato acceso e quando
vi posero sopra le pietanze in breve tempo si sparse un ottimo profumo. Si sedettero vicine al fuoco a
chiacchierare, mentre controllavano la cena.
«Come va con Aengus? Ancora problemi per quando dovrai sostenere la prova?», domandò
Buonia.
«Al momento no. Abbiamo deciso che prima ci sono i viaggi, poi, quando questi incarichi
saranno conclusi, inizierò a studiare. Però, ogni giorno che passa, noto che lui ha più fiducia in me e mi
sembra sempre meno teso», replicò Bhirginia serena.
Buonia avrebbe desiderato parlare anche con lei del problema che la affliggeva, però non
voleva tradire la fiducia della cugina, né tantomeno far pesare su Bhirginia le scelte che aveva
compiuto, dopotutto la loro attuale condizione era la stessa in cui sarebbero stati Murch e Adraste. Le
sarebbe, però, piaciuto sapere cosa aveva spinto Bhirginia a dire sì, a scapito dei problemi che si
poneva Adraste. Forse non avevano immaginato di poter avere un problema e se n’erano accorti dopo;
forse sua cugina non aveva torto a porsi quei dubbi; soprattutto forse Celine aveva ragione a dirle di
rispettare la sua volontà.
Kenina le raggiunse e si sedette vicino a loro.
«Zuppa?», domandò.
«Sì, non ci è venuto in mente altro», rispose Bhirginia.
«Se volete domani sera posso preparare qualcosa io, sono abituata a mangiare nel deserto e
magari mi potrebbe venire in mente qualcosa che vi stupirà. In ogni caso l’odore è ottimo», sorrise lei.
«Fai spesso da mangiare? Voglio dire sei la figlia del Sovrintendente», domandò Buonia
curiosa.
«Sì, be’, non sono esattamente una principessina. Il deserto ci mette tutti sullo stesso piano.
Sono spesso andata con mio padre molto distante dal Castello, fermandomi fuori anche più giorni.
Capita che gli abitanti del piccolo villaggio vicino alla miniera abbiano qualche disputa, così distanti
spesso si sentono un po’ più liberi di noi. Quando arrivano le lettere con le lamentele, tocca a mio padre
andare lì e risolvere la situazione. Mi ha sempre portato con lui per farmi imparare. Spesso siamo
partiti la sera per sfuggire al sole e abbiamo consumato pasti proprio come questo. Capisco, però, le tue
perplessità, non mi conosci e non puoi sapere come sono, ma... Ecco, non aspettarti i comportamenti
tipici delle figlie dei nobili, io sono tutt’altro. Spero mi permetterete di aiutarvi dopo cena a rimettere
tutto a posto», si offrì sorridente.
A Buonia venne naturale ricambiare il sorriso della ragazza.
«Certo, ci farà sicuramente piacere avere il tuo aiuto», accettò calorosamente.
Subito dopo si sentì una traditrice per via dell’interesse di Kenina verso Murch, e si mise a
rimestare energicamente nella pentola per smaltire la tensione. Kenina era simpatica, non poteva farci
nulla. Se solo Murch non l’avesse corrisposta, sarebbe stata una piacevole aggiunta alla spedizione.
Ripensava alla proposta di Celine di mandare una lettera alla cugina per informarla dei fatti, ma era in
dubbio: temeva di mettere Adraste in allerta per nulla, aveva paura che facesse qualcosa di sciocco,
come anticipare la prova.
Celine stava guidando Caswyn verso la piccola apertura nella roccia che aveva notato quando vi
erano passati davanti la prima volta. Voltò la testa per occhieggiare l’accampamento e si compiacque:
da quella distanza non era visibile e la cosa giocava decisamente a favore della sua idea.
«Celine, mi dici cosa siamo venuti a fare?», indagò Caswyn.
«A parlare lontani da orecchie indiscrete e qualcos’altro. Guarda», disse, accarezzando la
piccola apertura nella roccia.
«Caspita!», esclamò Caswyn, «prima non ci avevo fatto minimamente caso».
Ma le sorprese non erano finite e, una volta entrati Celine, rimase a bocca aperta. C’era un
piccolo corridoio di roccia, che si apriva in una camera piuttosto larga. Sospesi a mezz’aria vi erano
un’infinità di minuscoli globi di fuoco che si accesero non appena varcarono l’ingresso della caverna:
sembravano piccole lucciole incandescenti. Ma la sorpresa più grande era la vita che fioriva al suo
interno. Dalla roccia sgorgava una sorgente d’acqua, che sembrava una piccola cascatella, e confluiva
in una pozza dalla quale si levava un leggero vapore. La nebbiolina si spandeva, rendendo il luogo
quasi magico. Tutt’attorno sbocciavano sgargianti frangipani, i meravigliosi fiori dalla forma a stella
spandevano un profumo ammaliante. La volta era carica degli stessi colori brillanti che aveva ammirato
all’esterno, vicino al magma, e le stalattiti sembravano porre dall’alto una corona color arcobaleno sul
laghetto.
«Questo posto è incantevole», disse Caswyn accarezzando l’acqua, «verrebbe da farsi un bagno.
Quando lo diremo agli altri sicuramente ne vorranno approfittare».
«Zio, non diremo a nessuno di questo posto».
Caswyn la guardò perplesso.
«Quando ho notato l’apertura dall’esterno non immaginavo che dentro fosse così bello. Ti ho
portato fin qui per chiederti di camuffarne maggiormente l’ingresso con i tuoi poteri. Vorrei usare
questo posto per incontrarmi con Aidan da sola», spiegò Celine.
«Capisco. Certo, ti aiuterò, ma come mai tutta questa tensione? Volevi solo chiedermi questo?
Lo sai che io e Buonia vi appoggiamo», replicò Caswyn, sedendosi vicino a lei.
«Non è solo questo. Prima ho mentito», iniziò Celine, spiegando allo zio che da quando erano
arrivati nel Regno non aveva mai percepito nulla e non sapeva spiegarsene il motivo.
«Hai fatto bene, Celine. Magari non funziona ugualmente in tutti i posti, forse qui lo Spirito del
Fuoco ti contatterà solo quando avrai incontrato la persona predestinata, o forse quando avrai terminato
il giro ti si aprirà un quadro d’insieme. La presenza di Kaina è pericolosa. Sai bene che ti odia e non
perderebbe occasione per trovare il modo di riferire la cosa a Davios. Magari cercherebbe una via per
allarmare Morwenna, creando un pandemonio. Non amo neppure io la menzogna, ma in certi casi
siamo costretti a farvi ricorso, l’importante è non mentire alle persone su cui facciamo affidamento. Io
e Buonia ti sosterremo, ma immagino tu voglia parlarne con Aidan», la rincuorò Caswyn.
«Sì, ho paura della sua reazione, sicuramente gli passerà per la testa un pensiero che ha sfiorato
anche me, ma non posso mentirgli: lui è parte di me e non voglio tacergli niente», rispose Celine.
«Quale pensiero?», s’informò suo zio?
«Che sia la punizione degli Spiriti perché mi ha tirato fuori dal limbo o per il nostro legame.
Forse questa volta vorranno che mi arrangi da sola, forse non giungerà nessun aiuto e non individuerò il
portatore, magari vogliono spingerci a lasciarci», spiegò Celine, rabbuiandosi. Sapeva già come
l’avrebbe presa Aidan.
«Potrebbe anche essere vero, ma di certo gli Spiriti non bloccheranno la tua missione per il tuo
rapporto con Aidan. Magari vogliono solo metterti alla prova, proprio come hanno fatto quando eri
incosciente. Dopotutto tu hai rifiutato il loro aiuto e ora non puoi aspettarti che te lo porgano
nuovamente: penso dovrai guadagnartelo in qualche modo», osservò suo zio.
«Non ci avevo pensato, vedremo cosa ne dedurrà Aidan», rispose Celine.
«Che cosa desideri che faccia per mimetizzare l’ingresso della grotta?», domandò Caswyn.
«Vorrei che ponessi una roccia davanti all’ingresso, magari sistemandola in modo che sembri
parte del vulcano, piazzaci un cactus di fianco così riuscirò a spiegare ad Aidan con la mente come
raggiungermi».
Uscirono dalla grotta. Celine rimase di vedetta per verificare che non arrivasse nessuno e
Caswyn si mise all’opera. Era bellissimo vederlo creare le cose dal nulla, Caswyn era un vero artista;
quando finì, tornarono al campo e, prima di infilarsi nella sua tenda per cambiarsi e lavarsi via di dosso
la sabbia nella tinozza, notò Buonia, Bhirginia e Kenina cucinare insieme davanti al fuoco. Fu felice
che l’amica parlasse con la ragazza e sperò che la cosa la aiutasse a vederla per ciò che era: una
giovane donna molto bella e capace.
L’interno della tenda era confortevole: a destra vi era un sacco a pelo già pronto, al centro una
grande tinozza già piena di acqua tiepida, sulla sinistra un tavolino e una sedia da campo. Dato il clima
serale piacevole e la certezza di non incontrare nemici, tutti preferirono indossare abiti da riposo.
Celine ringraziò mentalmente Buonia, certa che quelle premure giungessero dall’amica. Dopo essersi
immersa nella tinozza per lavarsi la sabbia di dosso, indossò un abitino leggero bianco, lungo fino ai
piedi, dal tessuto impalpabile, accompagnandolo con una stola leggera per proteggersi dall’aria fresca
della sera. Raccolse i capelli sulla sommità della nuca, lasciando libere alcune ciocche a incorniciarle il
volto, e li bloccò con il fermaglio che le aveva donato Aidan.
Poi uscì per unirsi alla comitiva. Trovò estremamente piacevole starsene lì seduta in cerchio con
gli altri, sotto le stelle, il campo rischiarato solo dalla luce del fuoco e un senso di calore e serenità dato
delle persone che la circondavano. L’unico neo era la presenza di Kaina che, imbronciata e silenziosa,
mangiava a fianco del cugino. Celine era certa stesse partorendo la prossima idiozia da tirare fuori.
Scrutò Lonn. Ancora non si era fatta un’idea del ragazzo: anche lui era silenzioso, ma non
sembrava avere la stessa espressione truce della cugina, piuttosto appariva intimidito dal fatto di non
conoscere nessuno. Celine decise di rivolgergli la parola per aiutarlo a inserirsi.
«Lonn, ancora non ti ho detto quanto ci giovi la tua presenza. Qui, tranne per i sistemi di
sorveglianza, non avrai modo di usare le tue capacità da illusionista, ma quando giungeremo nel Regno
della Terra sono certa che sarai di grande aiuto a Caswyn. Nel Regno dell’Aria era solo e tenere a bada
i nemici con le illusioni non è stato semplice», disse incoraggiante verso il ragazzo.
Lui le rivolse un sorriso sincero.
«Grazie, spero di esserne all’altezza. So che Caswyn è un plasmatore di materia», rispose,
guardando ammirato suo zio.
Celine preferì non interferire, lasciò la parola a suo zio per fare in modo che Lonn parlasse
anche con altre persone.
«È vero, ma accedere a quel tipo di potere in battaglia è piuttosto complesso, come saprai
necessiterei di una grande concentrazione e tranquillità, stato che durante un combattimento è molto
difficile raggiungere. Il tuo aiuto mi sarà sicuramente prezioso», rispose Caswyn.
Lonn allora iniziò a chiedergli del giardino d’inverno e la discussione divenne animata.
L’attenzione del gruppo si focalizzò sui loro discorsi e approfittò di quel momento per lanciare ad
Aidan il suo messaggio mentale.
“Questa sera potremo stare soli, ti aspetterò più tardi al Vulcano. Io mi materializzerò dalla
mia tenda, tu dovrai arrivarci a piedi la prima volta. Quando tutti saranno a dormire, segui le sue
pendici verso destra lasciandoti l’accampamento alle spalle. Noterai un cactus solitario, lì Caswyn ha
creato un’illusione che copre l’accesso a una piccola grotta, non l’ha notata nessuno. Ho bisogno di
parlare con te”, spiegò Celine senza interruzioni.
“Prima mi sono domandato cosa fossi andata a fare. Ti raggiungerò appena possibile, anche io
ti devo parlare”, rispose Aidan, la testa voltata verso Caswyn in modo da non attirare l’attenzione.
Celine percepì uno strano tono e seppe già che avrebbe dovuto prepararsi ad affrontare qualche
discussione, ma la cosa non la preoccupò più del dovuto. Sapeva che Aidan viveva costantemente una
forte battaglia interiore nei confronti del loro legame, ma aveva preso una decisione. Non gli avrebbe
taciuto i problemi che aveva, non poteva se voleva renderlo veramente partecipe della sua vita.
Dopo cena Murchadh si rintanò nella sua tenda; le ragazze stavano mettendo a posto e gli altri
erano quasi tutti andati a risposare per essere pronti il mattino seguente. L’assenza di turni di guardia
favoriva la chance di poter godere di un sonno ristoratore. Le divise li proteggevano dal clima
aggressivo, ma i loro organismi comunque lo percepivano.
Si sedette sul sacco a pelo e prese in mano una pergamena ripiegata che stava all’interno del suo
zaino. Era un’altra lettera per Adraste, l’aveva iniziata la sera prima al Castello: l’intenzione era quella
di spedirla prima della partenza, poi, colto da un moto di perplessità, non l’aveva terminata e aveva
deciso di portarla con sé.
Spiegò il foglio per rileggerla.
Cara Adraste,
ancora non comprendo i motivi del tuo rifiuto nei miei confronti, mi chiedo come io possa
averti dato l’impressione di non essere in grado di affrontare i problemi che la nostra unione
comporterebbe. Non credo di essere così indegno di fiducia e immaturo.
Mi hai fatto sentire un ragazzino, quasi incapace di prendere le mie decisioni, non mi hai
nemmeno lasciato la possibilità di tentare. Non avremmo dovuto sposarci il giorno seguente!
La tua mancanza di fiducia mi lascia svuotato e mi spinge a pormi delle domande, mi chiedo se
davvero mi ricambi o se sia una scusa trincerarti dietro queste tue incertezze, forse non hai il coraggio
di dirmi che non nutri alcun interesse.
Mi hai addirittura incoraggiato a guardarmi attorno.
Vorrei che tu rispondessi a questa lettera.
Ti chiedo di mettere per iscritto ciò che magari non hai il coraggio di dirmi guardandomi in
faccia. Ti garantisco che se non mi vuoi non ci sarà alcuna recriminazione, ho solo bisogno di saperlo.
Rileggendola, gli sembrò patetica. Avrebbe desiderato riiniziarla da capo, con parole migliori,
non apparire come un poveretto che implorava le attenzioni di una donna che gli aveva chiarito di non
essere interessata. Quando era andato a casa sua gli aveva praticamente sbattuto la porta in faccia.
«Murch, sei lì?», si sentì chiamare fuori dalla tenda. La voce di Kenina.
Involontariamente sorrise da solo e mise via rapidamente la lettera.
«Sì, mi stavo cambiando. Se mi dai cinque minuti, esco», rispose.
«Va bene, aspetto qui fuori», acconsentì lei.
Quando la raggiunse si accorse che anche lei si era cambiata: indossava un abitino bianco che
evidenziava le sue forme, metteva in risalto la sua carnagione ambrata e i meravigliosi occhi verdi.
La fissò per un istante di troppo, abbagliato dal suo aspetto esuberante. Kenina trasudava
femminilità, non in maniera volgare e ostentata come Kaina, era naturale.
Lei gli sorrise.
«Ti porto a vedere una cosa», disse, facendo strada verso l’esterno dell’accampamento ormai
quasi vuoto.
«Dove andiamo?», domandò curioso.
«Ti fidi di me?», chiese lei. «Ti mostrerò qualcosa di bello», rispose, iniziando a condurlo per
mano con entusiasmo.
Murch non aggiunse altro, allungò solo il passo per starle dietro. Kenina teneva nel palmo un
piccola fiammella per far loro luce; l’accampamento era ormai lontano quando si fermò.
«Siediti, non temere. La sabbia ormai è fresca anche qui», disse incoraggiante.
Quando si fu accomodato, gli si sedette accanto e percepì il braccio di Kenina che sfiorava il
suo. Quasi non la vedeva perché aveva spento la fiamma e l’oscurità era pressoché totale.
«Alza lo sguardo», gli suggerì nel buio.
Murch lo fece e rimase senza parole. Il cielo era costellato da miriadi di stelle: ne poteva vedere
a occhio nudo più di quante ne avesse mai notate in tutta la sua esistenza e le costellazioni maggiori
sembravano dei fari in quell’oscurità.
«Ecco l’arciere di Te?net, qui si vede meglio che in qualsiasi altro luogo sulla terra. È a cavallo,
proprio come giriamo sempre noi, mentre incocca una freccia con l’Arco di Fuoco Distruttore. Quando
ero ragazzina l’ho ammirato miliardi di volte, sognando di poterlo fare. Chissà se l’intensità del mio
desiderio è giunta allo Spirito così forte da concedermi il dono. La prima volta che ho invocato l’Arco è
stato in battaglia, è successo all’improvviso, rammento che mio padre rimase a bocca aperta», raccontò
lei piena di entusiasmo.
«È uno spettacolo che toglie il fiato Kenina, grazie», rispose lui.
«Dai, prova a cercare qualcos’altro, io le troverei anche a occhi chiusi. Quando viaggiamo di
notte le usiamo per orientarci: me lo ha insegnato mio padre, facendomi cavalcare senza combaist in
modo da non avere altri riferimenti», suggerì lei.
Murch sollevò nuovamente lo sguardo e si concentrò sulla ricerca di qualche altra costellazione
per stupirla. Pochi secondi dopo percepì la testa di Kenina poggiarsi sulla sua spalla, un profumo
speziato e seducente gli invase i sensi. Note di bergamotto e vaniglia, unite al calore del suo respiro sul
collo. Una sensazione contrastante s’impossessò di lui: sapeva che gli sarebbe stato sufficiente voltare
la testa per incontrare quelle labbra morbide e si sorprese a desiderarlo, però l’immagine di Adraste
affollava i suoi pensieri. Si sentì un traditore. Kenina non sapeva nulla, gli aveva detto di essere libero
ma, anche se non aveva nessun legame, il suo cuore non lo era, almeno non del tutto.
«Kenina, io devo dirti una cosa», iniziò. Quel buio gli dava coraggio, era quasi come se fosse
solo e le parole uscivano con facilità. «Sei una donna molto bella e la tua compagnia mi piace, ma il
mio cuore appartiene a un’altra. Ti ho detto di non essere impegnato e non ti ho mentito, ma c’è una
ragazza di cui sono innamorato».
«Lo avevo capito dal modo in cui mi hai risposto. Quando giravamo per i giardini e ti ho
domandato se fossi impegnato hai esitato», lo sorprese Kenina.
«Non vi è mai stato niente tra noi e lei mi ha fatto capire chiaramente che non ha alcuna
intenzione di iniziare una relazione con me: è una guaritrice e io un guerriero, e non desidera che
abbandoni la mia vita per lei. Crede che in futuro le rinfaccerei la mia scelta, non ha fiducia in me. Ho
anche pensato che in realtà non sia interessata e la usi come scusa per non ferirmi, ciononostante non
riesco a non pensare a lei», terminò sincero.
Immaginava che Kenina si sarebbe alzata, che quel rapporto si sarebbe istantaneamente
raffreddato e se ne dispiacque. Lei gli piaceva davvero, più di quanto fosse disposto ad ammettere.
«Apprezzo la tua onestà, avresti anche potuto non dirmi nulla. Non desidero nessuna promessa
da te, voglio solo sapere come ti senti adesso», rispose lei, voltandogli il viso verso il suo.
Un cerchio di fuoco brillò intorno a loro, rischiarando il volto di Kenina così vicino al suo. Gli
occhi le brillavano al riverbero delle fiamme. Murch incrociò il suo sguardo e fece l’errore di spostare
l’attenzione sulla sua bocca. Il suo corpo decise per lui, si sporse verso Kenina sfiorandole le labbra, e
lei rispose al bacio lasciandosi andare tra le sue braccia. Murch aveva pensato di non sentire nulla,
invece il corpo di lei incollato al suo e la mano che lentamente risaliva la sua schiena sotto la tenuta da
riposo leggera lo facevano sentire coinvolto in modo inaspettato.
Kenina non era né inesperta né timida, ma la rispettava. Era una ragazza meravigliosa e si
dovette imporre di interrompere il bacio per il suo bene.
Lei lo scrutò interrogativa.
«Non senti niente?», gli chiese.
Avrebbe voluto dirle no e scoraggiarla, sarebbe stato giusto, ma non riuscì a mentirle.
«Mi dispiace, non avrei dovuto. Ma non posso dire di non aver provato nulla».
«Allora perché ti sei fermato?», domandò lei.
«Non cambia le cose, penso comunque ad Adraste», rispose sinceramente.
«Non voglio che la dimentichi. Voglio solo che tu sappia come ti sentiresti con me, con
qualcuno che ti vuole. Con il resto farai i conti dopo», lo sorprese lei.
«Non voglio prenderti in giro, Kenina, mi sento molto attratto da te, ma il mio cuore è altrove»,
disse, sciogliendo l’abbraccio con il quale ancora la teneva schiacciata contro il suo corpo.
«L’avresti fatto mentendo, ma io già sapevo ancora prima che tu parlassi. Mi permetterai di
starti accanto, fin quando sarai qui? Il rischio maggiore me lo prendo io e ne sono ben consapevole;
quando andrete via deciderai e non avrò nulla da rimproverarti», disse lei, dandogli un lieve bacio per
poi allontanarsi.
Sapeva di doverle dire di no, che quella cosa doveva finire lì, ma le vibrazioni che gli
trasmetteva Kenina andavano ben oltre le sue perplessità. Si costrinse a essere onesto con se stesso.
Non riusciva a reprimere il suo sentimento verso Adraste, ma desiderava comunque Kenina.
«Adoro la tua compagnia, non avrei voluto accadesse nulla tra noi poiché non sono certo di ciò
che sento. Dovrei dirti di no, eppure non riesco», ammise.
Kenina lo baciò ancora.
«A volte è necessario sbagliare per sapere cosa vogliamo davvero, magari alla fine di questo
viaggio ne rimarrai sorpreso anche tu. Adesso torniamo all’accampamento», rispose, alzandosi in piedi.
Quando le prime tende furono in vista, si fermò.
«Buonanotte, Murch», disse, accarezzandogli il volto.
Poi lo lasciò alle sue spalle, dirigendosi verso la tenda. La scia del profumo della sua pelle era
ancora nell’aria.
Murch si sdraiò sul sacco a pelo con la testa in subbuglio: cercava di mentire a se stesso,
dicendosi che si trattava solo di attrazione, che lui amava solo Adraste, ma il bacio di Kenina in realtà
lo aveva spiazzato. Aveva provato un coinvolgimento che non era disposto ad ammettere e un desiderio
che non poteva sapere se con Adraste fosse reale o solo frutto della sue fantasie. Lei non gli aveva mai
concesso così tanto.
Il sonno lo colse mentre era avvolto dall’aroma speziato della ragazza, impresso nella sua
camicia e nei suoi sensi.
Aidan sperava che Celine non fosse lì da molto tempo: sapeva che non era in pericolo, ma gli
dispiaceva farla aspettare. Non conoscendo il luogo, doveva prendere precauzioni per raggiungerlo
senza essere notato, e non poteva materializzarsi.
Il buio era totale nel deserto, ma si arrischiò a evocare il fuoco solo quando ormai il campo era
nascosto dal vulcano: da lì nessuno avrebbe potuto vedere il riverbero della flebile luce che stava
usando. Notò facilmente il cactus indicatogli da Celine e si mise a tastare la roccia in cerca
dell’apertura. Una volta trovata, s’infilò dentro.
Celine era seduta su una piccola sporgenza, lo stava aspettando. Un sorriso radioso le si dipinse
sul volto quando lo vide. Aidan quasi non notò la meraviglia di quel luogo segreto, troppo preso dalle
emozioni che lo rapivano ogni volta che lo guardava in quel modo. Negli occhi di Celine si vedeva
come avrebbe voluto essere. La tensione della giornata appena trascorsa lo invase di nuovo e si
precipitò da lei, il suo sguardo fu eloquente manifestazione di come si stava comportando: solitamente
era lei a buttarglisi tra le braccia, non era abituata a vederlo così.
Le prese il viso tra le mani, baciandola quasi con foga, e lei, senza esitazione, ricambiò. Il bacio
divenne più intimo, Celine si strinse a lui incrociandogli le gambe dietro la schiena, le braccia avvolte
attorno al collo, le mani che gli accarezzavano i capelli. Quella prossimità era già troppa, ma quella
sera aveva davvero bisogno di lei: le riflessioni su ciò che aveva fatto avevano reso chiaro che aveva
messo da parte ciò che sapeva fosse giusto, a discapito di ciò che sentiva per lei. Quell’appartenenza,
quando fosse venuta a mancare, gli avrebbe eroso il cuore.
Le lasciò il viso, facendo scorrere le mani sulle sue braccia nude, accarezzandole lentamente per
poi fermarsi in vita, e stringerla ancora di più a sé. Celine s’inarcò verso di lui, i loro corpi erano
incollati, divisi soltanto da leggeri strati di stoffa. Le mani di lei iniziarono a vagare sotto la sua
camicia, lo accarezzava lentamente. Sapeva di doverla fermare, ma era troppo bello sentire le sue mani
su di sé, non riusciva a interrompere quel momento, l’importante era tenere sotto controllo se stesso.
Voleva che lei facesse ciò che sentiva, perché forse, presto, non lo avrebbe più guardato.
“Tutto questo la ucciderà, lo sai. Lasciala immediatamente!”, tuonò una voce.
Aidan si staccò bruscamente da Celine, voltando la testa da tutte le parti in cerca dell’origine di
quel richiamo.
«Aidan, così mi spaventi!», esclamò Celine.
Aveva sentito di nuovo quella voce nella sua mente, com’era già successo a Gallaibh e prima
ancora nel Regno dell’Aria. Doveva dirlo a Celine.
«Scusami», disse, scostandosi da lei e rinfilandosi i lembi della camicia nei pantaloni.
Celine lo guardò ferita.
«Sarei io a dovermi scusare: come sempre esagero», disse, voltando la testa.
Aveva interpretato il suo gesto come un rifiuto e ne era evidentemente umiliata.
«Celine, io volevo che tu mi toccassi, non pensare di aver fatto qualcosa che non desideravo. Ti
ho spinto io in quella direzione questa sera e l’ho fatto volutamente», sussurrò, prendendole il viso tra
le mani.
Lei gli restituì uno sguardo incerto, non gli credeva.
«Devo confessarti una cosa».
«Parlami allora, dimmi perché sei scattato in quel modo», lo spronò lei.
«A volte, quando siamo così vicini, io sento delle voci che m’ingiungono di allontanarmi da te,
dicono che quello che facciamo ti ucciderà, che non devo toccarti. Ogni volta sembra ci sia qualcuno
con noi, le sento chiaramente come se la presenza fosse nella stanza, ma quando mi guardo attorno ci
siamo solo io e te. Mi spaventa, Celine, temo che non stiamo facendo la cosa giusta, che per colpa mia
possa accaderti qualcosa», spiegò brevemente.
«Non mi accadrà nulla se starai vicino a me, senza di te sarei ancora in un letto sospesa in un
limbo nero», lo rassicurò Celine.
«Forse, o magari, se avessi accettato, non sentiresti più nulla per me, il tuo cuore sarebbe
conservato per chi ne ha diritto», rispose lui.
«Aidan, io non rinuncerò mai a te», disse convinta.
Quello sguardo lo incendiava, il modo in cui lo diceva era così reale che stentava a non
crederci, ma il Prescelto avrebbe richiamato il suo posto quando si fosse manifestato. Celine poteva
promettergli ciò che voleva, ma non sarebbe potuta sfuggire alla profezia.
«Anche io devo dirti una cosa. Mi costa fatica perché so che cosa mi dirai, ma mi fido di te»,
iniziò Celine, tenendo lo sguardo fisso nel suo. «Credo gli Spiriti vogliano punirci e separarci, anche
queste voci che senti penso siano loro: la prova che mi hanno imposto nel Regno dell’Aria sta
continuando. Prima ho mentito, io non ho sentito niente qui al Vulcano», disse.
Aidan accusò immediatamente il colpo. Era solo colpa sua se le cose stavano andando così: gli
Spiriti non avevano accettato di buon grado il rifiuto di Celine e adesso non le concedevano udienza.
Nel momento in cui lui aveva deciso di salvarla era passato sopra la loro volontà. Ripensò a Celine
pallida e morente in quel letto, e una rabbia cieca lo travolse: nessuno, nemmeno gli Spiriti avrebbero
potuto farla soffrire in quel modo, non fino a quando lui fosse stato vivo.
Celine gli prese il viso tra le mani, lo sguardo carico di preoccupazione.
«Aidan, so a cosa stai pensando. Se tu adesso non stessi con me sarebbe diverso, gli Spiriti mi
parlerebbero ancora: forse è vero o forse no. Magari non in tutti i Regni le cose saranno uguali, oppure
quando finirò il giro accadrà qualcosa. Sicuramente ce l’hanno con me, ma non lasceranno che Fàs
deturpi questo luogo pur di costringermi a obbedire. Tentare di piegarmi al loro volere è quello che
stanno mettendo in atto adesso. Io non voglio cedere e non voglio stare senza di te, ti prego...», lo
supplicò.
Non avrebbe potuto nemmeno volendolo con tutto se stesso mettere fine al rapporto con lei.
«Vorrei davvero essere perfetto e buono come mi vedono i tuoi occhi, Celine. Quando mi
guardi, io mi sento un altro. E no, non voglio porre fine a tutto questo. Oggi sono stato in pena tutto il
giorno per ciò che ho fatto: ti ho aiutato, appena la luce è diventata così forte da ferire gli occhi mi sono
materializzato al tuo fianco, per poi allontanarmi quando tutto è finito. Non l’ho fatto per salvare il
Regno, il fiume, le persone. L’ho fatto per te, per averti per me. Ho temuto che se fossi stata male tutti
avrebbero sospettato qualcosa, ho avuto il terrore che iniziassero a tenerti d’occhio e non volevo
rischiare che ci scoprissero. Io non voglio stare senza te. Tutto ciò che ero prima, i miei principi, le mie
convinzioni, sono bruciate quella notte, in quella piccola infermeria. Quando ho preso le tue mani tra le
mie, quando ti ho guarito, sapevo già che sarei andato contro il volere degli Spiriti, ma non avrei potuto
tollerare un secondo di più lo stato in cui ti tenevano. In quel momento ho scelto te. Te, prima tutto.
Sono precipitato dentro ciò che provo, ne farò a meno solo quanto sarai tu a volerlo», ammise, mentre
la teneva stretta a sé.
Lei lo guardò meravigliata, non si aspettava quell’ammissione. Una lacrima le bagnò il viso.
«Perdonami, Celine, sbagliando sto facendo sbagliare anche te», disse, stringendosi a lei.
«Sono la prima a mettere da parte ciò che dovrei essere perché voglio te. Come può essere
sbagliato ciò che ci lega, la luce che ci unisce, quello che proviamo l’uno per l’altra? Troveremo una
soluzione, Aidan, nessuna profezia m’impedirà di farlo», rimarcò Celine.
La sua convinzione era tale che a volte sembrava una possibilità reale anche per lui.
Se al mondo esisteva qualcuno capace di rivoltare tutto ciò in cui la sua razza credeva, quel
qualcuno era certamente Celine.
...
.
....
FINE Parte 1.